Roma, sfratto incombente per i recuperatori di metalli


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Contenuto a cura di Airmet – Associazione Nazionale Recuperatori Metalli

«Dei 14 siti indicati dal Comune come idonei a delocalizzare le nostre imprese, solo uno, probabilmente, è realmente adatto. Siamo tornati indietro di 20 anni. Con la differenza che stavolta non investiremo in progetti, peraltro passibili di denuncia, per poi vederci nuovamente negare la possibilità di delocalizzare». È il rappresentante dei recuperatori, il presidente Airmet, l’ingegnere Nicola Giovanni Grillo, a illustrare i dati emersi da uno studio realizzato da consulenti specializzati incaricati dall’Associazione di realizzare studi di idoneità sull’elenco dei 14 siti proposti dal Comune a recuperatori e autodemolitori per la delocalizzazione dei loro impianti.

«Il Comune – prosegue Grillo – ci ha chiesto progetti definitivi senza tuttavia dare ai progettisti la possibilità di accedere ai siti, esponendo così i professionisti a una denuncia per falso ideologico. Siamo alle comiche. Ogni volta siamo costretti a relazionarci con il Ponzio Pilato di turno che propina false soluzioni a veri drammi». Aprile rimane la data entro la quale lo sfratto agli storici impianti della Capitale diverrà esecutivo. Nel frattempo Airmet ha chiesto un tavolo di concertazione tra Comune e Regione perché i rispettivi Enti si facciano carico del problema e decidano chi tra i due debba rilasciare autorizzazioni a continuare a lavorare, nelle more di una delocalizzazione che potrà essere realizzata solo quando sarà sottoscritta da tutte le Istituzioni preposte, la possibilità di trasferire i 102 impianti presso siti che non siano sottoposti ad alcun tipo di vincolo.

«La nostra speranza – aggiunge il presidente – è che anche la Prefettura si interessi alla questione e apra un ombrello che protegga gli imprenditori da controlli e denunce che continuano a piovergli addosso senza che tuttavia gli venga data la possibilità di adeguarsi alla normativa, mettendo alla gogna un intero comparto produttivo, fonte di lavoro per migliaia di persone». Controlli rispetto ai quali l’Associazione ha anche costituito un Gruppo di coordinamento che raccolga, analizzi e valuti tutti i controlli e i relativi esiti, fin’ora avvenuti. «Le nostre attività – chiosa Grillo – sono alla mercè di ogni forza di polizia che la mattina si attiva e pone i sigilli a sorte. Vent’anni anni di sacrifici e investimenti, vanificati da una pessima gestione amministrativa e dalla totale assenza di coordinamento tra le Istituzioni competenti che ora, giocano a passarsi la palla a nostre spese». Se dal tavolo di confronto tra Regione e Comune non verrà fuori una soluzione definitiva, l’Associazione dei Recuperatori sarà costretta ad organizzare nuove forme di protesta.

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