Carta, dalla crisi energetica al ruolo del consorzi: partiti a confronto

Dal tetto al prezzo del gas al PNRR, passando per le nuove politiche europee sugli imballaggi: le forze politiche protagoniste del digital talk promosso da Federazione Carta e Grafica e Comieco tracciano le direttrici dell’Italia che verrà, con un’attenzione particolare ai destini delle filiere del riciclo. A partire da quella della carta, tra le più colpite dal caro bollette

Crisi energetica, ma anche attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e posizionamento dell’Italia sui principali dossier europei in materia di rifiuti ed economia circolare, a partire dalla imminente revisione della direttiva sugli imballaggi. Su Ricicla.tv le forze politiche protagoniste del digital talk promosso da Federazione Carta e Grafica e Comieco tracciano le direttrici dell’Italia che verrà, con un’attenzione particolare ai destini delle filiere del riciclo. A partire da quella della carta, tra le più colpite dal caro bollette. “La filiera della carta rappresenta 25 miliardi di euro di fatturato, l’1,4% del Pil ed è un settore che non si è fermato nemmeno durante la pandemia, perché considerato essenziale – ricorda il direttore generale di Federazione Carta e Grafica Massimo Medugno – oggi ci troviamo in una situazione paradossale: siamo essenziali ma non riusciamo a girare come vorremmo”. Perché i costi dell’energia sono alle stelle e l’80% delle imprese di settore ha già ridotto o interrotto le lavorazioni. “L’aumento del prezzo del gas e dell’energia in generale ha generato una situazione critica – aggiunge Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco – tanto critica che se dovessero interrompere l’attività le cartiere o gli impianti di selezione ci ritroveremmo sotto il profilo ambientale con danni rilevantissimi“. Ovvero privi di una collocazione certa per le 10mila tonnellate di carta e cartone che ogni giorno vengono raccolte in maniera differenziata.

La domanda è: come far fronte al caro bollette e tenere il passo delle ambiziose politiche europee in materia di economia circolare, rispetto alle quali la filiera cartaria rappresenta oggi una autentica best practice? In cima alla lista delle priorità c’è naturalmente la questione energetica. Tutti d’accordo sulla necessità di porre nell’immediato un tetto al prezzo del gas a livello europeo, mentre sui possibili mix energetici a lungo termine emergono tra i vari schieramenti le ben note differenze. Comprese quelle relative al potenziale contributo della termovalorizzazione. “I rifiuti sono una risorsa – dice Alessandra Gallone, senatrice di Forza Italia – per produrre da un lato energia e dall’altro materia prima seconda”. “Se avviassimo a termovalorizzazione tutti i rifiuti che produciamo – ribatte la senatrice cinquestelle Emma Pavanelli – avremmo a malapena il 5% delle energia che ci serve”.

Venendo all’economia circolare, spazio al confronto sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che con i suoi bandi da 2,1 miliardi di euro, di cui 150 milioni proprio per il settore della carta, può essere un booster della transizione. Serve però garantirne la messa a terra, per Italia Viva e Forza Italia anche prevedendo la possibilità di rimodulare i bandi alla luce del caro materiali alimentato dall’inflazione. “Non va cambiato l’impianto del PNRR, ma va prevista la possibilità di rinegoziare i bandi ai quali hanno partecipato imprese ed enti locali” dice l’On. Maria Chiara Gadda di Italia Viva. Per Alessia Rotta, presidente PD della Commissione ambiente della Camera, il PNRR non va modificato, vanno invece fatte funzionare le sue riforme. A partire dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti. “Che ha dei principi molto chiari – dice – quelli della territorialità. Tutte le regioni devono dotarsi degli impianti essenziali, compreso il termovalorizzatore di Roma, senza i quali i rifiuti continuano a finire in discarica o a viaggiare verso altri paesi”.

Un PNRR che, tra riforme e investimenti, dovrà contribuire a tenere il passo degli ambiziosi obiettivi europei sull’economia circolare. La filiera della carta, dal canto suo, ha già raggiunto con un decennio di anticipo il target dell’85% di riciclo al 2030 ma all’orizzonte c’è la imminente revisione della direttiva europea sugli imballaggi. Che come già accaduto nel caso della direttiva SUP sulle plastiche monouso sembra destinata a porre l’accento sulla riutilizzabilità piuttosto che sulla riciclabilità del packaging. Quale sarà il posizionamento del futuro governo su un tema tanto delicato? “Riuso e riciclabilità sono due strategie importanti – dice l’On. Alessia Rotta – credo ci sia da calibrare in maniera intelligente le future politiche”. Per Alessandra Gallone “la sostenibilità non passa per gli steccati ideologici”, e anche per Maria Chiara Gadda “serve una linea d’indirizzo che non veda contrapposti in maniera ideologica il tema del riciclo e quello del riuso”. “Serve essere più presenti in Europa quando si definiscono dossier così importanti – aggiunge la Sen. Pavanelli, secondo cui – dobbiamo incentivare il riuso dove possibile” ma anche fare attenzione ai potenziali effetti collaterali generati dalle regole UE. “Credo che anche l’Europa – ha aggiunto – si sia resa conto che per molti prodotti vietati dalla SUP oggi ci troviamo invasi da oggetti provenienti dall’estero in materiali come carta o bambù che non offrono la minima garanzia sulla sostenibilità o meno delle modalità di produzione”.

Sempre in tema di politiche di supporto alla transizione verso l’economia circolare, massima convergenza tra le forze politiche sulla centralità dei sistemi di responsabilità estesa del produttore. A partire da quelli degli imballaggi. “I consorzi sono realtà indispensabili – spiega Gallone – sia all’interno delle filiere, sia per creare i giusti rapporti con i decisori politici”. “Il sistema Conai ha avuto il merito di costruire un rapporto positivo e produttivo con i territori – aggiunge Rotta – e per questo credo che vada rafforzato“. “Credo che in prospettiva – sottolinea Gadda – il ruolo dei consorzi, non solo nel loro legame con i territori ma anche con il mondo produttivo del nostro Paese, sia fondamentale per far fare i necessari passi in avanti anche alle regioni che non hanno raggiunto i livelli di eccellenza medi che l’Italia ha saputo esprimere”. Un sistema, quello dei consorzi per il riciclo degli imballaggi, che oggi va protetto anche e soprattutto tutelando le imprese di filiera dai morsi feroci del caro energia. “Con la forte crisi energetica stiamo rischiando anche una crisi rifiuti – ricorda la senatrice pentastellata Pavanelli – speriamo che gli aiuti alle imprese arrivino quanto prima per poter garantire un servizio importantissimo per il nostro Paese, che nel caso della carta ci ha permesso di raggiungere il primato a livello europeo”.

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