Piano ecoballe: i dubbi della Commissione ecomafie


ECOBALLE

Dopo aver infiammato per giorni l’aula di Montecitorio, il dibattito sullo smaltimento delle ecoballe si è spostato di qualche centinaio di metri approdando a Palazzo San Macuto, dove la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha ascoltato il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Nel corso del colloquio, durato poco più di un’ora, De Luca ha fatto il punto sullo stato di salute del ciclo rifiuti in regione, con riferimento particolare ai ritardi contestati dall’Europa nelle sentenze di condanna del dicembre 2014 (bonifica delle discariche abusive) e del luglio 2015 (impianti per il trattamento dei rifiuti urbani), entrambe con il loro carico di sanzioni multimilionarie.

A tenere banco, però, è stata soprattutto la discussione sul piano definitivo per lo smaltimento di cinque milioni di tonnellate di pattume imballato. «Le ecoballe sono un grande problema ambientale che sporca l’immagine dell’Italia nel mondo. Dobbiamo affrontarlo ora, o non lo risolveremo mai» ha detto De Luca, annunciando un protocollo d’intesa con la Prefettura per garantire la sicurezza nel corso delle operazioni di bonifica dei siti di stoccaggio. «Chiederemo il controllo militare dei cantieri. Partiremo a breve con le operazioni di rimozione delle ecoballe – ha detto – dobbiamo fare in modo che le imprese possano lavorare tranquille».

De Luca ha illustrato nel dettaglio ai commissari il piano straordinario di smaltimento delle ecoballe approvato dalla Giunta regionale lo scorso dicembre, che prevede la riapertura delle balle, il loro riprocessamento finalizzato al recupero di materia riciclabile ed alla produzione di combustibile, e lo smaltimento delle frazioni non recuperabili in discariche da realizzare nelle cave dismesse. «L’aspetto progettuale della prospettiva illustrata dal governatore De Luca è condivisibile, ma la sua efficacia va verificata nel tempo» ha dichiarato il Presidente della Commissione Alessandro Bratti. Secondo indiscrezioni trapelate a margine dell’audizione e raccolte da Ricicla, in realtà la Commissione nutrirebbe forti dubbi sull’efficacia del piano presentato dall’ex sindaco di Salerno.

Le perplessità riguarderebbero principalmente i tempi necessari a portare a termine l’intera operazione (che De Luca in audizione ha stimato in 2-3 anni, «se corriamo e riusciamo a non distrarci» ha precisato) e l’effettiva possibilità di recuperare materia riciclabile dalle balle. Del resto, anche Palazzo Santa Lucia ha rivisto al ribasso le stime sulla percentuale di materia riutilizzabile (principalmente metalli e plastiche) che dovrebbe venir fuori dal riprocessamento delle ecoballe, passando dall’ottimistico 40% ipotizzato nel documento programmatico pubblicato ad agosto al più prudente 25-35% stimato nel piano definitivo. Il timore di alcuni membri della Commissione invece – emerso a microfoni spenti – è che difficilmente si possa riuscire a superare il 10% e che la quota maggiore di materia derivante dallo spacchettamento delle balle finirà inevitabilmente per essere conferita nelle nuove discariche.

Rispondendo alle domande dei membri della ‘ecomafie’, il governatore ha poi confermato il suo ‘no’ a nuovi inceneritori, dichiarando di voler puntare sull’apertura di undici nuovi impianti di digestione anaerobica dei rifiuti organici. Buoni propositi che difficilmente riusciranno a bloccare l’emorragia delle sanzioni europee per le inefficienze del ciclo regionale, se non supportati da un Piano rifiuti che risulti credibile agli occhi di Bruxelles. A più di sei mesi dalla sentenza di condanna del luglio 2015, però, il nuovo Piano ancora non c’è, mentre continuano ad accumularsi le sanzioni quotidiane inferte dai giudici della Corte di Giustizia Ue: 120mila euro al giorno, per un totale – aggiornato al 16 gennaio – di 21 milioni di euro, da aggiungersi ai 20 già versati nelle casse di Bruxelles a titolo di sanzione forfettaria.

Quanto alle discariche abusive mai bonificate oggetto della condanna del dicembre 2014, l’ex sindaco di Salerno ha spiegato che la titolarità del risanamento dei siti è in capo alle singole amministrazioni comunali e che «in alcuni comuni i lavori sono in via di completamento mentre in altri – ha detto De Luca – siamo più in ritardo ma l’operazione di bonifica è in corso». Quello che De Luca non dice, però. è che i soldi che hanno fin qui alimentato le bonifiche sono ufficialmente finiti, e le operazioni non potranno ripartire se prima non saranno stati individuati nuovi canali di finanziamento. Per risanare gli sversatoi fuorilegge (48 a dicembre 2014, divenuti poi 46 a luglio 2015) erano infatti stati stanziati 61 milioni a valere su fondi europei del ciclo Por 2007-2013, da spendere entro e non oltre il 31 dicembre 2015.

Per portare a termine le restanti 46 bonifiche, insomma, bisognerà trovare i soldi da qualche altra parte. E a farlo dovrà essere la Regione, come confermato anche nel Documento di Economia e Finanza Regionale (Defr) 2016, approvato lo scorso dicembre in Consiglio regionale, dove a pagina 119 si legge: “Gli interventi non completati entro il 31 dicembre 2015 dovranno trovare adeguata copertura in risorse regionali ovvero nazionali\comunitarie al fine di garantire il completamento dei lavori entro breve termine al fine del definitivo superamento della sanzione comunitaria”. Sanzione che, è bene ricordarlo, ammonta a più di 9 milioni di euro per ogni sei mesi di ritardo, in aggiunta agli 8 milioni già versati a titolo forfettario.

 

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