Alla tavola rotonda convocata dalla Commissione europea, Jessika Roswall lega la Water Resilience Strategy al futuro Circular Economy Act. “Rafforzare la resilienza idrica significa rafforzare la competitività dell’Europa”. Per Francesco Fatone il nodo non è tecnologico, ma di governance: “L’Europa non ha un gap tecnologico, ha un gap di pianificazione e implementazione”
L’acqua al centro della politica industriale europea. Non più solo risorsa naturale da proteggere, ma infrastruttura essenziale per competitività, autonomia e transizione energetica. Una risorsa strategica ma sempre più scarsa, da gestire per questo secondo i principi dell’economia circolare e con un approccio integrato che superi le barriere gestionali e regolatorie tra i settori che ne hanno bisogno: industria, agricoltura e sviluppo urbano. È il messaggio emerso dalla tavola rotonda di alto livello ‘Water and Circular Economy’ convocata il 18 giugno 2026 dalla Commissione europea e presieduta dalla commissaria all’economia circolare competitiva Jessika Roswall.
L’incontro ha riunito rappresentanti di industria, utility, ricerca, società civile, operatori del riuso idrico, mondo agricolo, energia e istituzioni europee, in un confronto che si colloca tra due dossier chiave della nuova agenda ambientale e industriale dell’Ue: la Strategia europea per la resilienza idrica e il futuro Circular Economy Act.
La premessa politica è netta: la resilienza idrica e l’economia circolare non possono più essere trattate come capitoli separati “ma per costruire un’Europa più sostenibile, competitiva e resiliente dobbiamo considerarle insieme”, ha dichiarato Roswall a margine della tavola rotonda. Per la commissaria “l’acqua non è solo una risorsa che dobbiamo proteggere. È anche una risorsa che possiamo utilizzare in modo più efficiente, riutilizzare e recuperare”. Acque reflue e flussi idrici industriali, ha aggiunto, “contengono materiali preziosi, nutrienti ed energia che possono sostenere un’economia più circolare e ridurre la pressione sulle risorse primarie”.
Il punto, per Bruxelles, è anche economico, con l’Ue chiamata a far fronte da un lato alla crescente scarsità della risorsa – il 34% dell’Ue è interessato da fenomeni di carenza idrica – e dall’altro all’aumento della domanda legato anche allo sviluppo dell’industria delle clean tech e del digitale. “L’acqua è essenziale per le tecnologie pulite, i processi industriali e i sistemi energetici resilienti. Rafforzare la resilienza idrica significa quindi rafforzare la competitività e la preparazione dell’Europa”, ha affermato Roswall. L’obiettivo, in questa fase, è “individuare le barriere che ancora impediscono alle soluzioni circolari di crescere su scala e creare le condizioni giuste per investimenti, innovazione e un mercato unico più forte per la circolarità”.
Il margine di crescita della circular water economy europea è tutto nei numeri. Sul piano del riutilizzo delle acque depurate, ad esempio, secondo il Joint Research Centre, il potenziale tecnico nell’Unione europea sarebbe di sei volte superiore rispetto all’attuale miliardo di metri cubi che viene trattato e destinato a nuovi usi agricoli o industriali. Una quota che, secondo l’European Environment Agency, pesa ancora solo per lo 0,3% dei prelievi idrici complessivi dell’Ue. La base infrastrutturale, tuttavia, esiste: nel 2022 l’81% della popolazione Ue era collegato almeno a un trattamento secondario delle acque reflue, indispensabile per preparare la risorsa al riutilizzo.
Secondo Francesco Fatone, professore al Politecnico delle Marche e uno dei principali esperti europei di gestione efficiente e circolare dell’acqua, i veri ostacoli alla resilienza idrica non sono tanto di natura tecnologica quanto regolatoria e gestionale. “Le tecnologie – ha chiarito nel corso della tavola rotonda – sono già disponibili. digital twins, intelligenza artificiale, sensoristica, earth observation e sistemi avanzati di supporto alle decisioni consentono oggi di gestire in modo integrato i flussi di acqua, energia e materiali. Il vero ostacolo – ha spiegato – è nella frammentazione della pianificazione strategica, della governance e della programmazione finanziaria”.
Secondo Fatone “acqua, energia, industria, agricoltura e sviluppo urbano continuano spesso a essere gestiti attraverso politiche e strumenti separati, mentre i cambiamenti climatici richiedono una visione integrata e di lungo periodo”, ha osservato. Una criticità che diventa particolarmente rilevante per le filiere strategiche europee. “Idrogeno, semiconduttori, batterie, microelettronica e data center dipendono sempre più da forniture idriche affidabili e di qualità elevata. In questo quadro, la resilienza idrica diventa parte integrante delle politiche industriali e della competitività europea”.
Una delle risposte, se non la risposta principale, deve arrivare dalle simbiosi urbano-industriali: la possibilità di valorizzare acqua depurata, energia e risorse recuperate creando ecosistemi circolari tra città e industrie, ha spiegato Fatone, deve guidare le politiche di sviluppo con un approccio trasversale e integrato tra settori. Anche in questo caso, tuttavia, le esperienze disponibili mostrano che le barriere principali non sono tanto tecnologiche, quanto regolatorie e istituzionali. “L’Europa non ha un gap tecnologico. Ha un gap di governance, pianificazione e implementazione”, ha concluso Fatone.





