È scomparso Valter Facciotto, direttore generale di Conai dal 2010 al 2024 e figura chiave nello sviluppo del modello italiano di riciclo degli imballaggi. Nell’ultima intervista con Ricicla.tv l’invito a tenere accesi i riflettori sulla qualità della raccolta differenziata, “che deve servire a rimettere i materiali nel ciclo produttivo. Altrimenti diventa un’operazione inutile”
Addio a uno dei protagonisti assoluti del percorso italiano verso le vette europee della raccolta e riciclo degli imballaggi. È scomparso oggi Valter Facciotto, direttore generale di Conai dal 2010 al 2024 e tra i principali attori della crescita del sistema consortile e dello sviluppo della raccolta differenziata, “soprattutto nelle regioni del sud” come aveva raccontato nel maggio 2024 a Ricicla.tv, lasciando l’incarico dopo quattordici anni alla guida del consorzio. Parole che sintetizzano un percorso professionale intrecciato alla storia stessa di Conai e al consolidamento di un modello che ha contribuito a fare dell’Italia una best practice dell’economia circolare applicata alla gestione del packaging. Dal 2024 era presidente della Fondazione ReMade.
La sua lunga esperienza, ha ricordato Conai, ha rappresentato un passaggio decisivo nella storia del consorzio e nello sviluppo delle sue attività. Nei quattordici anni alla guida della struttura di via Pompeo Litta ha contribuito al rafforzamento del modello nazionale di gestione ambientale, accompagnandone l’espansione territoriale e il consolidamento industriale con uno stile riconosciuto per sensibilità, equilibrio e capacità di dialogo. In questo momento tutto ConaiI, il Consiglio di amministrazione, il Collegio dei sindaci, l’Organismo di vigilanza, i consorzi di filiera e la Fondazione ReMade si uniscono al cordoglio della famiglia.
Quando nel maggio 2024 aveva lasciato l’incarico, Facciotto aveva ripercorso in una lunga intervista a Ricicla.tv le tappe di un percorso che considerava anzitutto collettivo. “Bisogna riconoscere il valore dell’idea, nata ormai tanti anni fa da parte dell’allora ministro dell’Ambiente Ronchi, alla base di questo sistema e soprattutto del suo successo: il fatto di lasciare al mondo industriale la possibilità di organizzarsi per raggiungere gli obiettivi di riciclo e di recupero degli imballaggi”. In quelle parole emergeva l’orgoglio per un modello capace di coniugare responsabilità estesa del produttore, collaborazione con i Comuni e risultati ambientali misurabili.
Facciotto aveva rivendicato con forza l’efficacia del sistema italiano, cresciuto nel tempo fino a posizionare il Paese ai vertici europei per riciclo e recupero degli imballaggi. “Siamo al secondo posto dopo la Germania”, aveva ricordato con orgoglio, sottolineando come la raccolta differenziata sia diventata non solo una pratica diffusa, ma un vero e proprio valore condiviso. Un valore difeso anche nella dura interlocuzione con l’Unione europea sul nuovo regolamento imballaggi. “Abbiamo cercato di dimostrare – e credo con successo – che un sistema come il nostro, diverso da quelli prevalenti nel Nord Europa, ha un valore specifico”, aveva detto.
Mai sugli allori, parlando alla nostra testata Facciotto aveva invitato a tenere il focus sulle sfide ancora aperte, a partire da quella della qualità. “La raccolta – aveva detto – deve essere di qualità, perché deve servire a rimettere nel ciclo produttivo ciò che viene raccolto. Se non è di qualità diventa un’operazione praticamente inutile“.
Tra i passaggi più significativi della sua esperienza, il contributo dato allo sviluppo del riciclo nel Mezzogiorno. “In modo particolare in Campania”, aveva aggiunto. “Negli anni dell’emergenza rifiuti, coi cassonetti stracolmi e traboccanti sulla strada insieme alla Protezione civile organizzammo un sistema di raccolta dedicato per gli imballaggi che ha permesso il superamento di quella situazione”. Da quell’esperienza, ricordava, sono nati percorsi che hanno portato diverse aree del Centro-Sud a raggiungere livelli di raccolta differenziata e qualità paragonabili a quelli del Nord.
Nel congedarsi dalla direzione generale, aveva espresso fiducia nella continuità del lavoro avviato, augurando “i migliori successi” ai colleghi e alla nuova dirigenza, certo che le iniziative per il rafforzamento del sistema e per il Sud sarebbero proseguite. Oggi quelle parole suonano come un testamento professionale: la convinzione che il modello consortile italiano, costruito nel dialogo tra imprese e istituzioni, rappresenti una leva strategica non solo per la gestione dei rifiuti, ma per la competitività e la decarbonizzazione del sistema industriale.


