Il report “Un mondo in equilibrio 2025” elaborato dal Capgemini Research Institute ha raccolto testimonianze in tutto il mondo: “L’82% delle organizzazioni prevede di aumentare gli investimenti per la sostenibilità ambientale nei prossimi 12 -18 mesi”
“Le organizzazioni di tutto il mondo si trovano a un punto cruciale nel loro percorso verso la sostenibilità”, a dirlo è il report “Un mondo in equilibrio 2025: sbloccare la resilienza e il valore a lungo termine attraverso l’azione ambientale” giunto alla quarta edizione ed elaborato dal Capgemini Research Institute.
“Nonostante l’impegno per la sostenibilità rimane forte, le crescenti aspettative dei consumatori, i rischi climatici e le pressioni geopolitiche, economiche e operative stanno mettendo a dura prova il ritmo e la portata del progresso” si legge nel testo realizzato dopo aver raccolto dati e testimonianze da 2.146 dirigenti senior di 716 importanti organizzazioni in 13 paesi e su un sondaggio globale condotto su 6.566 consumatori.
In base alle informazioni raccolte nel paper, l’82% delle organizzazioni intervistate prevede di aumentare gli investimenti in sostenibilità ambientale nei prossimi 12 – 18 mesi (numeri in crescita rispetto al 74% del precedente rapporto), inoltre il 92% non ha rivisto le proprie tempistiche per raggiungere l’obiettivo zero emissioni nette.
Passando però dall’ambizione all’azione emergono le prime criticità. Secondo il rapporto, infatti, solo il 21% delle organizzazioni ha sviluppato “piani di transizione dettagliati” che comprendono obiettivi intermedi e distribuzione strategica dei fondi. Allo stesso tempo aumenta lo scetticismo dei consumatori. Il 62% ritiene che sia molto diffuso il greenwashing, e cioè un’attenzione all’ambiente superficiale e ‘di facciata’, un dato in netto aumento. Nel report del 2024 il dato era di poco superiore al 50% (52) ed era al 33% nel 2023.
La poca fiducia dei consumatori si riflette anche nelle risposte date dai dirigenti: due su tre, il 67%, affermano di essere sottoposti a pressioni crescenti per quanto riguarda l’azzeramento delle emissioni nette. La sostenibilità è realmente vista come un “ un motore di valore aziendale e una strategia fondamentale per il futuro”, e per il 49% degli intervistati gli investimenti hanno già realizzato un ritorno positivo a un ritmo più veloce rispetto agli investimenti tradizionali. “La sostenibilità è anche considerata una leva strategica a lungo termine – si legge nel report – il 75% dei dirigenti afferma che è fondamentale per i propri sforzi di adattamento al futuro”.
Secondo il report “l’adattamento climatico è sotto i riflettori, ma l’attuazione è in ritardo. Con l’aumento della gravità e della frequenza degli impatti climatici, le organizzazioni ne risentono”: e si segnalano interruzioni soprattutto nelle catene di approvvigionamento e nella produzioni. “Molti dirigenti considerano le loro organizzazioni ‘ben preparate’, ma solo il 38% ha aggiornato le infrastrutture, il 31% ha spostato i fornitori o la produzione in regioni meno vulnerabili al clima e il 26% ha riprogettato i prodotti”, tutto questo, si legge nel documento, “segnala una discrepanza tra la prontezza percepita e la resilienza effettiva”.
Il testo, infine, consiglia una serie di buone pratiche da portare avanti per migliorare la percezione della transizione in corso e anche una sua più rapida attuazione concreta come ad esempio “rafforzare la credibilità delle azioni per il clima attraverso misure a breve termine, costruire la fiducia dei consumatori con messaggi intuitivi, passare dalla strategia all’esecuzione nell’adattamento climatico, aumentare la circolarità per ridurre la dipendenza dalle risorse, investire in infrastrutture di nuova generazione per migliorare la resilienza”, e poi “abilitare il progresso della sostenibilità attraverso sistemi di dati robusti e un’intelligenza artificiale responsabile”.


