Calce e malte: rinnovabili, riciclo e ricarbonatazione guidano la transizione

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Redazione Ricicla.tv
16/03/2026

Nel biennio 2023-2024 la filiera italiana della calce e delle malte consolida il proprio modello circolare e riduce le emissioni climalteranti. Secondo il bilancio di sostenibilità di CAMA nel 2024 il 94,7% dei rifiuti è stato avviato a recupero e le emissioni complessive sono diminuite del 5%. A sostenere la decarbonizzazione, si legge, è anche la capacità della calce di assorbire CO2 dall’atmosfera


Sfruttare le leve dell‘energia rinnovabile e dell’economia circolare, ma anche la natura stessa di materiali e prodotti, per ridurre l’impronta ambientale e climatica del settore. È lungo queste tre direttrici che l’industria italiana della calce e delle malte sta sviluppando la propria transizione verde. Un tassello importante nel percorso di riduzione dell’impronta ambientale dell’edilizia e delle costruzioni. Un comparto che resta tra quelli a maggiore impatto materiale e climatico, ma che negli ultimi anni è anche tra i più impegnati nella ricerca di soluzioni per mitigarlo. Lo dimostrano i numeri dell’ultimo bilancio di sostenibilità di CAMA, associazione dell’Industria italiana dei produttori di calce e malte aderente a Federbeton nel sistema Confindustria, secondo cui nel biennio 2023-2024 la filiera ha consolidato il proprio modello circolare e accelerato il percorso di riduzione delle emissioni climalteranti.

Nel 2024 il settore ha generato complessivamente 15.171 tonnellate di rifiuti, delle quali il 94,7% è stato avviato a recupero e solo il 5,3% a smaltimento. Il dato conferma e migliora leggermente la performance dell’anno precedente, quando la quota recuperata si attestava al 94,6%, e testimonia la stabilità di un sistema produttivo capace di mantenere livelli di valorizzazione dei rifiuti molto elevati anche in presenza di un aumento dei volumi produttivi. La frazione di rifiuti pericolosi resta marginale, pari all’1,4% del totale, mentre i flussi gestiti sono quasi interamente costituiti da rifiuti non pericolosi.

L’evoluzione delle performance ambientali si inserisce in un quadro più ampio di riduzione delle emissioni del comparto. Nel biennio osservato le imprese associate hanno ridotto del 5% le emissioni complessive di gas serra, passate da 192.809 a 182.584 tonnellate di CO2 equivalente. Parallelamente, gli interventi di efficientamento energetico e il maggiore ricorso a fonti rinnovabili hanno determinato una diminuzione del 24% delle emissioni indirette di tipo Scope 2, legate in particolare ai consumi energetici acquistati.

Un elemento centrale di questo percorso, spiega CAMA, è la progressiva sostituzione dei combustibili fossili con biomassa rinnovabile, che nel 2024 ha coperto circa il 54% del fabbisogno energetico della filiera, diventando la principale fonte energetica utilizzata dal comparto. Secondo le stime riportate nel rapporto, questa scelta ha consentito di evitare emissioni fossili per circa 233 mila tonnellate di CO2 equivalente, contribuendo in modo significativo agli obiettivi di mitigazione climatica e alla transizione energetica del settore dei materiali da costruzione.

A contribuire alla riduzione delle emissioni di settore, oltre alla scelta dei combustibili utilizzati per alimentare i processi produttivi, c’è però anche la natura stessa della calce. Grazie a un processo chimico caratteristico del materiale, la ‘ricarbonatazione’, i prodotti a base di calce, infatti, interagiscono con l’aria e l’umidità assorbendo CO2 atmosferica. In questo modo una quota dell’anidride carbonica emessa durante la fase produttiva può essere compensata durante il ciclo di vita. Le stime scientifiche citate nel bilancio indicano che fino al 33% delle emissioni di processo può essere riassorbito entro il primo anno di utilizzo dei materiali. Un fenomeno che, se ulteriormente ottimizzato attraverso specifiche tecniche industriali, potrebbe rafforzare il contributo della filiera alla riduzione complessiva dell’impronta carbonica, trasformando materiali e prodotti in veri e propri stoccaggi minerali di anidride carbonica.

“I dati del Bilancio di sostenibilità dimostrano come la filiera italiana della calce e delle malte sia oggi impegnata in un percorso concreto di decarbonizzazione, con risultati misurabili”, ha dichiarato Leone La Ferla, presidente di CAMA. “L’elevata capacità di recupero dei rifiuti, l’impiego crescente di biomassa e il contributo della ricarbonatazione rappresentano asset strutturali della nostra strategia di transizione ambientale, che deve procedere in equilibrio con la competitività industriale e la continuità produttiva”.

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