Nel mondo dei rifiuti urbani la sfida si è spostata dalla quantità alla qualità della raccolta differenziata. Un obiettivo da raggiungere anche puntando su strumenti di ‘nudging’, capaci di orientare i comportamenti degli utenti senza obblighi. Soluzioni utili anche a fare fronte ai nuovi indicatori di Arera per legare performance ambientali ed efficienza del servizio rifiuti
E se per migliorare la raccolta differenziata si facesse ricorso a tecniche avanzate di psicologia e marketing? Il nudging (tradotto ‘spinta gentile’) è una strategia comportamentale che influenza le decisioni e le azioni delle persone modificando il contesto decisionale, senza imporre divieti, sanzioni o limitare la libertà di scelta. Sviluppato da Richard Thaler e Cass Sunstein, mira a indirizzare verso comportamenti più sani, ecologici o efficienti, facilitando scelte migliori, spesso contrastando la pigrizia o gli errori cognitivi (i cosiddetti ‘bias’), attraverso la modifica del modificano il contesto in cui le scelte vengono fatte.
Gli esempi più noti sono le disposizioni dei prodotti sugli scaffali dei supermercati per indurre ad acquistare determinate categorie merceologiche o disporre la frutta all’inizio della fila in mensa per incentivarne la scelta e quindi il consumo perché proposta nel momento in cui l’utente è più affamato e non ha ancora posto sul vassoio altri cibi. Ma ci sono anche tecniche di comunicazione non coercitive più sottili, che insistono sul condizionamento basato sul confronto con il comportamento altrui
“Immaginiamo di conferire qualcosa in un cassonetto della raccolta differenziata e ricevere una fotografia di quello che c’è al suo interno con un’analisi di cosa è giusto e cosa è sbagliato, o di ricevere un punteggio per la raccolta differenziata di condominio: capiamo così che noi o qualche utente sta commettendo degli errori – spiega Michele Giavini di ARS Ambiente –. Si genera, allora, un effetto psicologico di ‘norma sociale’ per cui si prende coscienza che qualcuno opera meglio o peggio di me e sentendomi parte di una comunità, mi attiva per il suo miglioramento”.
Fuori dai confini nazionali, spiega Giavini, le tecniche di ‘nudging’ vengono già utilizzate da tempo in settori come quello energetico. “C’è un’implementazione reale di questa pratica che da anni viene attuata negli Stati Uniti con le bollette dell’energia elettrica, nelle quali viene inserita una emoticon in base ai consumi effettuati dall’utente, se sono in linea, migliori o peggiori di altri nuclei familiari simili. Se sei stato più morigerato rispetto agli altri verrà mostrata un’icona sorridente e questo ha generato una spinta positiva, producendo un risparmio di oltre 2 milioni di dollari in 10 anni. Questo è solo un esempio di quello che potremmo trovare anche in una bolletta dei rifiuti urbani più comunicativa. Non serve solo la leva economica come quella per esempio della tariffazione puntuale, ma sempre di più sarà importante sviluppare questi meccanismi di nudging, o KAYT – Know As You Throw, un’informazione puntuale”.
Negli ultimi vent’anni la raccolta differenziata è diventata uno degli indicatori simbolo delle politiche ambientali. Percentuali sempre più alte di rifiuti separati sono state utilizzate per misurare l’efficienza dei sistemi di gestione dei rifiuti urbani e l’impegno dei cittadini verso comportamenti più sostenibili. Oggi, però, non basta più raccogliere tanto, è necessario farlo meglio. La vera sfida, infatti, riguarda la qualità della raccolta differenziata e del riciclo effettivo, non semplicemente la quantità di rifiuti raccolti separatamente. È un cambiamento di paradigma che chiama in causa amministrazioni locali, aziende del settore e cittadini.
La svolta nasce dalle nuove norme europee sull’economia circolare, che hanno introdotto un metodo di calcolo più rigoroso per misurare i risultati ambientali. Anche l’Europa, infatti, punta alla qualità, riducendo al minimo il conferimento di materiali non conformi nelle filiere del recupero di materia. Gli obiettivi europei di riciclo – 55% al 2025, 60% al 2030 e 65% entro il 2035 – sono calcolati considerando solo il materiale che viene realmente recuperato e reinserito nei cicli produttivi, al netto degli scarti e delle impurità e quindi degli errori che possono essere commessi sia nella raccolta differenziata sia nella gestione degli elementi recuperabili da parte degli impianti.
Un’impostazione calata anche nel quadro tariffario delineato dall’autorità regolazione per energia, reti e ambiente Arera, con una serie di delibere che hanno rafforzato la centralità della qualità, aumentando però al tempo stesso la complessità degli adempimenti per i Comuni e i gestori del servizio pubblico. Nell’ambito della nuova articolazione della ‘tariffa pentanomia’ per la gestione dei rifiuti urbani, i costi sono suddivisi in cinque componenti distinte per maggiore trasparenza: comprende due parti fisse (Decoro urbano e Accesso) e tre variabili (Raccolta, Recupero e Smaltimento). Sul tema della qualità, nello specifico, Arera ha inserito nuovi macro-indicatori tecnici R1, R2 e R3 nel sistema di regolazione con l’obiettivo di accrescere l’efficacia del riciclo. Questi parametri, infatti, valutano l’avvio a riciclaggio per imballaggi e organico (R1 e R2) e l’efficienza tecnico-ambientale (R3), influenzando le tariffe del nuovo periodo.
“Questi nuovi parametri delineano il percorso che l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente vuole intraprendere nell’immediato futuro: servizi sempre più efficienti ed economici per i cittadini, ma con un’attenzione all’ambiente sempre più elevata – illustra Giorgio Ghiringhelli, professore di Competitività, Sostenibilità e Tecnologie Ambientali presso la Scuola di Ingegneria Industriale dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC –. In particolare, R3 intende essere un indicatore sintetico che per la prima volta a livello locale le performance a livello di emissioni di CO2 da quando si genera il rifiuto a casa o in un’utenza non domestica, fino a quando questo viene trattato e recuperato, tenendo conto anche delle emissioni del trasporto, della raccolta e dell’intervento sui materiali. Una vera sfida, dunque, anche nella raccolta dei dati e nella loro elaborazione, per trasformarli in una spinta reale del settore verso il miglioramento”.





