A Pompei il confronto internazionale di UrbanWaterSECURITY 2026 su depurazione, resilienza climatica e gestione sostenibile delle risorse idriche. Al centro del dibattito gli investimenti infrastrutturali in Campania per superare le procedure di infrazione europee e l’adeguamento degli impianti alle nuove direttive comunitarie
La gestione delle acque reflue, l’adeguamento degli impianti di depurazione alle nuove direttive europee e la resilienza delle infrastrutture urbane sono sempre più centrali nelle strategie ambientali italiane ed europee. Una sfida che richiede investimenti infrastrutturali, innovazione tecnologica, nuove competenze e una revisione dei modelli di gestione della risorsa idrica, soprattutto nei territori ancora interessati dalle procedure di infrazione comunitaria sul trattamento delle acque reflue. È in questo contesto che si è svolta a Pompei UrbanWaterSECURITY 2026, l’iniziativa internazionale che ha riunito ricercatori, istituzioni e operatori del settore per discutere il futuro dei sistemi idrici urbani e delle politiche di sostenibilità.
Promossa dalla Divisione di Ingegneria Sanitaria Ambientale dell’Università degli Studi di Salerno, coordinata dal professor Vincenzo Belgiorno, la manifestazione ha affrontato alcuni dei temi più strategici per il comparto: governance delle acque reflue, intelligenza artificiale applicata al monitoraggio ambientale, economia circolare, microplastiche e PFAS. “Le sfide del settore sono straordinariamente importanti e richiedono l’adeguamento degli impianti di depurazione e trattamento delle acque alle nuove direttive comunitarie”, ha sottolineato Belgiorno. “Questo comporta investimenti economici significativi ma anche, e soprattutto, investimenti nella conoscenza, affinché le risorse disponibili siano utilizzate in modo corretto ed efficace”.
Al centro del confronto anche il nodo infrastrutturale, con particolare riferimento agli interventi necessari per il superamento delle procedure di infrazione europee ancora aperte in Campania. Il Commissario Straordinario Unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue Fabio Fatuzzo ha illustrato lo stato di avanzamento dei cantieri e delle opere previste sul territorio regionale. Tra gli interventi principali figura il nuovo impianto di depurazione di Napoli Est, opera da oltre 150 milioni di euro, considerata uno dei più rilevanti investimenti nel Mezzogiorno nel settore della depurazione delle acque reflue, del risanamento ambientale e della modernizzazione delle reti idriche. “A Napoli siamo già in una fase avanzata e, nei tempi previsti, consegneremo una realtà nuova che inciderà profondamente sull’ambiente circostante, consentendo anche il superamento dell’infrazione che riguarda circa 860 mila abitanti”, ha dichiarato Fatuzzo.
Parallelamente risultano avviate le procedure per gli impianti di Benevento e Mondragone, mentre sono in fase conclusiva gli iter autorizzativi relativi ad altri impianti e al completamento delle reti fognarie dell’isola di Ischia. L’intero piano di interventi prevede investimenti per circa 450 milioni di euro, con l’obiettivo di rafforzare la tutela ambientale, migliorare la qualità delle acque e garantire maggiore sostenibilità territoriale. “Oltre alle sanzioni europee, però, il tema centrale resta quello ambientale: dobbiamo restituire qualità e sostenibilità a territori straordinari, a beneficio delle comunità e dei visitatori”, ha aggiunto il Commissario.
Nel corso della due giorni è emersa anche la necessità di rafforzare il legame tra ricerca scientifica, innovazione industriale, alta formazione e governance territoriale. “Iniziative come UrbanWaterSECURITY consentono di mettere in rete esperti internazionali, condividere soluzioni tecnologiche avanzate e rafforzare il dialogo tra ricerca, alta formazione ed enti territoriali”, ha evidenziato Belgiorno, “contribuendo concretamente alla visione di uno sviluppo sostenibile”.
Uno dei temi più richiamati durante i lavori è stato inoltre il rapporto tra innovazione tecnologica e patrimonio storico. Il sistema idraulico dell’antica Pompei è stato indicato come esempio di gestione resiliente della risorsa idrica, sostenibilità urbana, adattamento climatico e pianificazione delle infrastrutture. “Non a caso ci troviamo nell’antica Pompei, dove i nostri antenati avevano sviluppato sistemi idraulici straordinariamente resilienti”, ha spiegato il professor Vincenzo Naddeo, General Chair dell’iniziativa. “Dobbiamo imparare dal passato e progettare, con le tecnologie oggi disponibili, città capaci di tutelare la risorsa idrica e affrontare in modo efficace i rischi naturali e antropici”.





