“Per noi la cucina non è solo cibo, ma cultura tradizione e lavoro”, ha commentato la presidente del Consiglio Meloni in un videomessaggio
“L’Unesco ha riconosciuto la Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità. Siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo, che onora la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo, non è solo un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza”, a celebrare questo importante traguardo per prima con un video postato sui social è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aggiunge: “Questo riconoscimento imprimerà al sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi”.
L’annuncio è arrivato da Nuova Delhi, dove il Comitato intergovernativo ha approvato la candidatura dedicata alla “Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bioculturale”. A seguire dal vivo i lavori dell’assemblea, il ministro degli Esteri Antonio Tajani che, con la delegazione italiana, ha sventolato il tricolore all’annuncio dell’importante riconoscimento per la cucina nostrana.
A essere premiata non è solo la ricchezza dei piatti, ma un modello culturale che mette al centro la tutela dell’ambiente, la lotta allo spreco alimentare e il rispetto della biodiversità. Un approccio al cibo, quello del Belpaese, “che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola”, scrive l’Unesco, e che rappresenta una pratica “radicata nelle ricette anti-spreco” e per questo pronta a misurarsi con i nuovi obiettivi europei al 2030 per la lotta al food waste. Secondo l’Ue, infatti, bisognerà ridurre gli sprechi alimentari nelle filiere produttive del 10% e del 30% su base pro capite nel consumo domestico, dalla ristorazione e dalla distribuzione, da calcolare sulla media degli anni 2021- 2023.
Per l’organizzazione delle Nazioni Unite, insomma, cucinare all’italiana significa “prendersi cura di se stessi e degli altri”, rispettando il territorio e le comunità che lo vivono: una pratica quotidiana che unisce generazioni, fondata su ricette nate anche per recuperare gli scarti e valorizzare ogni ingrediente. Basti pensare, ad esempio, alla pappa al pomodoro fatta con pane raffermo, alla frittata di spaghetti che ‘salva’ la pasta avanzata o al semplice utilizzo di materie prime ‘povere’ ma ricche di gusto, come interiora o la celebre coda alla vaccinara. Secondo l’Unesco, la cucina italiana “favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza”.
Quello raggiunto dall’Italia, inoltre, è un primato: non era mai accaduto che una cucina nazionale venisse riconosciuta nella sua interezza, superando i precedenti premi dedicati a singole tecniche. Con questo ingresso l’Italia rafforza la propria leadership mondiale nei patrimoni immateriali legati all’agroalimentare. Tra i precedenti riconoscimenti Unesco già attribuiti all’Italia figurano, tra gli altri, la dieta mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, l’arte del pizzaiuolo napoletano, la cerca e la cavatura del tartufo, la costruzione dei muretti a secco in agricoltura, l’allevamento dei cavalli lipizzani e il sistema irriguo tradizionale.
L’onorificenza per la cucina, insomma, pur arrivando dalla lontana India ci ricorda quanto sia importante celebrare la nostra tradizione lanciando un messaggio attualissimo: il cibo è cultura e la cultura è la chiave della sostenibilità.


