Nel capoluogo partenopeo i vestiti si potranno conferire anche in sei punti vendita selezionati dal progetto pilota
I rifiuti tessili rappresentano una delle nuove grandi sfide dell’economia circolare. Ogni anno abiti, scarpe e accessori arrivano a fine vita e solo una parte viene raccolta e avviata correttamente al riuso o al riciclo. Secondo l’osservatorio condotto da Ipsos Doxa Italia per Erion Textiles, negli ultimi dodici mesi due italiani su tre si sono disfatti di abiti, ma una quota significativa viene ancora conferita nei canali sbagliati e meno dell’1% viene avviata al riciclo.
Proprio per affrontare questa emergenza ambientale, l’Italia si prepara all’entrata in vigore del sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile, che renderà i produttori protagonisti della gestione del fine vita dei prodotti immessi sul mercato. Il nuovo modello punta a finanziare e organizzare la raccolta, la selezione, il riuso e il riciclo dei tessili, favorendo la nascita di una filiera sempre più efficiente e sostenibile.
Il tema è stato al centro del dibattito durante il Green Med Expo & Symposium di Napoli, la manifestazione dedicata alla transizione ecologica e all’economia circolare che riunisce istituzioni, imprese e operatori del settore per individuare soluzioni innovative alle sfide ambientali. Proprio in occasione del Green Med è stato presentato “Raccogli-amo”, il progetto pilota promosso da Asia Napoli ed Erion Textiles per sperimentare nuove modalità di raccolta dei rifiuti tessili e preparare cittadini e operatori all’avvio del sistema EPR.
“Partiamo dall’esperienza del 2011, quando fu avviata la raccolta dei tessili attraverso un sistema stradale che ha comportato non pochi problemi per la città: cassonetti divelti e accumuli di rifiuti di ogni genere. Nel 2025, abbiamo avviato un sistema di prossimità, presidiato dai nostri operatori, per facilitare la raccolta. Insieme a Erion abbiamo compiuto un ulteriore passo avanti, entrando nei negozi dove vengono venduti i nuovi vestiti e installando punti di raccolta degli abiti usati affinché non finiscano nell’indifferenziato, ma vengano recuperati”, ha spiegato Asia Napoli.
“Siamo partiti con sei punti di raccolta molto grandi, che intendiamo estendere grazie a una collaborazione proattiva tra produttori, rivenditori e noi che ci occupiamo della raccolta dei rifiuti”, è stato aggiunto.
L’iniziativa prevede la raccolta di abiti usati, capi danneggiati e altri prodotti tessili giunti a fine vita attraverso una rete dedicata, con l’obiettivo di intercettare quantità sempre maggiori di materiali da destinare al riuso e al riciclo. Un modello che punta non solo a migliorare la gestione dei rifiuti, ma anche a sensibilizzare i cittadini sull’importanza di conferire correttamente i tessili, evitando che finiscano nell’indifferenziato.
“È un momento importante: siamo ai blocchi di partenza, anzi siamo già partiti. Abbiamo elaborato linee guida per comunicare con i consumatori, posizionato contenitori all’interno dei punti vendita, sviluppato procedure per la formazione degli addetti e lavorato in collaborazione con Comuni, aziende municipalizzate e operatori della raccolta e della selezione. L’obiettivo è creare una filiera tracciata e sperimentare, in alcuni punti vendita, cosa significhi offrire ai consumatori un’ulteriore opportunità per conferire i propri abiti usati”, ha dichiarato Luca Campadello di Erion Textiles.
Nel frattempo, prosegue il lavoro in vista dell’entrata in vigore dell’EPR tessile, prevista per il 2026, come confermato anche da Luca Gentile del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“Credo sia fondamentale non solo avere ben chiari i numeri, ma soprattutto comprendere come far funzionare efficacemente la raccolta”, ha spiegato Fulvio Matteoni, presidente di Erion Textiles. “Abbiamo apprezzato la disponibilità e l’apertura di ANCI nel discutere, in vista dell’entrata in vigore del decreto, le modalità operative con le diverse municipalizzate, così da rendere il sistema innovativo e cambiare radicalmente il modo in cui gestiamo il rifiuto tessile. L’obiettivo è aumentare sensibilmente la percentuale di prodotti avviati al vero riciclo, in impianti che auspichiamo possano essere realizzati non solo in Italia, ma anche a livello europeo”.
Se la filiera del riciclo tessile, quella che dovrà trasformare gli abiti usati in fibre da restituire all’industria, è ancora tutta da costruire, la filiera del second hand esiste già ed esprime proprio in Campania una tradizione secolare e riconosciuta in tutto il mondo. Il settore, tuttavia, oggi si trova in difficoltà. Le imprese, infatti, sono da tempo sottoposte alla pressione dell’aumento dei costi di gestione e alla riduzione dei ricavi.
“Ci auguriamo che il decreto EPR tenga effettivamente conto dei soggetti che, fino a oggi, hanno garantito il successo della filiera nella fase di raccolta e selezione. Un sistema EPR che valorizzi la gerarchia nella gestione dei rifiuti e il riuso, che oggi rappresenta il principale vettore di circolarità per questo materiale, dovrebbe essere preso seriamente in considerazione”, ha affermato Elisabetta Perrotta di Assoambiente.
“Il second hand non è soltanto un’opportunità economica: è una scelta sostenibile e soprattutto sociale. Rappresenta un’alternativa concreta, forse l’unica, a un modello di consumo eccessivamente improntato alla logica dell’usa e getta”, ha concluso Giuseppe Valletti di Ariu, Associazione Recuperatori Indumenti Usati





