Raee e batterie nell’indifferenziato, lo studio: “Rimuoverli è possibile, ma servono investimenti e policy importanti”

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Elvira Iadanza
10/09/2026

Erion Energy, Erion WEEE e il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano hanno stimato che servirebbero fino a 114 milioni di euro per installare le tecnologie necessarie negli impianti di TMB


Ogni anno gli italiani gettano nell’indifferenziato quasi due chili di piccoli raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e circa 120 grammi di rifiuti di batterie. Se queste quantità fossero intercettate, il tasso di raccolta dei raee aumenterebbe di 20 punti percentuali, passando dall’attuale 17% al 37%, mentre quello delle batterie portatili potrebbe arrivare al 52%, dall’attuale 25. Dati importanti, se si considera che l’Unione europea prevede target del 65% per i raee e del 45% per le batterie portatili esauste.

La rimozione di questi rifiuti dal flusso dell’indifferenziato consentirebbe di conseguire un duplice obiettivo: da un lato, recuperare materie prime critiche che altrimenti andrebbero perse, dall’altro, migliorare la sicurezza degli impianti, poiché le batterie al litio potrebbero portare a principi di incendio durante le operazioni di trattamento.

Partendo da questi dati, Erion Energy, Erion WEEE e il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano hanno realizzato lo studio “Soluzioni per la rimozione di Rifiuti di Batterie e piccoli RAEE dai Rifiuti Indifferenziati: tecnologie, costi e driver”, presentato al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano durante l’evento “Batterie e piccoli RAEE nell’indifferenziato: può la tecnologia chiudere il gap di raccolta?”.

Per verificare la fattibilità dell’operazione, lo studio ha preso come impianto di riferimento quello di Ecologia Viterbo e ha simulato l’integrazione di soluzioni tecnologiche basate su sistemi di apertura dei sacchi, scanner a raggi X e robot per l’identificazione e la separazione automatica. L’analisi conferma che la rimozione di batterie esauste e piccoli raee dal flusso dell’indifferenziato è tecnicamente realizzabile, ma richiede ingenti investimenti.

“La crescente presenza di batterie nei rifiuti indifferenziati impone una nuova sfida: sviluppare tecnologie capaci di riconoscerle e separarle automaticamente, trasformando un problema ambientale in un’opportunità di recupero e valorizzazione”, spiega Marcello Colledani, professore del Politecnico di Milano.

Per installare le tecnologie necessarie in ogni impianto servirebbero, però, investimenti compresi tra 1,5 e 2,9 milioni di euro. “Ipotizzandone l’implementazione sui principali 60 impianti di trattamento meccanico biologico (TMB), che coprono l’80% del flusso dei rifiuti urbani residui (RUR) generato annualmente in Italia, l’investimento complessivo si collocherebbe tra 65 e 114 milioni di euro”, si legge nel documento.

Il problema, è che questo tipo di investimento non genera ricavi sufficienti a coprire le spese e, di conseguenza, “non risulta profittevole di per sé nel quadro tariffario attuale della gestione dei RUR”.

Lo studio, quindi, ha cercato di individuare le soluzioni e gli strumenti di policy attuabili per rendere sostenibile l’introduzione delle tecnologie necessarie a separare i piccoli raee e le batterie all’interno degli impianti TMB.

Uno strumento potrebbe essere il ricorso a incentivi pubblici diretti, come bandi nazionali e regionali o contributi a fondo perduto, per favorire l’installazione delle nuove tecnologie.

Secondo il report, però, “l’investimento incentivato porta con sé un disallineamento di incentivi tra finanziatore e operatore, poiché quest’ultimo può essere portato a installare le apparecchiature per accedere al finanziamento, senza però un vero interesse strategico al suo funzionamento continuativo: il rischio è quindi quello di realizzare impianti spot funzionanti solo nominalmente”. Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee, ha infatti commentato: “Il ‘libero mercato’ da solo non va nella direzione giusta: strumenti normativi adeguati possono consentire al Paese di fare importanti passi in avanti nel riciclo delle materie prime critiche”.

Anche per gli studiosi sarebbe più efficace introdurre un obbligo normativo che preveda l’intercettazione di queste tipologie di rifiuti in tutti gli impianti TMB. “In questo modo, l’investimento verrebbe progressivamente incorporato nei piani economico-finanziari degli impianti e nelle gare di affidamento del servizio, garantendo condizioni omogenee tra gli operatori, evitando distorsioni competitive e favorendo una diffusione capillare delle tecnologie sul territorio nazionale”.

“Le tecnologie oggi disponibili rendono possibile l’intercettazione di una parte non trascurabile di rifiuti di batterie e piccoli raee anche dopo il loro conferimento errato tra i rifiuti indifferenziati da parte dei cittadini”, afferma Laura Castelli, direttore generale di Erion Energy. “Tuttavia, questi sistemi devono essere considerati una soluzione complementare e non sostitutiva della raccolta dedicata. La priorità resta promuovere comportamenti corretti da parte dei cittadini e rendere sempre più capillari e accessibili i punti di raccolta”.

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