Eni e Hera, attraverso Eni Rewind e Herambiente, hanno realizzato a Ca’ Ponticelle il Comparto Ambientale Ravenna, recuperando un’area industriale dismessa di 26 ettari. Il progetto comprende una piattaforma polifunzionale per rifiuti speciali da 60mila tonnellate annue, un impianto di biorecupero da 80mila tonnellate e un fotovoltaico da 6 MWp
Da area dismessa a piattaforma per l’economia circolare e la competitività industriale. È il Comparto Ambientale Ravenna, progetto sviluppato da Eni e Hera attraverso le controllate Eni Rewind e Herambiente, con un investimento complessivo di 100 milioni di euro nell’area di Ca’ Ponticelle, all’interno del distretto industriale ravennate.
Il nuovo polo nasce a valle degli interventi di risanamento ambientale realizzati da Eni Rewind su un ex sito industriale di 26 ettari, e punta a rispondere a una criticità strutturale del sistema italiano: la carenza di impianti per la gestione dei rifiuti speciali. L’obiettivo è aumentare la capacità di trattamento, ridurre il ricorso alle discariche e limitare l’invio di rifiuti verso impianti fuori regione o all’estero, rafforzando al tempo stesso i servizi di prossimità per il sistema produttivo locale. Per Ravenna, tra i principali distretti industriali del Paese e uno dei territori a maggiore produzione di rifiuti speciali, il nuovo comparto assume quindi un valore strategico.
Al centro del comparto c’è la nuova piattaforma polifunzionale di HEA, società paritetica tra HASI, controllata da Herambiente Servizi Industriali, ed Eni Rewind. L’impianto sarà dedicato al pretrattamento di rifiuti speciali solidi e liquidi provenienti da attività produttive e di bonifica e sostituirà la storica piattaforma di stoccaggio HASI di Ravenna, introducendo tecnologie più evolute, maggiore capacità e una più ampia flessibilità operativa.
La piattaforma potrà trattare fino a 60mila tonnellate l’anno e sarà articolata in più linee dedicate a diverse operazioni: stoccaggio, riconfezionamento, triturazione e miscelazione. L’obiettivo prioritario è massimizzare il recupero di materia e ridurre lo smaltimento, generando efficienze operative ed economie di scala. L’impianto sarà in grado di gestire sia i flussi legati alle attività del gruppo Eni sia quelli provenienti dal mercato industriale.
“Una piattaforma ambientale, capace di coniugare insieme risanamento, riqualificazione produttiva e competitività industriale”, ha dichiarato Paolo Grossi, amministratore delegato di Eni Rewind. Un’iniziativa che “contribuisce a colmare il divario infrastrutturale del Paese e a ridurre i flussi di rifiuti esportati all’estero – ha aggiunto Andrea Ramonda, amministratore delegato di Herambiente – con benefici concreti per la competitività e la continuità operativa del sistema produttivo locale”.
Accanto alla piattaforma HEA, il Comparto Ambientale ospita anche l’impianto di biorecupero di Eni Rewind, con una capacità annua di 80mila tonnellate. L’impianto sarà destinato al trattamento di terreni contaminati da idrocarburi provenienti da attività di risanamento. Attraverso un processo biologico di biodegradazione aerobica, i terreni trattati potranno essere riutilizzati come reinterro nei siti in bonifica, riducendo il consumo di materiale vergine. Il monitoraggio e la conformità dei processi saranno garantiti da un laboratorio chimico dedicato, gestito da Labanalysis Environmental Services, società partecipata da Eni Rewind.
La riqualificazione dell’ex area industriale comprende inoltre un impianto fotovoltaico da 6 MWp composto da moduli bifacciali montati su strutture mobili in grado di seguire il percorso del sole durante la giornata, ottimizzando la produzione di energia. Nel sito è stato inoltre completato, nell’aprile 2026, un impianto sperimentale di accumulo energetico basato su batterie a flusso di vanadio di nuova generazione.
Il Comparto Ambientale, ha dichiarato il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale “è il risultato di una visione che affonda le proprie radici nel percorso avviato nel 2019”, quando istituzioni, Eni, Hera e gli altri soggetti coinvolti hanno iniziato a lavorare alla riqualificazione dell’area. Oggi, secondo de Pascale, quel percorso dimostra come “la rigenerazione ambientale possa diventare motore di sviluppo industriale, innovazione e occupazione qualificata”. Ravenna, ha detto, conferma così “la propria vocazione di grande polo energetico e industriale nazionale, ma con uno sguardo sempre più orientato all’economia circolare e alla sostenibilità“.





