Reti fantasma, la svolta del Green Plasma: dai rifiuti marini all’energia nei porti

di Redazione Ricicla.tv 01/12/2025

Una nuova tecnologia, Green Plasma, consente di trasformare le reti fantasma e altri rifiuti plastici marini non riciclabili in syngas per la produzione di energia direttamente in porto. Sperimentata nel progetto PNRR MER – Ghost Nets, offre un’alternativa sostenibile allo smaltimento in discarica per i rifiuti da pesca più critici. Il modello, replicabile nei porti, si affianca agli interventi di recupero del progetto e rafforza gli obiettivi di economia circolare e tutela del Mediterraneo


Trasformare le reti da pesca abbandonate – tra i rifiuti più diffusi in ambiente marino – in una risorsa energetica. È la promessa di Green Plasma, la tecnologia capace di trattare fino a 100 kg al giorno di plastica marina non riciclabile convertendola in syngas, un gas ricco di idrogeno utilizzabile per produrre elettricità direttamente in porto. La soluzione, sperimentata nell’ambito del progetto PNRR MER – Ghost Nets, è stata presentata ad Ancona in occasione della Giornata del Mediterraneo.

Ogni anno, 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. L’86,5% dei rifiuti marini monitorati da ISPRA è legato alla pesca. Reti, cime e nasse abbandonate si accumulano sui fondali senza possibilità di riciclo. Ed è proprio qui che interviene Green Plasma: un sistema sviluppato da Fondazione Marevivo, Castalia, CoNISMa, Università Politecnica delle Marche e IRIS, che consente di trattare questi materiali direttamente nei luoghi di raccolta, evitando trasporto in discarica e riducendo impatti ambientali ed economici.

La tecnologia arriva dopo due anni di attività del progetto MER – Ghost Nets, che ha già permesso di mappare 157 ettari di fondale, ripristinarne 25 e recuperare oltre 400 attrezzi da pesca, pari a 11 tonnellate di rifiuti plastici e metallici. Un lavoro delicatissimo, spiegano i ricercatori, reso complesso dalla presenza di specie protette che spesso colonizzano gli attrezzi abbandonati. “La permanenza prolungata degli attrezzi in mare favorisce l’insediamento e il concrezionamento di organismi, con il rischio di danneggiare specie protette o di particolare pregio durante il recupero – spiega Carlo Cerrano dell’Università Politecnica delle Marche – per questo i ricercatori del CoNISMa hanno seguito direttamente sul campo ogni fase del processo, garantendo il massimo livello di cautela e un costante controllo scientifico durante le operazioni di recupero. Ad Ancona, alcune gorgonie sono state rimosse durante la rimozione delle reti e sono ora mantenute in acquari nell’attesa di essere ricollocate”.

Per ISPRA, la sperimentazione Green Plasma rappresenta “un avanzamento significativo” nella gestione dei rifiuti marini più critici. Il sistema, sostengono i ricercatori, è replicabile soprattutto nelle aree portuali: un modello di trattamento sostenibile, coerente con gli obiettivi del PNRR e con le strategie di tutela del Mediterraneo. “Abbiamo scelto una gestione centralizzata dei rifiuti presso l’impianto Labromare di Livorno, socio consorziato di Castalia, garantendo un trattamento omogeneo e tracciabile – fa sapere Stefano Chianese, Project Manager RTI Ghost Nets. – l’ottimizzazione logistica ha ridotto del 54% i chilometri di trasporto, minimizzando costi e impatto ambientale. Le reti sono state avviate a recupero secondo principi di economia circolare, valorizzando plastiche e metalli. È un risultato concreto che dimostra come cooperazione e innovazione possano davvero proteggere gli ecosistemi marini”.

Accanto al valore tecnologico, l’iniziativa punta anche sulla prevenzione. Marevivo richiama la necessità di materiali alternativi alla plastica per gli attrezzi da pesca e sistemi di tracciamento più efficaci, mentre Castalia evidenzia i risultati ottenuti in termini di logistica e circolarità, con una riduzione del 54% dei chilometri di trasporto e la valorizzazione delle frazioni recuperate. Per l’Università Politecnica delle Marche, il Green Plasma apre un nuovo paradigma: non solo trasformare un rifiuto in risorsa, ma generare energia nei luoghi stessi del recupero, contribuendo a sensibilizzare comunità costiere, pescatori e operatori del mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *