La percentuale di materiali che vengono riutilizzati e riciclati per sostituire materie prime vergini è pari al 20,8 nel 2023 secondo i dati elaborati da Ispra e contenuti nella ‘Relazione sullo Stato dell’ambiente 2025’
L’Italia è leader in Europa per tasso di circolarità. Lo rileva Ispra nella Relazione sullo Stato dell’ambiente 2025, evidenziando come la percentuale di materiali che vengono riutilizzati e riciclati per sostituire materie prime vergini sia pari al 20,8 nel 2023, un valore significativamente superiore alla media europea dell’11,8% e secondo solo al Belgio. L’impiego di materie prime seconde all’interno dei cicli produttivi rappresenta il compimento del concetto di economia circolare. La loro applicazione nei settori industriali, infatti, contribuisce alla riduzione dell’estrazione di risorse naturali e al rafforzamento della sostenibilità all’interno del modello dei sistemi economici.
Un risultato che, scrive l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dimostra “l’impegno del Paese nel promuovere pratiche di riciclo e riutilizzo dei materiali, contribuendo alla riduzione della dipendenza da materie prime vergini e all’avanzamento verso un’economia più sostenibile”. Gli sforzi italiani trovano riscontro anche nell’eco-innovation index, l’indice che misura l’innovazione volta a ridurre gli impatti ambientali, aumentare la resilienza e promuovere l’uso efficiente delle risorse naturali. Il coefficiente assegnato al nostro Paese è di 150, superando di oltre 20 punti la media UE e migliorando di 39 punti rispetto al 2014. “L’indicatore – spiega Ispra – copre cinque aree: input produttivi (inclusi investimenti), dinamicità dell’attività, output (brevetti e pubblicazioni), efficienza delle risorse (come l’intensità delle emissioni di gas serra) e aspetti socioeconomici”.
Se da un lato l’Italia raggiunge grandi risultati, come avviene anche per il tasso degli imballaggi, guardando al mercato europeo nel suo complesso, emerge la necessità di maggiori sforzi per far girare la ruota dell’economia circolare. Un’analisi dei mercati europei delle materie prime seconde, condotta dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, “mostra che solo quelli di alluminio, carta e vetro risultano pienamente funzionanti, mentre settori come legno, plastiche, materiali organici, da costruzione e demolizione, oltre ai tessili, presentano ancora criticità”. Nonostante questo risultato, però, il volume dei rifiuti riciclati in Italia testimonia la presenza di un settore industriale solido e competitivo.
Il volume di Ispra, però, allarga l’orizzonte a tutte le sfide relative all’ambiente, scattando una fotografia nella quale non mancano luci, ma neppure ombre. A fronte di un aumento nel consumo di energia da fonti rinnovabili, che supera il traguardo 2020 e punta al 38,7% entro il 2030, e della riduzione delle emissioni di gas serra (-26,4% tra 1990 e 2023) resta allarmante il versante climatico, con il 2024 che ha fatto segnare le temperature medie più elevate di tutta la serie dal 1961. Preoccupa anche la biodiversità “sotto pressione”, scrive l’Istituto, che ha stimato come “solo l’8% degli habitat naturali risulta in uno stato di conservazione favorevole, mentre il 28% delle specie di vertebrati e il 24% delle piante vascolari valutate sono a rischio di estinzione”. Criticità emergono anche in merito al consumo di suolo, con 7.850 ettari persi (pari a 21,5 ettari al giorno). Fronti sui quali lavorare con un approccio sistemico, che unisca produzione, innovazione e consumo responsabile, per costruire un futuro capace di tenere insieme sostenibilità e competitività.


