L’appello del presidente del consorzio per il riuso e il riciclo dei rifiuti tessili De Salvo: “Senza sostegni a rischio anche la raccolta degli abiti usati. Serve esenzione Iva sul second hand”
“Scorte invendute nei magazzini, con conseguente crollo dei prezzi e problemi di capacità di stoccaggio”, è questa la situazione descritta da Raffaello De Salvo, presidente di Corertex, consorzio per il riuso e il riciclo tessile, che rivolge un appello alle istituzioni per evitare il collasso del settore. “L’attuale congiuntura fatta di guerre e conflitti commerciali sta generando notevoli contrazioni di mercato nel settore del riuso. Una situazione che sta causando molteplici problemi di carattere economico e logistico. Anche perché queste sono condizioni che perdurano ormai da parecchi mesi”.
Il settore del riuso tessile si trova in difficoltà serie che rendono quasi impossibile la prosecuzione del lavoro: “Dobbiamo aggiungere – prosegue De Salvo – che tutti i materiali da post consumo non riusabili e quindi da destinare ad una fase di downcycling risultano non più sfilacciabili in percentuale ottimale a causa di normative più stringenti in merito alle certificazioni Iso e alle normative Reach in via di applicazione, non consentendo più il massimo riciclo e costituendo un ulteriore aggravio economico poiché tali materiali sono da destinare ad altro tipo di recupero con tutte le spese del caso”.
A mettere a rischio la sostenibilità economica delle attività di filiera è soprattutto sono soprattutto gli effetti del proliferare di capi fast e ultra fast fashion, a causa dei quali “le raccolte di indumenti usati sono aumentate di volume e nettamente peggiorate a livello qualitativo” e che “oltre ad essere in diretta concorrenza con il mercato del second hand” sono anche responsabili “di un utilizzo smodato di materie prime con un’eticità di produzione molto discutibile”, aggiunge il presidente di Corertex. “Il fast fashion – dice De Salvo – produce un fine vita dei capi di pessima qualità difficilmente riusabile e riciclabile. Tutte queste concause stanno influenzando negativamente le dinamiche di un mercato che prima riusciva, sia pur con alti e bassi, a mantenere in equilibrio economico tutto il sistema produttivo della filiera del recupero tessile e in particolare quello dei primi impianti”.
Se lasciati inascoltati, gli addetti al settore denunciano “il rischio concreto di un graduale ma inevitabile collasso di un intero ecosistema industriale che risulta fondamentale per la transizione circolare”. In cima alla lista delle richieste quella di un sostegno economico alle attività di filiera. “Se non sarà possibile concordare delle misure di sostegno urgenti a favore dei primi impianti, anche temporanee, le raccolte di indumenti usati rischiano di fermarsi per la mancanza di possibilità di cessione. Con il conseguente aumento esponenziale dei quantitativi di rifiuti indifferenziati e costi ambientali ed economici di smaltimento, inevitabilmente a carico di Comuni e cittadini”.
Il consorzio individua anche una serie di proposte per dare respiro al settore, in attesa dell’entrata in vigore dell’EPR (la responsabilità estesa del produttore): “Esenzione Iva sugli abiti del second hand e materia prima seconda, così da incoraggiare l’acquisto e il riutilizzo del tessile di seconda mano, rendendo le scelte sostenibili più accessibili e competitive rispetto alla moda cinese di bassa qualità a basso costo”, poi aggiunge De Salvo “servono imposte elevate sulle importazioni di abbigliamento ultra-fast-fashion, imponendo dazi significativi per scoraggiare il consumo non sostenibile e sostenere gli sforzi di riciclo locali, oltre alla riduzione dei costi di gestione dei rifiuti scartati, applicando tariffe di incenerimento e/o conferimento in discarica fortemente agevolate, molto vicine allo zero”. In conclusione bisognerebbe “evitare la raccolta di materiali impropri, non riutilizzabili e non riciclabili, che contribuiscono a danneggiare il già delicato equilibrio del settore. In tal senso proponiamo campagne di comunicazione dedicate sulle buone pratiche da adottare”.


