Tessile sostenibile, la Commissaria Ue Roswall: “Equilibrio economico non funziona ancora. Tecnologia esiste, ma serve domanda”

di Elvira Iadanza 16/02/2026

UNIRAU TESSILE

L’intervento della Commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva guarda al Circular Economy Act: “Cercheremo di aumentare la domanda di fibre riciclate”


“L’equilibrio economico della raccolta differenziata, del riciclo e della reimmissione in circolo dei tessili non regge”. Così la Commissaria europea all’economia circolare Jessika Roswall durante il suo intervento dello scorso 11 febbraio all’incontro ‘Garantire la crescita in tutta Europa attraverso un’economia circolare’, organizzato dalla delegazione dell’Ue nel Regno Unito, dall’Istituto per la politica ambientale europea e dalla British Academy. “Senza un approccio coerente — ha aggiunto — decine di milioni di tonnellate di tessili continueranno ogni anno a finire in discarica o negli inceneritori, oppure a disperdersi nell’ambiente nei mercati di esportazione”.

Secondo Roswall, l’esecutivo europeo ha già intrapreso azioni concrete per aumentare il livello di circolarità dell’industria del tessile e dell’abbigliamento, e “continueremo a farlo”, ha assicurato la Commissaria. Dal 2025, ha spiegato, la raccolta differenziata dei tessili a livello comunale è obbligatoria negli Stati membri dell’Unione ed è già stata approvata anche l’introduzione della responsabilità estesa del produttore per i tessili, mentre proprio in questi mesi, sono in fase di definizione i “requisiti di prestazione” dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori nell’ambito del quadro europeo sull’ecodesign. Questo nuovo corso, spiega Roswall, “consentirà di eliminare coloranti, colle e miscele di fibre che rendono impossibile il riciclo”, rendendo i capi più durevoli e riducendo, di conseguenza, la quantità di rifiuti tessili prodotti.

Un altro tassello fondamentale, già varato per il settore, riguarda le misure relative allo stop alla distruzione dell’abbigliamento invenduto da parte dei produttori mentre nel frattempo è aperta la discussione sulla possibilità di agevolazioni Iva sui servizi di riparazione, soluzione che — certifica Roswall — “diversi Stati membri hanno già introdotto, segnalando un crescente utilizzo degli strumenti fiscali per sostenere modelli di business circolari”. Tutto ciò, però, non basta. “L’equilibrio economico ancora non funziona”, ha spiegato la Commissaria, che ha aggiunto: “Non è ancora conveniente investire in capacità di riciclo fibra-a-fibra. La tecnologia esiste, ma non c’è fiducia che vi sarà una domanda sufficiente”.

Proprio per questo, alcune possibili soluzioni potrebbero (e dovrebbero) arrivare con il Circular Economy Act, previsto per il 2026: “Nel documento di quest’anno, cercheremo di aumentare la domanda di fibre riciclate”, spiega. “Forse gli appalti pubblici — per articoli come lenzuola ospedaliere e uniformi militari e di polizia — potrebbero essere il catalizzatore necessario per generare una domanda prevedibile e sufficiente”, ipotizza Roswall, aprendo al ‘buy european’ anche sul piano della circolarità, “l’unico modo per garantire la nostra autonomia strategica e la stabilità economica in un mondo sempre più insicuro”.

Per descrivere il momento cruciale e l’importanza di scegliere la strada giusta, la Commissaria ha citato ‘Alice nel Paese delle Meraviglie‘ e il celebre dialogo tra la protagonista e il gatto: “Potresti dirmi, per favore, che strada dovrei prendere da qui?”, chiede Alice. La risposta del gatto – “Dipende molto da dove vuoi arrivare” – riassume la sfida europea che guarda alla circolarità come al giusto percorso per raggiungere gli obiettivi dell’Unione relativi all’autonomia e all’indipendenza strategica del Vecchio Continente. La direzione, quindi, è chiara, la sfida è quella di perseguirla, evitando di restare fermi o, peggio ancora, di arrivare tardi, come il Bianconiglio.

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