Torba, costi economici e ambientali alle stelle: così l’Italia punta sulle alternative circolari

di Silvia Valenti 20/02/2026

L’Italia importa quasi totalmente la torba per il florovivaismo (circa 5 milioni di metri cubi l’anno) e nel 2025 ha registrato un forte aumento dei costi, complice la riduzione della produzione nei Paesi nordici. Le criticità economiche si sommano a quelle ambientali, spingendo verso soluzioni alternative come il compost


La torba utilizzata in Italia dal comparto florovivaistico e orticolo compie un viaggio di migliaia di km attraverso l’Europa prima di arrivare sui campi. Finlandia, Svezia, Estonia, Lettonia e Lituania sono i principali produttori e fornitori del nostro Paese, quasi totalmente dipendente dall’importazione per il fabbisogno di torba destinata ai substrati di coltivazione: per un ammontare di 5 milioni di metri cubi all’anno. Il 2025 ha segnato un deciso incremento dei costi legato non solo alla logistica, ma soprattutto alla scarsa disponibilità di materia prima: in molte aree la produzione non ha superato il 40% dei volumi medi, con punte minime del 3%.

La necessità di trovare soluzioni alternative alla torba per i substrati di coltivazione, nell’ottica di promuovere un’economia circolare, è stato il centro del dibattito promosso da Consorzio Italiano Compostatori, Confartigianato e CREA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura a My Plant&Garden a Rho fiera Milano, la più grande esposizione italiana dedicata al settore florovivaistico e al paesaggio.

“Negli ultimi anni purtroppo abbiamo dei picchi importanti nei costi relativi alla torba, che vanno ad incidere nelle nostre attività – ha sottolineato Pietro Guadalupi, presidente Confartigianato Imprese del Verde -. Per questo offrire delle alternative che possono provenire dal territorio stesso e non da aree molto lontane da noi, che con il trasporto vanno ad incidere sul costo finale del prodotto, sarebbe una soluzione importante per le nostre aziende”.

Non è solo il tema economico a spinge la ricerca di alternative alla torba, ma anche le pressioni ambientali generate dal suo utilizzo. Le torbiere sono zone umide di notevole valore per la biodiversità e la regolazione idrica, aspetti che le rendono un ecosistema protetto in molte aree. Inoltre, l’estrazione della torba è un processo che comporta il drenaggio dell’acqua e l’essiccazione del materiale, provocando il rilascio di grandi quantità di CO2. Secondo gli studi condotti dal CREA i trend mondiali vedranno una riduzione del 30% entro 2050 dell’utilizzo di torba, in favore di altre miscele di substrati, quali fibre di legno stabilizzate, fibre di cocco (seppur meno preferibili dal punto di vista della sostenibilità sociale della produzione), ma soprattutto il compost, fertilizzante naturale ricavato dal recupero dei rifiuti a matrice organica.

A questo scopo il CIC partecipa al progetto di ricerca europeo ‘PEATLESS – Pioneering low-peat substrates for a greener future’, finanziato dal Programma HORIZON Europe dell’Unione Europea e dalla Segreteria di Stato Svizzera per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SERI), con l’obiettivo di contribuire a superare le attuali barriere tecniche, socio-culturali ed economiche per l’adozione di substrati di coltivazione alternativi alla torba e altri componenti non locali (come per esempio il mallo di cocco) destinati alla produzione orticola.

“Il progetto europeo ci vedrà impegnati nel 2026 e 2027 e il titolo Peat-less, letteralmente ‘senza torba’ è emblematico – ha spiegato Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori –. Il nostro impegno è raggiungere un contenuto massimo del 25% di torba nei substrati prodotti nell’arco del progetto”. La qualità del prodotto è centrale sia per garantire ottime prestazioni ai substrati nei quali viene impiegato il compost, sia per evitare la propagazione di fitopatogeni: per questo il Consorzio Italiano Compostatori ha siglato l’accordo con l’ente terzo Valore Italia per la certificazione del Marchio CIC. “È un impegno che abbiamo assunto con i nostri soci con lo scopo di arrivare al 100% degli associati con la certificazione del Marchio Compost di Qualità CIC”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *