Anche le bioplastiche in crisi: fatturato giù del 6,8%

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Elvira Iadanza
18/06/2026

Assobioplastiche ha presentato il report annuale elaborato da Plastic Consult: Calano volumi e guadagni, soprattutto a causa della crescente pressione competitiva e ai fenomeni di contraffazione


La crisi non risparmia neppure le bioplastiche. Dopo le difficoltà registrate dalla plastica tradizionale, anche il comparto bio-based chiude il 2025 in negativo. A fotografare l’andamento del settore è Plastic Consult nel rapporto annuale realizzato per Assobioplastiche.

Lo scorso anno il fatturato della filiera si è fermato a 656 milioni di euro, in calo del 6,8% rispetto al 2024. Secondo il rapporto, a incidere sul risultato sono stati soprattutto la riduzione del valore medio delle materie prime, dei prodotti chimici di base, dei semilavorati e dei prodotti finiti. Una tendenza che, tuttavia, negli ultimi mesi ha mostrato segnali di inversione a seguito delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno contribuito a sostenere le quotazioni delle materie prime.

In diminuzione anche i volumi complessivi dei manufatti prodotti, scesi a 119.100 tonnellate (-2% rispetto al 2024). Un risultato peggiore rispetto a quello registrato dalle termoplastiche convenzionali, con i polimeri vergini a -0,2% e quelli riciclati a -1,6%.

Analizzando i singoli segmenti, tiene il film per imballaggio alimentare, mentre il film non destinato al contatto con gli alimenti registra la contrazione più marcata. Cresce invece di circa l’1,5% la produzione di shopper compostabili, mentre il comparto dei sacchi per la raccolta dell’umido segna un calo del 3%.

La contrazione dei volumi è legata alla debolezza dei consumi finali, ma anche e soprattutto alla crescente pressione competitiva e ai fenomeni di contraffazione che continuano a penalizzare il mercato. Una dinamica che non riguarda soltanto l’Italia, ma interessa l’intera filiera europea delle bioplastiche, messa in difficoltà dalla diffusione di prodotti in finta plastica bio e prodotti in plastica tradizionale d’importazione extra Ue, etichettati come riutilizzabili per aggirare i divieti di commercializzazione introdotti dall’Ue.

Sul fronte occupazionale il settore mostra una tenuta relativa, pur risentendo delle difficoltà del mercato. Gli addetti nel 2025 sono 2.838, in diminuzione del 2,6% rispetto all’anno precedente, distribuiti in 252 aziende tra produttori di chimica di base e intermedi, produttori e distributori di granuli, operatori di prima e seconda trasformazione.

Nonostante il quadro complesso, Assobioplastiche individua nel capitale umano e nell’innovazione tecnologica le principali leve per il rilancio. “I numeri del 2025 non ci sorprendono: sono la conseguenza di dumping economico, consumi stagnanti e incertezze normative. Tuttavia, proprio in questo scenario, emerge una vitalità propositiva che è la vera polizza assicurativa del nostro futuro”, ha dichiarato il presidente dell’associazione, Luca Bianconi.

Proprio sul fronte normativo sono già arrivati segnali importanti per la filiera. Nei mesi scorsi il Parlamento ha infatti approvato le nuove regole per limitare la diffusione di finti prodotti riutilizzabili in plastica tradizionale. In più il Ministero dell’Ambiente ha notificato alla Commissione europea una proposta di norma tecnica per esentare alcune tipologie di imballaggi monouso dal divieto previsto dal nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), purché realizzati in materiali biodegradabili e compostabili. Tra gli articoli interessati figurano le bustine monodose per salse e condimenti, come ketchup e maionese, ma anche altre tipologie di imballaggi. “Il ‘kick-off’ per una ripartenza su basi nuove”, commenta Assobioplastiche.

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