Il messaggio del presidente dell’Associazione, Bianconi: “Fiducia verso il futuro, ma ci attendono tante sfide”
“Dopo un decennio di crescita pressoché continua, il comparto ha subito nel biennio 2023-2024 una significativa battuta d’arresto”, a scriverlo è il presidente di Assobioplastiche, Luca Bianconi, nel messaggio di apertura dell’edizione 2025 del catalogo della filiera delle plastiche biodegradabili e compostabili realizzato dall’associazione. I volumi produttivi, si legge nel catalogo, sono rimasti stabili, intorno alle 121.000 tonnellate, ma il fatturato ha registrato un’ulteriore contrazione (da 1,16 miliardi a 704 milioni di euro).
A incidere su questi cali l’incertezza normativa e la concorrenza dei produttori extra Ue. Il comparto del monouso compostabile, scrive infatti Bianconi, è stato penalizzato “da interpretazioni normative contraddittorie e da una scarsa applicazione dei controlli”. Fattori che non aiutano il settore a fronteggiare la forte concorrenza asiatica, che dal canto suo può beneficiare di sovvenzioni pubbliche, manodopera a basso costo e normative meno stringenti di quelle europee. “Questa situazione di dumping ha eroso quote di mercato importanti e sebbene la capacità produttiva europea resti elevata, in diversi comparti è oggi sottoutilizzata”, precisa Bianconi.
Dal 2011, anno di nascita dell’associazione, i passi compiuti sono stati tanti. Secondo gli ultimi dati disponibili la filiera conta 2.913 addetti dedicati e un volume d’affari complessivo che sfiora i 6 miliardi di euro. Al momento, tuttavia, la filiera italiana paga lo scotto di un rallentamento globale del settore. Secondo Assobioplastiche “l’utilizzo della capacità produttiva globale di tutte le bioplastiche si è ridotto di 10 punti nel 2024, dal 68% al 58%. Nel 2018 la previsione al 2023 era di una capacità globale a oltre 2,6 milioni di tonnellate, mentre si è fermata a 2 milioni (quasi il 25% in meno delle attese) “.
L’incognita principale, tuttavia, resta quella della normativa di settore, che resta in buona parte ancora da costruire e chiarire, come sottolinea anche il presidente di Assobioplastiche. “Servono norme certe – scrive Bianconi – ma anche una visione strategica, coesione tra gli attori della filiera e capacità di fare sistema. Le sfide che abbiamo davanti saranno decisive: l’attuazione del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), la concretizzazione di criteri tecnici univoci per i riutilizzabili e l’equilibrio, ancora tutto da costruire, tra obiettivi ambientali e competitività industriale”.
Sullo sfondo, almeno per l’Italia, resta intanto una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea per l’errato recepimento della direttiva sulla plastica monouso e, in particolare, per le deroghe all’uso di stoviglie monouso in plastica biodegradabile e compostabile, che vanno oltre le possibilità previste dal legislatore Ue. La procedura, in realtà, è ancora alle fasi iniziali, ferma alla lettera di messa in mora fatta pervenire dalla Commissione europea a maggio del 2024. Probabile che Bruxelles voglia prendere tempo, anche perché, dopo un’iniziale freddezza, la Commissione sembra decisa a riscoprire il ruolo delle plastiche biobased nel percorso verso una decarbonizzazione competitiva. Un ruolo messo in risalto solo pochi giorni fa nella nuova strategia per la bioeconomia presentata dall’esecutivo Ue, che include quello delle bioplastiche tra i settori ad alto valore aggiunto da potenziare. Un passaggio che, non a caso, ha incassato il plauso dell’associazione europea European Bioplastics (EUBP).


