Con l’atto pubblicato l’11 maggio il GSE ammette ai contributi 376 interventi per il biometano, per un valore complessivo nell’ordine di 1,48 miliardi di euro e circa 172 mila Smc/h incentivati. Gli impianti dovranno entrare in esercizio entro maggio 2028. Restano da formalizzare circa 174 interventi per completare il perimetro della nuova facility Pnrr
Il GSE accelera la messa a terra della nuova ‘facility’ biometano del Pnrr: con l’atto pubblicato l’11 maggio 2026 vengono ammessi ai contributi 376 interventi, per un valore complessivo nell’ordine di 1,48 miliardi di euro e una capacità produttiva incentivata pari a circa 172 mila Smc/h. Si tratta del primo blocco operativo della nuova misura, dopo l’ultima revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Considerando che, secondo le stime emerse nelle precedenti procedure competitive, gli interventi complessivamente destinati a rientrare nella facility dovrebbero essere circa 550, resterebbero ancora da formalizzare circa 174 atti di concessione. I soggetti beneficiari avranno ora 30 giorni per sottoscrivere gli atti di accettazione e dovranno completare gli interventi entro 24 mesi dalla pubblicazione del provvedimento, quindi entro maggio 2028.
L’atto del Gestore dei servizi energetici rappresenta uno dei primi passaggi concreti dopo la revisione della misura introdotta con il decreto Pnrr e poi confermata in sede di conversione. Come già anticipato nei mesi scorsi, Bruxelles ha accolto la richiesta italiana di trasformare l’intervento in un programma di sovvenzione da 2,2 miliardi di euro affidato al GSE. Contestualmente, è stato anche modificando il target dell’investimento: non più 2,3 miliardi di metri cubi annui di nuova produzione di biometano ma un obiettivo di natura amministrativa, vale a dire la sottoscrizione degli accordi di finanziamento con i beneficiari entro giugno 2026.
L’elenco pubblicato dal GSE comprende i due terzi circa degli operatori risultati assegnatari nelle cinque procedure competitive per il biometano, con una netta prevalenza di impianti agricoli e una percentuale minore di impianti per il trattamento di rifiuti organici. La distribuzione territoriale degli interventi conferma la forte concentrazione della filiera nel Nord Italia — in particolare tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte — ma evidenzia anche una presenza crescente di progetti nel Centro-Sud, soprattutto in Puglia, Lazio, Sicilia e Sardegna.





