Economia circolare, la Corte dei Conti Ue: “Commissione adotti misure per aumentare la sostenibilità economica delle filiere del riciclo”

di Elvira Iadanza 27/11/2025

Nella relazione dedicata alla gestione dei rifiuti urbani, l’allarme della Corte: “In alcuni Stati membri impianti scarseggiano, in altri sono a rischio chiusura”


Che il riciclo sia un volano di sostenibilità ambientale è cosa nota. Che sia anche una leva capace di generare valore economico è cosa un po’ meno nota ma bastano i numeri calcolati da Conai nell’ultimo Rapporto integrato di sostenibilità per rendersene conto. Eppure sul fronte del riciclo europeo circolarità e competitività, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica faticano ancora ad andare assieme. A metterlo nero su bianco è la Corte dei Conti europea.

La Commissione europea dovrebbe adottare misure per rendere le pratiche di economia circolare nell’Ue (come il riciclaggio dei materiali) più sostenibili dal punto di vista economico”, ha scritto l’istituzione Ue che controlla tutte le entrate e le uscite dell’Unione, nella relazione dedicata alla gestione dei rifiuti urbani nell’Unione.

Secondo i giudici di Lussemburgo, infatti, “nonostante il graduale miglioramento, i progressi dell’Ue verso la circolarità restano problematici”, non solo dal punto di vista dei ritardi accumulati da alcuni Stati membri in ottica di transizione ambientale, ma bisogna recuperare terreno anche per quanto riguarda la capacità di generare profitti in alcuni settori della filiera del riciclo.

Proprio per questo la Commissione, secondo la Corte, “dovrebbe individuare le sfide sul versante della domanda e dell’offerta che incidono sul mercato unico dei prodotti circolari e delle materie prime secondarie”, una raccomandazione che arriva proprio in vista del Circular Economy Act, previsto per il 2026.

“Una sfida fondamentale per la transizione verso un’economia circolare è la sostenibilità dell’industria del riciclo”, si legge nella relazione che evidenzia anche come la sostenibilità ambientale debba andare di pari passo alla competitività, mentre nell’ultimo periodo ci sono alcune filiere dell’economia circolare che sono in difficoltà. L’esempio citato dalla Corte dei Conti è quello della plastica. “In alcuni Stati membri gli impianti di riciclaggio scarseggiano – sottolinea la Corte – mentre in altri Stati alcuni impianti esistenti, in particolare quelli che trattano la plastica, rischiano di chiudere a causa dell’aumento dei costi, della mancanza di domanda nell’Ue per i loro prodotti e delle importazioni di plastica riciclata e vergine più economica da Paesi terzi”.

I riciclatori, infatti, sono operatori economici e per poter portare avanti le loro imprese “hanno bisogno di svolgere un’attività economica redditizia”, per scongiurare gli scenari peggiori che possono portare non solo alla chiusura degli impianti, ma anche a un brusco stop lungo tutta la catena del riciclo.

La raccomandazione relativa alla sostenibilità economica del riciclo è stata accolta dalla Commissione Ue, che nelle risposte al documento scrive: “L’atto legislativo sull’economia circolare (Circular Economy Act) si baserà su una valutazione d’impatto che prenderà in considerazione gli ostacoli sul versante sia dell’offerta che della domanda a una maggiore circolarità” e che l’elaborazione del testo sarà indirizzato alla creazione di una domanda di materiali secondari e di un mercato unico dei rifiuti, in particolare per le materie prime critiche.

Però, conclude l’organo esecutivo dell’Ue “va osservato che la Commissione da sola non può garantire la sostenibilità economica di tutte le pratiche circolari. Altri attori, tra cui il settore privato, gli Stati membri e altre istituzioni dell’UE, sono essenziali per sostenere la transizione verso l’economia circolare”.

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