La Commissione europea prepara una consultazione sul trattamento Iva dei beni di seconda mano e delle filiere circolari. L’iniziativa potrebbe portare a una revisione della direttiva, con possibili interventi su aliquote, detrazioni e contrasto alla distruzione di beni ancora utilizzabili. Il percorso resta però complesso, tra rischio di frodi, definizioni non armonizzate e necessità dell’unanimità degli Stati membri
Un nuovo regime fiscale per sostenere il mercato europeo dei beni di seconda mano e le catene del valore circolari. È la misura al vaglio della Commissione europea che, secondo quanto apprende Ricicla.tv, sarebbe pronta a valutare una revisione della direttiva sull’IVA con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo dell’economia circolare.
Bruxelles ha annunciato l’imminente avvio di una consultazione pubblica che, entro la fine del terzo trimestre 2026 – quindi entro la fine di settembre – dovrà raccogliere i contributi dei portatori d’interesse pubblici e privati. L’obiettivo è arrivare al primo trimestre del 2027 con una proposta di direttiva da sottoporre al Consiglio – che dovrà votarla all’unanimità – dopo aver consultato Parlamento e Comitato economico e sociale dell’Ue. L’iniziativa, ha comunicato la Commissione, “si concentrerà sul trattamento IVA dei beni usati e delle filiere produttive circolari, sulla distruzione di beni ancora utilizzabili e sulle norme relative alla detrazione dell’IVA per le autovetture”.
Al momento non esiste nell’ordinamento europeo un regime IVA generale costruito in funzione della sostenibilità o della circolarità dei prodotti, a eccezione della facoltà riconosciuta agli Stati membri di applicare aliquote ridotte a una serie di servizi di riparazione, tra cui quelli relativi a biciclette, calzature, abbigliamento, biancheria e determinati apparecchi domestici. Non esiste, ad esempio, una categoria specifica dedicata alle materie prime seconde o ai prodotti con contenuto riciclato. Nel 2023 una proposta in questo senso era stata avanzata dalla Repubblica Ceca in occasione di una riunione del Consiglio ambiente dell’Ue (la proposta era IVA al 12% sui prodotti con contenuto di riciclato) ma l’iniziativa non aveva trovato terreno fertile nei piani politici della Commissione. Ora le cose sembrano essere cambiate.
La proposta di revisione della direttiva sull’IVA (se il calendario annunciato dalla Commissione dovesse essere confermato) seguirebbe infatti a stretto giro la presentazione dell’atteso Circular Economy Act, lo strumento legislativo con il quale Bruxelles vuole puntare a rilanciare il mercato dei prodotti e servizi circolari in Ue per tenere assieme decarbonizzazione industriale, competitività e resilienza dell’economia.
Tra gli obiettivi anche quello di aumentare la domanda interna di materiali riciclati. Finalità, quest’ultima, che secondo il Comitato economico e sociale dell’Ue potrebbe essere raggiunta anche valutando “la possibilità di esentare dall’IVA le materie prime secondarie”. Un’appello, quello a un regime IVA premiale per i materiali secondari, lanciato a più riprese anche dalle associazioni industriali del riciclo, anche in relazione alla crisi di competitività che ha investito il settore delle plastiche.
La strada per la costruzione di un nuovo regime di IVA agevolata per l’economia circolare è in ogni caso ancora lunga. Prima c’è da fare i conti con il nodo delle definizioni e della loro armonizzazione in tutti gli Stati membri, viste le “difficoltà nel definire i beni usati e ricondizionati, che sono soggetti a frodi”, come emerso lo scorso 25 giugno in occasione di una riunione del tavolo di lavoro Ue sull’IVA. Un nodo che secondo gli esperti si estenderebbe anche al perimetro dei materiali riciclati. Poi ci sarà da incassare il voto favorevole all’unanimità da parte degli Stati membri. “L’iniziativa – spiega dal canto suo la Commissione Ue – garantirà che le eventuali soluzioni rimangano proporzionate, a prova di frode e compatibili con i principi e la struttura del sistema comune dell’IVA”.





