Al Forum Erion 2026 presentato il rapporto “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”: le imprese green risultano più solide del 28% sotto il profilo creditizio
Le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare risultano più solide del 28% sotto il profilo creditizio e registrano una liquidità netta superiore di 1,5 volte rispetto alle imprese tradizionali. È quanto emerge dal rapporto “Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato durante il Forum Erion 2026, che si è tenuto al Palazzo della Cancelleria di Roma.
Dall’analisi emerge inoltre che le imprese circolari presentano un livello di indebitamento inferiore del 6% e una maggiore capacità di copertura del debito tramite il risultato operativo (+24%). Proprio per questo, nonostante un contesto geopolitico definito come “era dei predatori”, in cui il controllo delle risorse e delle infrastrutture rappresenta un vantaggio competitivo determinante, il 75,5% delle aziende considera opportuno mantenere o aumentare gli impegni legati alla sostenibilità, mentre il 68,6% afferma di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni.
La sostenibilità si conferma quindi un elemento sempre più strategico per la competitività delle imprese, che chiedono strumenti e politiche adeguate per trasformare gli obiettivi ambientali in occasioni di sviluppo e innovazione. Quasi il 60% delle aziende coinvolte nello studio ritiene infatti necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, misure sui costi energetici, semplificazioni autorizzative e supporto alle tecnologie pulite. Nessuna delle imprese intervistate considera invece prioritaria una riduzione dell’intervento pubblico. Gli incentivi vengono indicati dagli operatori come lo strumento più efficace per accompagnare la transizione, soprattutto nei settori dell’innovazione tecnologica sostenibile (63,7%), dello sviluppo delle competenze (51%), della decarbonizzazione (50%) e dell’accesso ai capitali (45,1%). Gli investimenti pubblici diretti svolgono invece un ruolo complementare, in particolare nei comparti ad alta intensità di capitale.
Secondo le 108 aziende dell’ecosistema Erion coinvolte nello studio, tra le principali pressioni competitive percepite emergono il costo dell’energia, l’innovazione sostenibile e gli standard ambientali di prodotto. Per oltre l’88% degli intervistati, la pressione maggiore riguarda il piano energetico, soprattutto in termini di efficienza e costi dell’energia. Seguono l’innovazione sostenibile, indicata dall’83% delle imprese, e gli standard ambientali di prodotto (82%). Nel complesso, circa un’azienda su quattro segnala già oggi un elevato livello di esposizione competitiva legato ai temi della sostenibilità nei mercati globali. Lo studio mette però in evidenza anche una mancata piena convergenza tra imprese e istituzioni sulle priorità della transizione sostenibile. Le principali divergenze riguardano soprattutto gli strumenti ritenuti necessari per consentire alle aziende di raggiungere gli obiettivi fissati e, in particolare, la complessità normativa che caratterizza questi ambiti. Se da un lato le priorità strategiche risultano ampiamente condivise, con livelli di allineamento compresi tra l’83,9% e il 95,7%, dall’altro emergono criticità sul fronte delle misure operative. Gli interventi destinati all’innovazione sostenibile e all’accesso al capitale rispondono infatti alle necessità delle imprese rispettivamente solo nel 59,4% e nel 62% dei casi.
Il rapporto evidenzia inoltre come gli standard europei di sostenibilità producano effetti differenti tra i vari comparti produttivi. Oltre il 54% delle imprese riconosce infatti impatti “a più velocità”: il 30% prevede svantaggi nel breve periodo compensati però da benefici futuri, mentre il 24% ritiene che l’attuale quadro normativo favorisca alcuni settori penalizzandone altri.
Il report sottolinea anche che negli ultimi 35 anni la produzione normativa europea e nazionale si è concentrata principalmente su decarbonizzazione industriale e competitività energetica (30%), economia circolare e sicurezza delle materie prime (19%), adattamento climatico (16%) e innovazione sostenibile (14%). Tuttavia, la crescente complessità normativa rischia oggi di ridurre l’efficacia degli interventi, soprattutto nei settori legati alla resilienza delle supply chain, alla decarbonizzazione e all’economia circolare. “Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro”, afferma Carlo Cici, partner & head of sustainability di TEHA Group, sottolineando la necessità di “comprendere su quali priorità costruire la futura competitività del sistema produttivo europeo. Nell’era dei Predatori, la transizione deve essere ripensata a partire dalle aree non negoziabili per continuare a competere, innovare e creare valore. Senza dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di procedere lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia delle politiche industriali e degli investimenti privati. Come rispondere? Individuando il giusto equilibrio, dando priorità all’innovazione e contribuendo a ridefinire le regole attraverso un approccio proattivo delle imprese”.In conclusione, TEHA ha presentato sei proposte per orientare istituzioni e aziende: incentivare i comportamenti virtuosi e accompagnare i settori più penalizzati, sostenere l’innovazione, concentrare gli investimenti su pochi ambiti ad alto potenziale, mettere competenze industriali e tecnologiche a disposizione di istituzioni e cittadini, favorire l’aggregazione per competere sui mercati internazionali e rafforzare i meccanismi di ascolto e dialogo tra imprese, policy maker e società.
“Le politiche per la sostenibilità devono essere sviluppate con un approccio pragmatico, concentrandosi su priorità che rappresentano un elemento imprescindibile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain”, spiega Danilo Bonato, direttore sviluppo strategico e relazioni istituzionali di Erion Compliance Organization. Bonato aggiunge inoltre che “la transizione sostenibile non può essere considerata un costo da subire, perché rappresenta una condizione fondamentale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo duraturo. La sfida per l’Europa e per l’Italia consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma componenti integrate della stessa strategia industriale. In questo contesto, sistemi collettivi come quelli dell’ecosistema Erion possono e devono contribuire a rendere la transizione più efficace, supportando le imprese nella gestione delle risorse, nello sviluppo dell’economia circolare e nel raggiungimento degli obiettivi ambientali europei”.





