ReMade ottiene il riconoscimento europeo: più garanzie per il mercato dei materiali riciclati

di

Luigi Palumbo
21/07/2026

Lo schema italiano ReMade ha ricevuto la valutazione positiva di European co-operation for Accreditation, aprendo alla sua adozione oltre i confini nazionali. La certificazione verifica origine, tracciabilità e contenuto riciclato di materiali e prodotti, in una fase in cui l’Ue punta a rafforzare la domanda di materie seconde. Ma il mercato resta fragile, frenato da costi elevati, complessità normative e scarsa competitività rispetto alle materie vergini


Italia in prima linea nel riciclo certificato. Lo schema ReMade per la verifica del contenuto di materiale riciclato e di sottoprodotti nei prodotti supera i confini nazionali e, grazie alla valutazione positiva di European co-operation for Accreditation (l’organizzazione che coordina gli enti nazionali di accreditamento europei) potrà essere applicato in tutti i paesi europei, i paesi Efta ed i paesi affacciati sul Mediterraneo.

Il passaggio consentirà ai 47 enti nazionali aderenti a EA di accreditare organismi di certificazione chiamati a operare secondo le regole dello schema ReMade, che certifica l’origine, la tracciabilità e la quantità di materiale riciclato o di sottoprodotti presenti in materiali, semilavorati e prodotti finiti, compresi quelli costituiti da più componenti. La valutazione prende in esame i flussi di materia all’interno del processo produttivo, la documentazione dei fornitori e il bilancio di massa utilizzato per determinare la percentuale di riciclato dichiarata dall’impresa.

Il riconoscimento arriva in una fase nella quale la verifica delle caratteristiche ambientali dei prodotti, e in particolare del contenuto riciclato, sta assumendo un ruolo sempre più strategico nelle politiche industriali, negli acquisti pubblici e nelle catene internazionali di fornitura. Stando al Clean Industrial Deal dell’Ue la quota di materiali circolari utilizzata dal sistema produttivo dovrà passare dal 12 al 24% entro il 2030 per tenere assieme decarbonizzazione industriale e riduzione della dipendenza da materie prime d’importazione. Un obiettivo che l’Ue punterà a raggiungere anche rafforzando gli acquisti pubblici e il ricorso a percentuali vincolanti di contenuto minimo riciclato nei prodotti. Due fronti sui quali gli schemi di certificazione risulteranno determinanti.

Trasparenza e veridicità delle dichiarazioni ambientali assumono un ruolo sempre più rilevante nella normativa europea – dichiara Simona Fontana, presidente della Fondazione ReMade – questo risultato rafforza le imprese che hanno scelto la circolarità e intendono crescere nel mercato europeo attraverso un linguaggio comune. Allo stesso tempo, ci prepara all’auspicata definizione di Criteri Ambientali Minimi europei per gli acquisti delle pubbliche amministrazioni, che possono rappresentare un importante volano per lo sviluppo dell’economia circolare“.

Nell’attesa delle future leve di policy europee – il conto alla rovescia è soprattutto per il Circular Economy Act, che sarà presentato in autunnoil mercato resta ancora lontano dall’integrare strutturalmente i riciclati nelle catene di approvvigionamento. Come emerso da un’indagine condotta su 137 imprese dall’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per ReMade, tra le principali barriere all’impiego di materiali riciclati, i costi di acquisto superiori rispetto alle materie prime vergini raccolgono il 38% delle risposte nelle fasce alte di rilevanza, la complessità normativa e burocratica arriva al 42%, mentre le incertezze sulla qualità delle forniture al 37%.

Secondo lo studio della Scuola Sant’Anna, l’utilizzo di schemi di certificazione può aiutare a ridurre le asimmetrie informative, a rafforzare la fiducia degli acquirenti e a semplificare le procedure amministrative, ma resta la necessità di politiche capaci di sostenere l’acquisto di riciclati agendo anche e soprattutto sui prezzi, con incentivi, criteri premianti nei bandi pubblici e strumenti di compensazione dello svantaggio competitivo delle materie seconde.

Un tema, quello della scarsa competitività dei materiali da riciclo, che sta emergendo con particolare gravità nel comparto delle plastiche, dove la debolezza della domanda di polimeri secondari sta mettendo sotto pressione gli operatori del recupero e i sistemi di raccolta differenziata. A pesare è anche la concorrenza dei polimeri riciclati a buon mercato d’importazione extra-Ue – provenienti principalmente dal far-east – spesso sprovvisti di solide credenziali di tracciabilità. Anche su questo terreno gli schemi di certificazione sono destinati ad assumere un ruolo sempre più centrale. Il riconoscimento europeo di ReMade aggiunge un tassello ulteriore all’infrastruttura di garanzia necessaria alla crescita del mercato dei prodotti circolari e alla tutela dei soggetti pubblici e privati che sceglieranno di puntare sul riciclato.

Leggi anche

End of Waste plastica raccolta in mare, al via la consultazione

di

Elvira Iadanza

Cartoni per bevande, in Italia il riciclo è totale. Ma la sfida si sposta su raccolta e selezione

di

Redazione Ricicla.tv

La crisi del riciclo della plastica arriva in Parlamento. L’opposizione presenta due interrogazioni parlamentari

di

Elvira Iadanza

Bioplastiche, il governo tira dritto: filiera soddisfatta, ma resta lo scontro con Bruxelles

di

Redazione Ricicla.tv