Rifiuti urbani, crescono i costi a carico delle famiglie

di Elvira Iadanza 01/12/2025

Il rapporto di Cittadinanzattiva fotografa aumenti pari al 3,3% rispetto all’anno scorso. La Tari più cara a Catania, la più economica a Trento e Udine


Aumentano i costi sostenuti dalle famiglie per il servizio di gestione dei rifiuti urbani. Nel 2025 la spesa media è stata di 340 euro, in aumento del 3,3% rispetto al 2024, quando il costo medio si era attestato a 329 euro. A calcolarlo è l’Osservatorio Prezzi&Tariffe nel Dossier Rifiuti di Cittadinanzattiva.

Il dato, si legge nel report, si riferisce a una famiglia tipo composta da tre persone residenti in un’abitazione di 100 metri quadri, e include Iva, addizionali provinciali e componenti perequative introdotte da Arera, tra cui figura, come novità dell’anno in corso, la componente UR3, per la copertura del Bonus sociale rifiuti, che ha pesato, sui conti dei cittadini, 6 euro per utenza/anno. Anche alla luce di questa nuova voce di spesa, il dossier evidenzia aumenti su tutto il territorio nazionale, “con segni più in 95 capoluoghi, diminuzioni in 14, resta invece invariato un solo capoluogo”.

Tra i capoluoghi con la Tari più salata troviamo Catania (602 €), Pisa (557 €), Genova (509 €) e Napoli (496 €), agli estremi della classifica, invece, e con le tariffe meno care sono Cremona (196 €), Udine e Trento (199 €). Questo risparmio è dovuto, secondo il rapporto, alla presenza di “sistemi di raccolta efficienti e di tariffazione puntuale”.

Gli aumenti più significativi della tassa sui rifiuti, rispetto al 2024, si registrano a Reggio Emilia (+15,1%), Ferrara (+13,8%) e Siena (+12,9%), mentre i cali maggiori si registrano a Modena (–12,3%), Cagliari (–7,6%) e Milano (–7,5%). Guardando alle macroaree, in generale la spesa per la gestione dei rifiuti è più salata al Sud, con un costo medio di 385 euro, superiore del 33% rispetto al Nord, che registra un costo annuo di 290 euro. Il Centro si colloca al secondo posto con 364 euro.

Secondo Cittadinanzattiva la fotografia che emerge da questa edizione del dossier mostra come “la spesa per la gestione dei rifiuti resti fortemente condizionata da fattori territoriali e strutturali”, quali l’efficienza del servizio e la disponibilità impiantistica, la diffusione (ancora limitata) della tariffazione puntuale, le diverse capacità amministrative dei Comuni e degli enti d’ambito e, in ultimo, la trasparenza nei confronti dei cittadini.

“Secondo l’indagine Arera 2024, solo il 57% degli italiani ritiene adeguato il servizio di raccolta rifiuti rispetto al prezzo pagato. A nostro avviso, per aumentare la fiducia dei cittadini, occorre migliorare in trasparenza e in una comunicazione chiara e accessibile: i cittadini informati tendono a partecipare di più, a differenziare meglio e a considerare la TARI come un servizio e non come una tassa”, spiega Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva che aggiunge “Per questo riteniamo fondamentale agire in quattro direzioni. Due più generali, finalizzate a ridurre le disuguaglianze territoriali, e due più specifiche, come ad esempio rendere strutturale la tariffazione puntuale (Tarip), premiando cittadini e Comuni virtuosi e introducendo incentivi misurabili. Infine bisogna consolidare la trasparenza, attraverso l’uso sistematico del Portale Tari e la rendicontazione pubblica dei costi e dei risultati ambientali”.

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