sogin

Nucleare, il decommissioning è a un terzo del cammino

Secondo i dati comunicati da Sogin, lo smantellamento delle installazioni nucleari italiane è al 35,5%. Nel 2021 i lavori sono costati 120 milioni di euro. Nel frattempo prosegue la consultazione pubblica per la localizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive

Il processo di smantellamento definitivo delle ex installazioni nucleari italiane è a un terzo del suo cammino. A quasi trentacinque anni dal referendum che pose fine alla stagione dell’atomo in Italia, e a ventidue dall’inizio delle operazioni di decommissioning i lavori sono al 35,5%, con un’accelerazione nell’ultimo anno che ha fatto registrare costi di avanzamento per 120 milioni di euro. Si tratta del miglior risultato dalla data di costituzione di Sogin, società di Stato responsabile della dismissione del patrimonio nucleare italiano e della costruzione e gestione del futuro deposito nazionale delle scorie radioattive, sulla cui localizzazione nel 2021 è stato avviato il lungo e complesso iter di consultazione pubblica.

Stando a quanto comunicato al consiglio di amministrazione di Sogin dall’amministratore delegato Emanuele Fontani nonostante le difficoltà legate alla pandemia nel 2021 i lavori di decommissioning sono avanzati del 7,2%, oltre le stime del 6,6%, confermando le previsioni del piano industriale 2020-2025. Tra i principali interventi l’entrata in esercizio dell’impianto Leco per estrarre e condizionare i fanghi radioattivi nella ex centrale di Latina, ma anche la ripresa, dopo lo stop del 2017 causa contenzioso con l’impresa appaltatrice, dei lavori di realizzazione dell’impianto di cementificazione dei 130 metri cubi di rifiuti liquidi nel sito Eurex di Saluggia, dov’è attualmente custodita la fetta principale della radioattività presente sul territorio nazionale, pari a oltre 2 milioni di gigabecquerel, secondo l’ultimo inventario dell’Isin. Tra le operazioni di smantellamento in fase più avanzata quella dell’impianto di fabbricazione del combustibile nucleare a Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, che fa registrare un tasso di completamento dei lavori superiore all’80%, quasi il doppio di quello della ex centrale del Garigliano, dismessa per il 47%.

L’ultimo ‘piano vita intera’ della società indica nel 2035 la data di fine dei lavori di decommissioning, per un costo complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 7,2 miliardi di euro. Quasi il doppio rispetto ai 4,47 miliardi stimati nel piano del 2008, che collocava il termine dei lavori nel 2019. Secondo quanto dichiarato dall’authority di regolazione dell’energia ARERA nel corso di un’audizione in Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, tra le principali cause del rallentamento delle operazioni e dell’aumento dei costi di gestione, coperti da una specifica componente della bolletta elettrica, ci sarebbero anche i ritardi nell’iter di individuazione del sito per il deposito nazionale. Un processo che, dopo anni di rinvii e false partenze, nel 2021 è entrato nel vivo con l’avvio della grande consultazione pubblica sulla localizzazione, partita con la pubblicazione della carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare la struttura, la CNAPI.

La prima fase, quella del seminario nazionale, si è svolta dal 7 settembre al 24 novembre registrando “un’ampia adesione – spiega Sogin – con oltre 160 partecipanti e gli interventi dei rappresentanti qualificati di Istituzioni, Enti locali, associazioni, comitati, organizzazioni datoriali e sindacali dei territori e di singoli cittadini”. La pubblicazione degli atti, online dallo scorso 15 dicembre, ha aperto la seconda fase della consultazione che porterà alla predisposizione della CNAI, la carta nazionale delle aree idonee. “Tutte le Regioni fin qui interpellate – ricorda la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in una relazione approvata nei giorni scorsi – hanno espresso un diniego, in termini più o meno perentori, alla installazione del deposito nazionale, scaturito da referendum, delibere diffuse degli Enti locali a vari livelli e posizioni espresse da organizzazioni locali”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *