Il Ministero dell’Ambiente conferma che gli investimenti Pnrr per il biometano, insieme a quelli per comunità energetiche e fotovoltaico, avranno una nuova scadenza al 2029 grazie alla rimodulazione del Piano in via di approvazione da parte dell’Ecofin
Il tempo limite per la messa a terra degli investimenti finanziati dal Pnrr per la costruzione e ammodernamento di impianti di biometano sarà esteso fino al 2029. Lo ha chiarito il direttore generale mercati e infrastrutture energetiche del Ministero dell’Ambiente Alessandro Noce intervenendo alla presentazione del rapporto WAS di Althesys. La nuova scadenza è collegata alla rimodulazione del Pnrr, la sesta e ultima, che dopo essere stata approvata dalla Commissione ora è al vaglio del Consiglio Ue. “L’Ecofin in corso – ha spiegato Noce – sta autorizzando la revisione del Piano”. L’iter è quasi concluso. Lo scorso 25 novembre è arrivato il via libera tecnico dei consiglieri finanziari, oggi sarà il Coreper, il gruppo dei 27 ambasciatori degli Stati membri, a licenziare il testo, mentre l’approvazione definitiva arriverà al Consiglio Ecofin del prossimo 12 dicembre. Ma a quel punto sarà poco più di una formalità.
Tra le misure previste dalla rimodulazione Pnrr c’è “l’estensione di alcuni investimenti del Pnrr fino al 2029 – ha ricordato Noce – in particolare comunità energetiche rinnovabili, fotovoltaico e biometano“. Ovvero tre delle linee di investimento che rischiano di non rispettare la rigida scadenza fissata dall’Ue al giugno 2026 e che per questo l’Italia ha proposto di trasformare in ‘facility’, ovvero in strumenti finanziari con un orizzonte temporale più ampio da affidare a soggetti attuatori pubblici come Invitalia o Gse. “Attraverso il Gse i soldi che non sono stati spesi finora verranno messi su un fondo. Entro giugno 2026 lo Stato dovrà trasferire le risorse al Gestore, che a sua volta potrà gestirli fino al 2029“. Lo strumento finanziario per il biometano, nello specifico, cuberà 2,2 miliardi di euro.
Se la rimodulazione dell’investimento sulle comunità rinnovabili sta generando aspre polemiche, quella sul biometano farà di sicuro piacere alle circa 550 imprese assegnatarie degli incentivi. Da tempo infatti gli operatori hanno lanciato l’allarme per il rischio di non riuscire a rispettare la scadenza del giugno 2026, cosa che gli farebbe perdere il diritto alla parte più ambita dell’incentivo, ovvero il contributo a fondo perduto del 40% dei costi d’intervento. Da qui la scelta del governo (caldeggiata dalla Commissione europea) di trasformare l’investimento in uno strumento finanziario più flessibile e il target inizialmente concordato con l’Ue, quello dei 2,3 miliardi di metri cubi di nuova capacità produttiva, in una milestone amministrativa, ovvero la sottoscrizione degli atti d’obbligo con le imprese aggiudicatarie degli incentivi fino a impegnare tutte le risorse disponibili. “Se chiudiamo tutte le iniziative finanziate dal Pnrr arriveremo a circa 2 miliardi di metri cubi“, ha chiarito però Noce. Non troppo distante, quindi, dal target originario. Anche perché “probabilmente ci saranno altre aste”, ha aggiunto.


