Il report ‘Ambiente Urbano’ dell’Istituto di Statistica fotografa l’andamento della raccolta differenziata nel 2023: Solo in 64 capoluoghi si differenzia il 65% del pattume
Nel 2023 è tornata ad aumentare la produzione di rifiuti urbani in Italia. A fare i conti è l’Istat nel rapporto ‘Ambiente Urbano‘ pubblicato lo scorso 8 luglio in cui viene analizzato il livello ‘green’ dei 109 comuni capoluogo di provincia e città metropolitane del nostro Paese. La produzione di rifiuti domestici è aumentata nella stessa misura del Pil (+0,7% rispetto all’anno precedente). Non si registrano progressi, sottolinea il rapporto “nel disaccoppiamento tra produzione di rifiuti urbani e crescita economica, obiettivo a cui mirano le politiche europee”.
Nell’anno preso in esame dall’Istituto di Statistica è emerso che in totale sono state prodotte 29,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari a 496,2 kg per abitante (+4,0 kg rispetto al 2022). Numeri ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia, quando ogni cittadino produceva oltre sei chili di rifiuti in più. Nei comuni capoluogo, dove risiede il 29,7% della popolazione, si produce il 31,9% dei rifiuti urbani per una quantità pro-capite pari a 533,6 kg/ab (-2,8 kg/ab. rispetto al 2022), numeri ben lontani dalle quantità pre-Covid (556,8 kg/ab. nel 2019).
Istat analizza anche la mole di rifiuti prodotti nelle tre macroaree d’Italia: calano le quantità di rifiuti urbani prodotti al Sud e nelle Isole (-10,6 kg/ab. Sul 2022), mentre aumentano quelli prodotti nel Nord-ovest e nel Nord-est (rispettivamente +6,6 e +1,4 kg/ab.). I numeri, invece, restano stabili al Centro (+0,4 kg/ab). Il calo, certifica l’Istat, è più accentuato nei capoluoghi di provincia (-4,8 kg/ab) ) rispetto alle città metropolitane, con un -1,1 chili per abitanti.
Il report poi punta il focus sui progressi della raccolta differenziata e del raggiungimento dei target fissati per legge. Nel 2023 la quota di pattume finita tra la raccolta differenziata è del 66,6%, con dati pro-capite in aumento rispetto al 2022, ma, evidenzia l’Istat, solo il 62,9% risiede in comuni che hanno traguardato l’obiettivo del 65% di differenziata. Anche i target proposti da Bruxelles sul riciclo vengono rispettati. Il tasso di preparazione al riutilizzo e al riciclo dei rifiuti urbani è del 50,8% (+1,6% sul 2022) e supera il target del 50% fissato dall’Ue al 2020 (55% al 2025).
Nei comuni capoluogo la quota di raccolta differenziata è del 56,9% (+1,8% rispetto al 2022), in crescita in tutte le ripartizioni. Gli aumenti più significativi – certifica Istat – si rilevano nel Nord-est con il 71,4%, seguito dal Nord-ovest (62,0%) e dal Centro (54,0%). Restano indietro il Sud (47,7%) e le Isole (41,8%), che però guadagnano rispettivamente +1,1 e +3,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente a quello preso in esame.
Guardando alle singole città i maggiori progressi in un anno sono stati fatti a Catania (+12,7% sul 2022), che però raggiunge solo il 34,7% di differenziata, e a Bologna (+9,7%) che tocca così quota 72,9% di tasso di riciclo. Il target del 65% di rifiuti correttamente separati, fissato dal D.Lgs. 152/2006, è raggiunto in soli 64 capoluoghi (dove risiede tuttavia solo il 9,7% della popolazione italiana), mentre nei capoluoghi metropolitani meno della metà dei rifiuti urbani è oggetto di raccolta differenziata (48,9% contro il 66% degli altri capoluoghi).


