La Commissione europea ha pubblicato la revisione del Piano d’azione “Zero Pollution”: gli Stati membri devono agire rapidamente e con decisione se si vogliono raggiungere gli di riduzione dell’inquinamento entro il 2030 anche perchè, scrive Bruxelles, “il cambiamento climatico e il degrado ambientale continuano a influenzare la competitività, l’economia e la resilienza dell’Europa”
“La competitività europea soffre a causa della lenta attuazione delle leggi sull’inquinamento”: è questo uno dei messaggi chiave che emergono dal rapporto sullo stato di attuazione del Piano d’azione ‘Inquinamento zero’ dell’Ue, la strategia lanciata nel 2021 dalla Commissione per portare entro il 2050 l’inquinamento di aria, suolo e acqua su livelli “non più considerati dannosi per la salute dell’uomo e degli ecosistemi naturali”, fissando una serie di target intermedi al 2030.
Stando al rapporto pubblicato oggi dalla Commissione, i progressi registrati negli Stati membri “sono incoraggianti, seppur contrastanti”. Se inquinamento atmosferico, l’uso di pesticidi, l’antimicrobico resistenza e l’inquinamento da plastica in mare risultano significativamente ridotti, il rumore, l’inquinamento delle acque da nutrienti, e i rifiuti sono invece stabili, mentre aumenta l’inquinamento da microplastiche. Un quadro a fronte del quale, scrive Bruxelles, “gli Stati membri devono agire rapidamente e con decisione”.
Serve un cambio di passo, scrive la Commissione, anche perché in ballo non c’è solo l’ambiente ma la competitività dell’economia Ue. Oltre a sottolineare lo stretto legame tra tutela ambientale e salute pubblica – evidenziando quanto la riduzione dell’inquinamento atmosferico, idrico, del suolo e acustico apporti benefici immediati per la qualità della vita umana e degli ecosistemi – Bruxelles ricorda infatti che la tutela dell’ambiente è anche una questione economica. “Il cambiamento climatico e il degrado ambientale – scrive la Commissione – continuano a influenzare la competitività, l’economia e la resilienza dell’Europa”. Di conseguenza “un ambiente pulito è un prerequisito per un’economia competitiva e sostenibile che sia a vantaggio sia delle persone che del pianeta”.
Considerazioni in linea con il nuovo corso delle politiche Ue, che puntano a tenere assieme sostenibilità ambientale e competitività industriale, soprattutto spingendo sul settore delle clean tech. Una prospettiva che si riflette anche nei numeri: l’economia ambientale dell’Unione europea, riporta il testo licenziato dalla Commissione, ha continuato, nel 2022, a crescere più rapidamente dell’economia nel suo complesso, sia in termini di occupazione che di valore aggiunto. Una conferma che, si legge nel rapporto, “sostenendo le industrie verdi, riqualificando la forza lavoro, ridefinendo modelli di business e riducendo gli oneri amministrativi, in particolare per le piccole e medie imprese, le società possono conseguire una prosperità sostenibile e una maggiore competitività”.
Tra le misure necessarie c’è, quindi, il bisogno di sostenere ancora di più l’ecoinnovazione, che nel Vecchio Continente è già altamente sviluppata, ma che ha bisogno di essere valorizzata attraverso applicazioni commerciali, così da sostenere la capacità di essere concorrenziale dell’economia verde ad alta tecnologia. Per raggiungere questi scopi, ricorda la Commissione, gli investimenti sono essenziali “per liberare il potenziale di innovazione”: attualmente, il potenziale divario di investimenti per l’attuazione della legislazione ambientale dell’Ue è di 58 miliardi di euro all’anno, corrispondente allo 0,4% del prodotto interno lordo dell’Unione.
Secondo la Commissione, il nuovo Quadro finanziario pluriennale offre nuove opportunità di finanziamenti pubblici iniziali, anche se, per raggiungere gli obiettivi prefissi, è necessario che ci siano anche investimenti privati. Intanto, anche il World Economic Forum ha evidenziato come ormai l’80% delle imprese globali integri la sostenibilità nelle proprie strategie di innovazione. “L’Europa ha alcune delle leggi più ambiziose al mondo per contrastare l’inquinamento e stanno già producendo benefici concreti per la salute delle persone e per la nostra economia. Ma dobbiamo agire con decisione per tutti gli europei”, ha commentato la Commissaria per l’ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva, Jessika Roswall.


