Rifiuti, Cingolani: “Su ‘regional divide’ serve progetto speciale” senza approcci ideologici

“Per le Regioni che sono rimaste indietro serve un piano speciale, strategico”. Lo ha dichiarato il Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani alla presentazione del rapporto Anci-Conai 2020. E sulle soluzioni aggiunge: “Non ho approccio ideologico, la questione ambientale è innanzitutto un problema ‘termodinamico’”

“Soffriamo di un ‘regional divide’: serve un grande progetto strategico per le aree del Paese in maggiore difficoltà”. È in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto sull’andamento delle buone pratiche di raccolta differenziata e riciclo nei Comuni che hanno sottoscritto l’accordo quadro Anci-Conai che il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani torna a sottolineare l’urgenza di un intervento nazionale per ripianare le disparità territoriali sul fronte della gestione dei rifiuti. Disparità stigmatizzate anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che tra le riforme fondamentali per il settore prevede proprio l’adozione di due strumenti di pianificazione: la strategia nazionale sull’economia circolare e il Programma nazionale di gestione dei rifiuti.

“Il Pnrr – ha ricordato Cingolani – prevede 1,5 miliardi di euro per un cinquantina di progetti per nuovi impianti di trattamento di rifiuti e per il riammodernamento di quelli esistenti e 600 milioni per progetti ‘faro’ necessari ad aumentare la nostra capacità di riciclo per frazioni come carta, plastica e tessile. Per le Regioni che sono rimaste indietro però serve un piano speciale. So che qualunque cosa dica verrà usata contro di me ma non riesco ad avere un approccio ideologico sul tema dell’ambiente, che è innanzitutto un problema ‘termodinamico’” ha aggiunto, lasciando intendere di non avere preclusioni rispetto alle possibili soluzioni da mettere in campo, incluso il recupero energetico delle frazioni non riciclabili. Anche perché nei territori in ritardo, ha spiegato, “proprio perché parliamo di transizione, in una fase iniziale non si può pretendere che si vada ai livelli di differenziazione che abbiamo in altre zone”.

Venendo ai numeri, il rapporto sull’andamento dell’accordo quadro Anci-Conai indica come nel 2019 la differenziata abbia raggiunto il 61,69%, in crescita del 3,5% sull’anno precedente, con quasi 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio raccolte dal servizio pubblico e avviate a riciclo dai consorzi di filiera, in aumento del 18% rispetto al 2018. Per tutti i materiali ad eccezione della plastica risultano raggiunti e in alcuni casi superati gli ambiziosi obiettivi di riciclo al 2025 e al 2030 fissati dalle direttive europee sull’economia circolare, ma restano profonde le disparità territoriali. Tra le Regioni in testa il Veneto, che nel 2019 ha superato il 75,22% di raccolta differenziata, mentre la maglia nera va ancora una volta alla Sicilia ferma al 38,3%. Complessivamente, le regioni del Nord raccolgono il 53,8% di tutto quando viene differenziato in Italia, mentre sia quelle del Centro che quelle del Sud pesano per il 18% e le Isole per l’8,7%.

“Serve uno sforzo congiunto – ha osservato Enzo Bianco, Presidente del Consiglio nazionale Anci – visto che dai rapporti emerge a livello nazionale, la convivenza di due macroaree: Nord e Centro-Sud. La prima continua ad avere ottimi livelli di raccolta sia quantitativa che qualitativa, il Centro ha fatto passi avanti mentre il Sud sconta carenze e ritardi. Colmare il gap non è solo possibile ma necessario al sistema Paese: auspichiamo che il Pnnr con le sue risorse contribuisca a colmare il divario”. “Uno dei nostri obiettivi principali – ha spiegato il presidente di Conai Luca Ruini – è migliorare in qualità e in quantità la raccolta differenziata, sostenendo soprattutto il percorso che molti Comuni del Sud stanno facendo per arrivare a risultati paragonabili a quelli del Nord. Aiutandoli non solo a intercettare le risorse in arrivo dall’Europa, ma anche a sviluppare competenze adeguate”.

E a proposito delle direttive europee sull’economia circolare, Anci torna a lanciare l’allarme per il nuovo regime tariffario introdotto dal decreto legislativo 116 del 2020. “Questo decreto pone obiettivi sfidanti sul tema del recupero dei rifiuti urbani – ha dichiarato Carlo Salvemini, delegato Anci ai rifiuti – ma non può essere taciuto che vi siano alcune parti che suscitano preoccupazione, come la previsione di fuoriuscita dal servizio pubblico per le utenze non domestiche già a partire da quest’anno. Una previsione che determina il concreto rischio di aggravio della tariffa rifiuti per i cittadini. Come Anci accogliamo con grande favore la disponibilità già manifestataci dal ministro Cingolani ad istituire un tavolo tecnico permanente per supportare la transizione al nuovo sistema di gestione”.

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