Rifiuti elettrici, la crisi delle materie prime spinge il mercato parallelo

Nel 2021 l’impennata delle quotazioni delle materie prime ha stimolato l’appetito del mercato parallelo dei rifiuti elettrici ed elettronici, che ha drenato Raee al sistema ufficiale a un ritmo superiore rispetto a quello degli anni precedenti. Cali del 3,8% per il principale sistema collettivo italiano Erion, che ha comunque garantito il recupero di oltre 238mila tonnellate di materie prime seconde

La crisi degli approvvigionamenti nei giorni della ripartenza post covid ha fatto schizzare in alto i valori delle materie prime e con loro il mercato parallelo dei rifiuti da apparecchiature elettroniche, che nel 2021 ha drenato Raee al canale ufficiale della raccolta a un ritmo di gran lunga superiore rispetto a quello degli anni precedenti. Lo dimostrano i dati dell’ultimo report di sostenibilità di Erion, principale sistema collettivo italiano, che lo scorso anno ha registrato un calo del 3,8% delle quantità raccolte, pari a 290mila 880 tonnellate, tra Raee domestici, professionali, pile e accumulatori. Quotazioni in aumento per le principali materie prime contenute nei Raee (+50% ferro, 27% alluminio e 45% rame), spiega Erion, hanno reso i rifiuti elettrici ed elettronici “più appetibili per tutti quei soggetti che intercettano tale tipologia di rifiuto in base a logiche esclusivamente economiche, senza garantire gli elevati standard di gestione e qualità del trattamento previsto dal sistema formale”. Ovvero smantellando i Raee alla buona per strapparvi tutto quanto può essere facilmente e rapidamente monetizzato e smaltendo spesso in maniera abusiva ciò che resta. Un’emorragia che nel caso dei Raee domestici, oltre 266mila tonnellate, in crescita dell’1%, è stata solo parzialmente tamponata dai forti aumenti nella raccolta di apparecchiature televisive dismesse, cresciute del 12% per effetto del ‘bonus tv’.

Nonostante la concorrenza del mercato clandestino, Erion è riuscito a garantire il riciclo dell’89,4% del totale di Raee domestici gestiti, reimmettendo nei cicli produttivi oltre 238mila tonnellate di materie prime seconde di cui 134mila tonnellate di ferro, ma anche plastica, rame e alluminio. Oltre a rappresentare un comparto sempre più strategico per l’approvvigionamento di materie prime, tanto più nei giorni della crisi globale delle catene del valore, la filiera della raccolta e del corretto trattamento dei Raee rappresenta un alleato prezioso sui due principali fronti delle politiche ambientali europee: energia e clima. L’attività svolta da Erion nel 2021 ha infatti evitato l’immissione in atmosfera di quasi 1,8 milioni di tonnellate di CO(corrispondenti alle emissioni generate dal parco veicolare dell’intera provincia di Milano per 65 giorni), con un risparmio di più di 400 milioni di kWh di energia (pari al consumo elettrico annuo di una città di più di 360mila abitanti, come Firenze). E visto che la lotta alle emissioni e ai consumi passano anche per le scelte delle singole aziende, Erion ha incentivato i propri partner ad adottare comportamenti più sostenibili. In particolare, nel 2021 gli impianti di trattamento si sono approvvigionati per il 75% da fonti di energia rinnovabile, determinando così una riduzione del 65,2% delle emissioni generate dal trattamento, mentre sul fronte della logistica, invece, grazie agli incentivi per la scelta di mezzi meno inquinanti, i fornitori hanno percorso il 90,4% dei km delle proprie tratte con mezzi di classe superiore a Euro 4 (in aumento rispetto al 2020).

“I risultati presentati nel bilancio di sostenibilità 2021 di Erion raccontano l’importanza del corretto trattamento dei Raee, sia in termini di benefici ambientali, sia per il contributo che questi possono dare allo sviluppo economico del nostro Paese – ha dichiarato Dario Bisogni, Presidente di Erion WEEE – sono, tuttavia, risultati in chiaroscuro, perché mettono in luce ancora una volta le conseguenze del fenomeno dei flussi paralleli che, se non contrastato da adeguati controlli, contribuisce ad allontanare l’Italia dal target di raccolta fissato dall’Unione Europea (più di 10 kg pro-capite all’anno) e impedisce di rimettere in circolo materie prime seconde importanti per superare la carenza e la dipendenza da altri Paesi. Per questa ragione, come ribadito dall’intera filiera attraverso il ‘Libro Bianco sui RAEE’, chiediamo al Governo e al Parlamento un intervento concreto nell’attuare azioni di miglioramento sia per quanto riguarda la normativa, che per quanto concerne l’enforcement del sistema Raee italiano”.

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