Rifiuti, Istat: “Capoluoghi in ritardo sulle politiche di prevenzione”

Stando all’ultimo dossier Ambiente Urbano di Istat nei comuni capoluogo i cittadini hanno prodotto più rifiuti che nel resto d’Italia, mentre scarseggiano le misure di prevenzione e la tariffa puntuale è stata adottata da poco più del 10% dei comuni potenzialmente idonei

Tanti rifiuti e poche politiche di prevenzione e incentivazione al riciclo. I comuni capoluogo d’Italia non brillano per l’efficacia delle soluzioni messe in campo per promuovere una gestione circolare del pattume urbano. Lo rileva Istat nell’ultimo dossier Ambiente Urbano riferito al 2019, stando al quale pur essendo diminuita dal 2006 al 2016 la produzione di rifiuti sarebbe rimasta da allora stabile, con 10 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (-0,1% sul 2018) pari a 559,8 kg per abitante, ovvero il 10% in più rispetto alla media nazionale. Sotto la media invece la raccolta differenziata, al 52% nei comuni capoluogo e al 61,3% a livello nazionale, con il “consueto divario fra le ripartizioni” scrive Istat: 61,7% nel Nord, 51,7% nel Centro e 37,3% nel Mezzogiorno.

“Al fine di disaccoppiare ciclo economico e pressione ambientale dovuta ai rifiuti, favorendo l’economia
circolare, l’Unione europea mette al primo posto prevenzione e riduzione dei rifiuti” scrive l’Istituto, ma i comuni capoluogo hanno difficoltà a calare nella pratica la gerarchia Ue. Poco diffusi i centri per il riuso (presenti nel 38,9% dei capoluoghi) e le iniziative per evitare gli sprechi alimentari tramite accordi tra esercizi commerciali e mercati della solidarietà (37%). In entrambi i casi, la percentuale supera il 50% al Nord. Solo il 27,8% delle città applica riduzioni tariffarie alle utenze non domestiche che devolvono in beneficienza generi alimentari non deteriorati o prodotti dismessi.

Non va meglio se si guarda all’adozione dei sistemi di tariffazione puntuale, uno degli strumenti più efficaci per incentivare i cittadini a ridurre la quota di rifiuti urbani prodotti, soprattutto rispetto alle frazioni indifferenziate. Sebbene il 35,2% dei capoluoghi sia dotato di un servizio di raccolta idoneo a tal fine, spiega infatti Istat, meno di un terzo risulta averla applicata nel 2019, nessuno tra quelli metropolitani. Leggermente meglio l’incentivazione al riciclo, Il compostaggio, si legge, viene incentivato, soprattutto con la riduzione delle tariffe delle utenze domestiche, dall’81,5% dei capoluoghi (76,1% nel 2018), senza differenze territoriali. Inoltre, per le utenze non domestiche, il 40,7% dei comuni, soprattutto al Nord, riduce le tariffe per l’avvio al riciclo dei loro rifiuti.

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