Data center, la Commissione Ue propone più efficienza energetica e sostenibilità

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Elvira Iadanza
23/09/2026

Bruxelles apre la consultazione pubblica del regolamento delegato che istituisce un comune sistema di rating per gli standard minimi per i centri di elaborazione dati in Ue


Misurare l’efficienza e la sostenibilità dei data center: la Commissione europea ha aperto la consultazione pubblica per raccogliere pareri e opinioni sul regolamento delegato che istituisce un sistema comune di rating sugli standard minimi di prestazione per i centri di elaborazione dati in Europa.

Avere un sistema comune di classificazione dei data center significa, per la Commissione Ue, aumentare la trasparenza sull’uso dell’energia e sostenerne l’integrazione con la rete europea. Iniziare a misurare l’efficienza dei data center, vuol dire anche riuscire a favorirne lo sviluppo: secondo l’Iea (Agenzia internazionale per l’energia), il loro fabbisogno elettrico nell’Unione potrebbe arrivare a superare il 3% della domanda complessiva entro il 2030, quasi il doppio rispetto ai circa 68 TWh consumati nel 2024, una crescita che potrebbe essere dovuta soprattutto dalla diffusione dell’intelligenza artificiale.

Per Bruxelles i data center sono infrastrutture strategiche, indispensabili per rafforzare l’indipendenza tecnologica e la sovranità digitale europea: è per questo che l’Unione punta a triplicare la propria capacità di calcolo nei prossimi cinque-sette anni. Una crescita, però, che porta con sé criticità concrete: dalla pressione aggiuntiva sulle reti elettriche, al maggiore utilizzo di risorse naturali come l’acqua fino a un non trascurabile contributo alle emissioni di carbonio. Da qui l’esigenza, secondo la Commissione, di garantire che i data center siano altamente efficienti dal punto di vista energetico e idrico e che vengano collegati alla rete in modo intelligente.

Bruxelles, quindi, ha deciso di concentrare la sua attenzione sui data center con una capacità superiore ai 500 kw e di valutarli attraverso l’uso di un’etichetta digitale. Le etichette terranno conto, tra le altre cose, del contributo di ciascun impianto alla rete elettrica: dal riutilizzo del calore di scarto alla capacità di generare energia pulita, fino alla flessibilità nei consumi. Sono i dati a restituire la misura dei benefici che l’efficientamento dei data center potrebbe garantire: recuperare circa metà del calore di scarto prodotto dai centri di elaborazione dati europei equivarrebbe a coprire il fabbisogno di riscaldamento di 4 milioni di famiglie, mentre il migliore utilizzo delle risorse idriche potrebbe ridurre del 50% il consumo di acqua del centro.

Centri più efficienti e sostenibili, quindi, potrebbero contribuire a ridurre il costo complessivo del sistema elettrico, migliorare la stabilità della rete e integrare più energia rinnovabile. I benefici, però, non sarebbero solo ambientali. Una maggiore trasparenza potrebbe favorire il superamento di timori e diffidenze dei cittadini nei confronti delle server farm, pacificando conflitti sociali e sindromi nimby molto comuni quando si tratta di costruzioni di nuovi impianti.

Il testo proposto da Bruxelles dovrà ricevere anche l’ok definitivo dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue. Secondo la Commissione le prime “etichette digitali” per i singoli data center potrebbero vedere la luce già nel 2027.  Un primo riesame del regime è previsto entro la fine del 2028 per valutarne l’efficacia e gli eventuali miglioramenti. Intanto la consultazione sulle norme minime di prestazione energetica per i centri si conclude il 14 dicembre 2026.

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