Decreto bollette, l’allarme: “A rischio 800 impianti a biogas”

di Redazione Ricicla.tv 03/03/2026

Nel corso dell’audizione alla Camera sul decreto bollette, il Consorzio Italiano Biogas lancia l’allarme sugli effetti della revisione dei prezzi minimi garantiti. Secondo il Cib, il tetto alle ore e i nuovi vincoli potrebbero causare la chiusura di circa 800 impianti, compromettendo la riconversione a biometano


Da decreto taglia-bollette a decreto taglia-impianti, con effetti a catena sulla produzione rinnovabile agricola e sugli obiettivi nazionali di decarbonizzazione. È l’allarme lanciato dal Consorzio Italiano Biogas nel corso dell’audizione alla Camera dei deputati sul decreto bollette, dove la revisione dei prezzi minimi garantiti (o pmg), prevista dal governo per alleggerire le tariffe per cittadini e imprese, viene indicata come un potenziale fattore di destabilizzazione per l’intero comparto della produzione di biogas agricolo.

Il nodo principale riguarda l’articolo 5 del decreto, che interviene sul meccanismo dei prezzi minimi garantiti, lo strumento di stabilizzazione dei ricavi dalla vendita di energia rinnovabile pensato soprattutto per i piccoli produttori. Con l’obiettivo di accompagnare gli impianti verso il phase out e contenere l’impatto sulla componente ASOS degli oneri generali di sistema, la proposta del governo è quella di limitare l’applicazione del meccanismo a un numero massimo di ore incentivabili per semestre. Per gli impianti a biogas di potenza superiore a 300 kW, poi, la permanenza o l’accesso al meccanismo dei pmg sarebbe ammessa solo fino al 31 dicembre 2030, a condizione di assumere l’impegno alla riconversione a biometano, secondo modalità che saranno stabilite con decreto dal Ministero dell’Ambiente.

Secondo il Cib, tuttavia, l’attuale formulazione non tiene conto delle “modalità di funzionamento tecnico degli impianti di biogas agricolo che non consentono una produzione sotto-costo, né permettono di accendere e spegnere l’impianto a seconda dei mesi”, ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del Cib. Il rischio è quello di far saltare l’equilibrio economico-finanziario di una parte significativa del parco impianti causando “l’immediata chiusura di circa 800 impianti”, ha detto Gattoni, e compromettendo il percorso di riconversione verso il biometano già avviato da oltre 300 strutture, per le quali il meccanismo di pmg può fare da ponte tra la fine degli incentivi al biogas, la chiusura dei lavori di upgrading degli impianti e l’avvio dell’atteso nuovo ciclo di incentivazione del biometano. Il tutto, stima il Cib, a fronte di un peso sulla componente ASOS delle bollette che, per il pgm, non andrebbe oltre lo 0,9%.

L’appello del Cib è a introdurre correttivi alla norma che garantiscano “maggiore flessibilità gestionale delle risorse, la tutela delle produzioni che derivano da biomasse di filiera e che stimolano la conversione a biometano solo dopo la creazione di un quadro normativo certo per il post-PNRR”. Altro passaggio critico della strategia taglia-bollette di Palazzo Chigi, ha sottolineato il consorzio, riguarda il divieto espresso di trasferire il valore delle cosiddette ‘garanzie di origine’ su altre voci contrattuali nell’ambito dell’autoconsumo diffuso, ovvero delle intese di compravendita tra produttori di biometano e industrie ‘hard to abate’. Pur non mettendo in discussione il divieto, il Cib ha ricordato come il modello dell’autoconsumo diffuso si traduca in maggiori oneri per i produttori, auspicando che nella sottoscrizione dei contratti vengano garantiti in ogni caso principi di flessibilità e il rispetto delle logiche di mercato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *