EPR plastica, il Mase apre il tavolo con le imprese dopo le contestazioni sul nuovo sistema

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Redazione Ricicla.tv
15/05/2026

Il Ministero dell’Ambiente apre al confronto con le categorie produttive sul nuovo regime EPR per i prodotti in plastica dopo le forti contestazioni emerse in consultazione pubblica. Le associazioni chiedono misure proporzionate e sostenibili, temendo nuovi costi per imprese e consumatori senza benefici ambientali concreti


Dopo la richiesta di stop avanzata dalle organizzazioni produttive contro il nuovo regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) per i prodotti in plastica, il Ministero dell’Ambiente apre al confronto con le categorie economiche. Lo fanno sapere le associazioni firmatarie del documento inviato durante la consultazione pubblica – Agci, Cia-Agricoltori Italiani, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confesercenti, Copagri e Legacoop – con una nota nella quale accolgono positivamente la disponibilità del Mase ad avviare “immediatamente un tavolo di lavoro” dedicato alla definizione delle misure ambientali per la gestione dei rifiuti derivanti dai prodotti in plastica.

L’apertura arriva dopo settimane di forte pressione da parte del mondo produttivo, che aveva contestato l’ipotesi di un nuovo schema EPR giudicato eccessivamente oneroso per imprese e consumatori. L’iniziativa del Mase, prevista dalla Strategia nazionale per l’economia circolare, punta a estendere il regime di responsabilità estesa del produttore a un ampio ventaglio di prodotti destinati all’uso domestico o professionale costituiti in misura prevalente da polimeri plastici: dai complementi d’arredo per uso interno ed esterno agli articoli per la pulizia, dagli articoli di abbigliamento in materiale plastico, fino a pettini, forcine e bigodini. Il sistema prevede contributi ambientali a carico dei produttori, da prelevare su ogni bene immesso a mercato per coprire i costi di gestione dei rifiuti a fine vita. Nel documento congiunto presentato al Ministero, le organizzazioni avevano sostenuto che il nuovo sistema rischierebbe di generare “un significativo onere economico” senza effetti ambientali “concreti e misurabili”.

Secondo le associazioni, la disponibilità del Ministero rappresenta “un segnale concreto di ascolto” e conferma la volontà di affrontare il tema attraverso un confronto diretto con le filiere interessate. “Siamo pronti a sederci al tavolo con spirito costruttivo e con l’obiettivo condiviso di tutelare ambiente, imprese e consumatori”, dichiarano congiuntamente le organizzazioni. Il nodo resta quello dell’equilibrio tra gli obiettivi ambientali europei e l’impatto economico sulle imprese. Le categorie chiedono infatti che eventuali nuovi obblighi siano “adeguati, proporzionati e condivisi”, evitando sovrapposizioni con altri contributi ambientali già esistenti e scongiurando effetti sulla competitività del sistema produttivo italiano.

Resta ora da chiarire quale sarà l’impostazione tecnica del futuro sistema italiano e se il Ministero deciderà di modificare l’impianto inizialmente ipotizzato. Il tavolo dovrebbe diventare il luogo di mediazione tra esigenze ambientali e sostenibilità economica delle misure, in una fase in cui il settore teme nuovi costi lungo la filiera. Per le associazioni produttive, il confronto dovrà portare a strumenti “efficaci” ma capaci di evitare “oneri impropri” su comparti già sottoposti a contribuzioni ambientali e obblighi regolatori crescenti.

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