Il Consiglio Ue ha approvato la modifica che consente di continuare a esportare rifiuti urbani misti verso gli impianti svizzeri di recupero energetico. La deroga evita il blocco dei flussi nelle regioni di confine, mentre prosegue l’entrata a regime del nuovo regolamento Ue sulle spedizioni di rifiuti e crescono le fibrillazioni nei paesi extra europei
Via libera definitivo dell’Unione europea alla deroga che consentirà di continuare a esportare rifiuti urbani misti verso gli impianti svizzeri di recupero energetico. Dopo l’approvazione del Parlamento europeo del 18 giugno, il Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori del 29 giugno 2026 ha adottato all’unanimità la modifica del regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti, chiudendo la procedura legislativa accelerata. La misura attende ora la messa a punto nelle diverse lingue ufficiali dell’Unione e la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea.
La deroga interviene sul nuovo regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti, operativo dal 21 maggio 2026, e in particolare sulle disposizioni che vietano l’esportazione di rifiuti urbani misti destinati al recupero verso Paesi esterni all’Unione europea e allo Spazio economico europeo, includendo quindi anche la Svizzera. La modifica approvata introduce però un’eccezione specifica per la Confederazione elvetica: il divieto resterà valido per gli altri Paesi terzi, mentre i trasferimenti verso gli impianti svizzeri potranno continuare.
La proposta era stata presentata dalla Commissione europea il 29 aprile, a poche settimane dall’applicazione delle nuove regole. L’obiettivo era evitare che un divieto pensato per limitare le esportazioni fuori dall’Europa finisse per interrompere rapporti consolidati tra territori confinanti, dove la gestione dei rifiuti segue spesso una logica di prossimità più che di confine amministrativo.
Ogni anno circa 200 mila tonnellate di rifiuti urbani misti prodotti nell’Unione vengono infatti inviate in Svizzera, in prevalenza per il recupero energetico. I flussi riguardano soprattutto Germania, Austria, Francia e Italia, in particolare le aree più vicine al confine. In molti casi, gli impianti svizzeri sono più vicini rispetto alle alternative disponibili all’interno dell’Unione. Per questo, secondo Bruxelles, il blocco delle esportazioni avrebbe comportato maggiori distanze, più traffico su strada, costi più elevati e un aumento delle emissioni.
Il nuovo divieto è già entrato formalmente in vigore, ma le spedizioni verso la Svizzera non hanno subito uno stop immediato. Le autorizzazioni rilasciate prima del 21 maggio 2026 possono infatti restare valide fino alla loro scadenza e comunque non oltre il 20 maggio 2027. Questo periodo transitorio ha evitato un’interruzione improvvisa dei flussi e ha dato alle istituzioni europee il tempo di correggere la norma. Anche per questo la commissione ENVI del Parlamento europeo aveva chiesto l’attivazione di una procedura legislativa accelerata, con passaggio diretto al voto in plenaria.
La vicenda si inserisce nella più ampia entrata a regime del nuovo regolamento Ue sulle spedizioni di rifiuti. Dal 21 maggio 2026 è diventata applicabile la parte principale della disciplina, che rafforza i controlli sui trasferimenti, rende più difficile spedire rifiuti destinati allo smaltimento tra Stati membri e impone procedure più severe per l’export verso Paesi terzi, in particolare per plastiche e rifiuti urbani indifferenziati.
Contestualmente è entrato in funzione anche DIWASS, il sistema digitale europeo per lo scambio di documenti, autorizzazioni e informazioni sulle spedizioni soggette a notifica. Per i rifiuti della lista verde accompagnati dall’allegato VII, però, la Commissione ha previsto una fase transitoria: dal 21 maggio al 31 dicembre 2026 i documenti potranno continuare a essere gestiti con le modalità utilizzate finora.
Il percorso di attuazione della nuova disciplina non è ancora concluso. Dal 21 novembre 2026 scatterà il divieto di esportare rifiuti di plastica verso i Paesi non Ocse, mentre dal 21 maggio 2027 entrerà a regime la stretta sui rifiuti non pericolosi destinati al recupero, che potranno essere inviati nei Paesi non Ocse soltanto se espressamente autorizzati dalla Commissione europea. L’obiettivo generale resta quello di aumentare la tracciabilità, contrastare le esportazioni illegali e assicurare che i rifiuti prodotti nell’Unione siano trattati secondo standard ambientali adeguati.
La stretta dell’Ue sull’export sta già generando fibrillazioni nei paesi di destino. Secondo quanto riportato Reuters l’India, ad esempio, pur avendo formalmente inoltrato richiesta alla Commissione per continuare a importare rifiuti recuperabili, avrebbe espresso preoccupazione per gli impatti di una possibile interruzione dei flussi, con particolare riferimento ai rottami metallici, dei quali il subcontinente è tra i principali importatori.





