A quasi trent’anni dal decreto Ronchi, il riordino della governance del ciclo rifiuti resta incompleto. Nella sesta relazione al Parlamento, Arera chiede di rafforzare il ruolo degli enti di governo d’ambito, semplificando i processi istitutivi. Ma avverte: senza risultati entro termini perentori, dovrà scattare il potere sostitutivo dello Stato. Il presidente di Anea Leonardo Raito: “Non possiamo più permetterci frammentazione e ritardi”
Rafforzare il ruolo degli enti di governo dell’ambito (o Egato) con interventi di semplificazione dei processi istitutivi, ma fissando termini perentori scaduti i quali far scattare il potere sostitutivo dello Stato. È la linea indicata da Arera nella sesta relazione al Parlamento sul riordino del ciclo rifiuti. Nel report, presentato alle Camere secondo quanto previsto dalla riforma del testo unico sui servizi pubblici locali, l’autorità di regolazione torna a stigmatizzare “il carattere assai eterogeneo delle scelte di delimitazione di Ato e (in larga parte) di sub-ambiti”, la “parcellizzazione della governance del settore” e le “criticità relative al consolidamento di una organizzazione territoriale del settore rifiuti a un livello più ampio di quello mono-comunale”. Elementi che frenano l’evoluzione in chiave industriale del servizio rifiuti, con ripercussioni sia sul piano economico che su quello ambientale.
Stando all’analisi condotta dall’autorità, tutte le Regioni (a eccezione della Lombardia) ed entrambe le Province Autonome hanno delimitato gli Ato, ma sul piano della governance “solo in alcuni casi si rileva il perfezionamento del processo di costituzione e di piena implementazione” degli Egato, ovvero gli enti di governo che, per conto dei Comuni, dovrebbero pianificare e coordinare la gestione a livello di ambito, organizzare il servizio, affidare la gestione e determinare la tariffa. In tre regioni (Molise, Lazio e Sardegna) gli Egato non sono ancora stati previsti, in quattro casi sono ancora in fase di implementazione (Province autonome di Trento e Bolzano, Regione Liguria, Regione Piemonte), mentre in tutte le altre realtà risultano sì costituiti ma con livelli diversi di efficacia e operatività.
Complessivamente, rileva l’authority, il quadro resta fortemente parcellizzato sia in termini di bacini tariffari che di scelte di affidamento del servizio. Sul piano delle tariffe risultano operanti come enti territorialmente competenti circa 3.100 soggetti, di cui solo 98 con competenze a livello sovracomunale. Quanto agli affidamenti, sono solo otto le regioni in cui prevalgono affidamenti di bacino: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Umbria, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. “Non sempre – scrive infatti Arera – si registra la coincidenza fra soggetti individuati dalle normative regionali come enti di governo responsabili dell’organizzazione del servizio nei bacini di affidamento e il dato fattuale relativo alla titolarità dei contratti di servizio”. In regioni come Marche, Puglia e Sicilia, ad esempio, anche se gli Egato risultano costituiti e formalmente operativi “si rileva un numero significativo di contratti di servizio in capo ai singoli comuni”, sottolinea l’authority.
A quasi trent’anni dal ‘decreto Ronchi’ del 1997 e dalla prima sollecitazione a gestire i rifiuti urbani in forma associata, il processo di riordino dell’organizzazione territoriale del settore, scrive Arera, “risulta ancora lontano dal conseguire i necessari connotati di razionalizzazione dimensionale e di uniformità istituzionale“. Un ritardo da recuperare puntando sul “rafforzamento del ruolo degli enti di governo”, anche attraverso “interventi volti alla semplificazione dei processi istitutivi”, scrive Arera, ricordando di avere già inserito elementi di incentivazione della gestione associata nell’ambito del metodo regolatorio. Ma nella visione del regolatore lo snellimento delle procedure – la proverbiale carota rivolta a comuni, province e regioni – non può prescindere dal bastone del commissariamento. Serve “introdurre un termine perentorio entro il quale gli adempimenti in capo ai soggetti territorialmente competenti siano esperiti, pena l’esercizio del potere sostitutivo statale”, scrive l’authority.
“La relazione Arera sul riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica sollecita un cambio di passo che ci trova d’accordo”, commenta Leonardo Raito, presidente di Anea, associazione nazionale degli enti d’ambito, secondo cui “è ormai indifferibile accelerare il percorso di razionalizzazione degli assetti istituzionali locali nel settore dei rifiuti. Per garantire efficienza e sostenibilità, dobbiamo puntare su un deciso rafforzamento del ruolo degli enti di governo dell’ambito, rendendo certi i processi della loro costituzione e assicurando che le competenze in materia di organizzazione del servizio siano conferite in modo pieno e uniforme su tutto il territorio nazionale, così come previsto dalle normative vigenti. Per ANEA – conclude Raito – l’omogeneità territoriale è la condizione essenziale per trasformare la gestione dei rifiuti in una vera economia circolare efficiente. Non possiamo più permetterci frammentazioni o ritardi“.


