Industrial Accelerator Act, i riciclatori europei: “Includere il nostro settore tra quelli strategici per l’Ue”

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Elvira Iadanza
21/04/2026

Il documento di Recycling Europe sul testo di Bruxelles che punta a creare un mercato per prodotti industriali a basse emissioni e tecnologie pulite Made in Ue


Si può fare di più. È questo, in sintesi, il messaggio di Recycling Europe sull’Industrial Accelerator Act (o IIA) la proposta presentata dalla Commissione europea lo scorso quattro marzo con l’obiettivo di rafforzare il mercato per prodotti industriali a basse emissioni e delle tecnologie pulite Made in Ue. “La proposta – scrivono i riciclatori europei – non riconosce il ruolo del riciclo e dei materiali circolari per la decarbonizzazione industriale, limitando l’efficacia del quadro normativo e indebolendone l’allineamento con gli obiettivi esistenti dell’Ue in materia di economia circolare e clima”.

L’iniziativa, di Bruxelles, annunciata nell’ambito del Clean Industrial Deal e costruita anche sulle raccomandazioni del rapporto Draghi sulla competitività, punta a rilanciare la manifattura europea, portandone il valore dal 14,3 al 20% del Pil Ue entro il 2035, introducendo requisiti vincolanti di basse emissioni e di contenuto europeo per materiali e prodotti industriali come acciaio, calcestruzzo e alluminio acquistati nell’ambito di appalti pubblici o di regimi di sostegno. A questi si aggiungono procedure di semplificazione e accelerazione per favorire la decarbonizzazione industriale.

Un’accelerazione dalla quale però resta fuori il riciclo, visto che come rileva Recycling Europe, il testo dell’IIA non lo include tra i settori industriali strategici e, di conseguenza, “non prevede procedure di autorizzazione accelerate”. Una omissione “particolarmente sorprendente – scrive l’associazione – considerati gli impegni politici assunti dalla stessa Ue”. Tra i quali quello di raddoppiare i materiali circolari nell’economia europea entro il 2030, obiettivo che presuppone una “rapida espansione della capacità di riciclo”, mentre la proposta della Commissione, scrive Recycling Europe, “privilegia alcuni settori selezionati, trascurando l’infrastruttura industriale che li rifornisce di materiali riciclati a basse emissioni di carbonio”.

Oltre a chiedere di includere i progetti di riciclo e di economia circolare tra i settori strategici delle aree di accelerazione della produzione industriale e nella definizione di “progetto di produzione industriale”, Recycling Europe preme per garantire che i requisiti di basse emissioni facciano da leva per la domanda di materiali riciclati. Per questo tra le richieste figura l’aumento dal 5% al 30% dell’obiettivo di basse emissioni di carbonio per il calcestruzzo negli appalti pubblici, con almeno il 15% proveniente da materiale riciclato. Allo stesso modo la quota di acciaio a basse emissioni destinato all’edilizia e alle infrastrutture dovrebbe passare dal 25% al 90%, “tenendo conto che molti prodotti per l’edilizia contengono già oltre il 90% di acciaio riciclato”. Per il settore automotive, i riciclatori chiedono inoltre di portare dal 25% al 35% la percentuale di acciaio a basso tenore di carbonio destinato ai veicoli per uso civile.

Tra le altre richieste compare anche l’estensione delle nuove regole di sostenibilità per i materiali coinvolti negli appalti pubblici anche alla plastica e al vetro piano, introducendo in quest’ultimo caso un obiettivo del 15% di contenuto riciclato. Un focus specifico tra le richieste di Recycling Europe riguarda poi l’acciaio verde. Su questo fronte, l’associazione sollecita l’introduzione di misure che premino la circolarità e l’utilizzo di acciaio riciclato in tutta la normativa di riferimento, chiarendo che la definizione di un’etichetta ‘Acciaio Verde’ dovrà avvenire nell’ambito del regolamento Ue sull’ecodesign (ESPR), come proposto dalla Commissione.

Infine, rispetto al principio del Made in Europe, i riciclatori sottolineano che tutti i materiali riciclati prodotti dalle aziende europee sono per definizione “realizzati in Europa”, ma, dicono, bisogna assicurare che riciclati prodotti in paesi terzi con i quali l’Ue abbia siglato accordi di libero scambio non vengano etichettati a loro volta come ‘made in Ue’. Per questo motivo, scrive Recycling Europe, serve introdurre obblighi di tracciabilità che consentano di dimostrare l’origine dei materiali riciclati e di garantirne una corretta etichettatura.

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Redazione Ricicla.tv