Plastica, le imprese al Mase: “Fermare il nuovo epr”

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Redazione Ricicla.tv
12/05/2026

Le principali organizzazioni agricole, industriali e cooperative contestano lo schema di decreto Epr sulle plastiche non da imballaggio, definendolo “non sostenibile” per il sistema economico nazionale. Secondo le associazioni, il provvedimento introdurrebbe nuovi costi per imprese e consumatori “senza effetti positivi diretti per l’ambiente”. Le sigle chiedono al Mase di fermare l’attuale impianto del decreto e aprire un tavolo di confronto con le filiere produttive


Non sostenibile per il sistema economico nazionale”. È un giudizio netto quello espresso dalle principali organizzazioni del mondo agricolo, artigiano, cooperativo e industriale sullo schema di decreto che introduce un regime EPR per i prodotti in plastica non da imballaggio. Nelle osservazioni inviate al Ministero dell’Ambiente nell’ambito della consultazione pubblica, le associazioni parlano apertamente del rischio di un nuovo aggravio economico “ai danni delle imprese e dei consumatori nazionali”, senza “effetti positivi diretti per l’ambiente”.

La presa di posizione arriva nel pieno del confronto avviato dal Ministero dell’Ambiente sul nuovo regime EPR dedicato alle plastiche non da imballaggio, uno dei tasselli della Strategia nazionale per l’economia circolare. L’obiettivo del decreto è estendere la responsabilità dei produttori a flussi oggi esclusi dai sistemi consortili esistenti, finanziandone raccolta e gestione.

Pur ribadendo “il proprio convinto orientamento alla sostenibilità”, le organizzazioni chiedono al Ministero di “non procedere con la definizione di un regime EPR per la plastica nelle forme attualmente proposte”. Da qui la richiesta di aprire “con urgenza” un tavolo di lavoro per individuare misure considerate più efficaci “a tutela dell’ambiente, delle imprese e dei consumatori, senza penalizzare la competitività del sistema produttivo italiano”.

A firmare il documento congiunto sono Agci, Cia, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confesercenti, Copagri e Legacoop, che chiedono al Mase di fermare l’attuale impostazione del provvedimento e aprire urgentemente un tavolo di confronto con le filiere produttive. Secondo le organizzazioni, il decreto introdurrebbe “un significativo prelievo” attraverso l’applicazione di un contributo ambientale “su tutti i prodotti e i materiali impiegati nella vita comune, nelle attività produttive, sanitarie e di impresa”. Una misura che, sostengono le associazioni, “non individua correttamente le azioni da mettere in campo per raggiungere efficacemente gli obiettivi ambientali e di economia circolare”.

Nel mirino delle imprese c’è soprattutto l’approccio considerato indiscriminato. “Colpire indifferentemente tutti i prodotti e i materiali in plastica”, si legge nel documento, “contraddice ogni razionale politica di sostegno all’economia circolare”. Per le organizzazioni il rischio è quello di penalizzare anche applicazioni e filiere già inserite in sistemi di gestione ambientale consolidati.

Le associazioni ricordano inoltre che parte dei prodotti interessati è già soggetta a contribuzione ambientale. Gli imballaggi in plastica rientrano infatti nel sistema Conai, mentre altri manufatti in polietilene risultano già gravati da specifici prelievi. L’estensione dell’EPR ad ulteriori categorie determinerebbe quindi “immediate e significative ricadute in termini di costi per le imprese e un aumento dei prezzi al consumo”, in una fase economica definita “particolarmente critica”.

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