Le pubbliche amministrazioni possono conferire gratuitamente i propri raee tramite il Centro di Coordinamento nazionale, previa iscrizione. I nuovi CAM ICT rafforzano gli obblighi sulla gestione del fine vita, imponendo tracciabilità e conferimento a impianti autorizzati
Le pubbliche amministrazioni possono conferire gratuitamente i propri rifiuti tecnologici iscrivendosi al Centro di Coordinamento RAEE. Una possibilità operativa già prevista dal sistema nazionale ma ancora poco utilizzata, che oggi assume una rilevanza diversa alla luce dei nuovi criteri ambientali minimi per i servizi ICT adottati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con il decreto dell’11 marzo 2026. Lo ha chiarito il CdC RAEE in una nota nella quale si specifica che anche gli enti pubblici, quando detengono apparecchiature assimilabili ai raee domestici – come pc, tablet, smartphone o stampanti – possono accedere al sistema di ritiro gratuito previa iscrizione al portale dell’ente nella categoria ‘grandi utilizzatori’.
Il vantaggio dell’iscrizione è duplice: da un lato le pubbliche amministrazioni possono evitare che i raee vengano gestiti come rifiuti speciali con conseguenti oneri economici e amministrativi. Dall’altro se ne garantisce la gestione nell’ambito del sistema nazionale, indirizzando i flussi verso impianti di trattamento autorizzati e specializzati. Un requisito messo nero su bianco anche nei nuovi CAM, stando ai quali “in tutti i casi è doveroso, da parte delle stazioni appaltanti, verificare la documentazione di trasporto dei dispositivi e la documentazione comprovante l’avvenuta consegna all’impianto di trattamento che deve essere compreso nell’elenco degli impianti autorizzati al trattamento dei RAEE consultabile sul sito del Centro di coordinamento RAEE”.
Il tema, insomma, non è solo operativo ma sempre più normativo. I nuovi CAM ICT introducono un rafforzamento esplicito delle responsabilità legate al fine vita delle apparecchiature, collocando la gestione dei raee all’interno del ciclo di vita dell’appalto. Nel decreto si richiama infatti la necessità che “la gestione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse avvenga nel rispetto della normativa vigente in materia di RAEE, assicurando il conferimento a sistemi autorizzati e privilegiando il recupero di materia”, un passaggio che, pur sintetico, segna un cambio di approccio: la dismissione non è più una fase residuale, ma un obbligo da presidiare in modo strutturato.
In questo quadro, il ricorso al sistema coordinato dal CdC RAEE diventa uno strumento concreto per garantire conformità normativa, oltre che una leva per semplificare la gestione amministrativa. Il conferimento tramite i canali dedicati consente infatti di assicurare la corretta destinazione dei rifiuti e di contribuire agli obiettivi nazionali di raccolta, evitando dispersioni e trattamenti non conformi. Resta però evidente come il principale ostacolo sia ancora interno alle amministrazioni: la frammentazione delle competenze, la difficoltà nel classificare correttamente i rifiuti e la limitata conoscenza delle procedure continuano a ridurre il ricorso a un sistema già disponibile. Generando costi evitabili e con il rischio che i raee vengano trattati in impianti non specializzati. Senza dimenticare che i raee conferiti al sistema nazionale concorrono al calcolo delle performance nazionali di raccolta, ancora lontane dai target vincolanti fissati dall’Ue.