Il nuovo accordo tra Ministero dell’Ambiente e Centro di Coordinamento Raee consente per la prima volta ad aziende e istituzioni di attivare punti di raccolta per i rifiuti elettrici domestici e assimilabili. I sistemi collettivi garantiranno contenitori, ritiro gratuito e avvio a trattamento. L’obiettivo è aumentare la capillarità della raccolta, soprattutto delle piccole apparecchiature, e semplificare la gestione dei raee prodotti nei luoghi di lavoro
Non più solo isole ecologiche, cassonetti speciali o grandi negozi di prodotti tecnologici. Dal prossimo futuro anche le sedi aziendali e istituzionali potranno allestire punti di raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici e chiederne il prelievo gratuito. È pronto al via il servizio ‘grandi utilizzatori’ previsto dal nuovo accordo di programma siglato dal Ministero dell’Ambiente e dal Centro di Coordinamento Raee, con l’obiettivo di aumentare la capillarità, e la capacità di intercettazione, del sistema nazionale di raccolta delle apparecchiature a fine vita, e puntare a recuperare soprattutto quelle di piccole dimensioni, tipicamente più difficili da raccogliere.
L’intesa, sottoscritta nei giorni scorsi, consentirà ad aziende e istituzioni di realizzare, presso i propri spazi, depositi dedicati alla raccolta dei raee nei quali conferire sia i rifiuti generati dall’attività specifica che quelli portati da dipendenti e utenti. Questi ultimi, nello specifico, potranno consegnare le piccole e piccolissime apparecchiature, che verranno raccolte insieme ai raee ‘dual use’, ovvero i rifiuti di apparecchiature utilizzate sui luoghi di lavoro ma assimilabili a quelle domestiche, come computer, monitor o frigoriferi. I raee saranno successivamente presi in carico dal Centro di Coordinamento, che ne garantirà l’avvio a corretto trattamento tramite i sistemi collettivi dei produttori.
“Rafforzare la rete di conferimento dei raee significa favorire il recupero di materie prime critiche, ridurre gli impatti ambientali e rendere sempre più capillare un servizio essenziale per cittadini, attraverso l’attività di raccolta di imprese e pubbliche amministrazioni.”, commenta Laura D’Aprile, capo dipartimento per lo sviluppo sostenibile del Mase. Il sistema nazionale di raccolta, del resto, sconta tuttora un pesante ritardo rispetto agli obiettivi europei: con un tasso di intercettazione del 32,5% dell’immesso a consumo, l’Italia è a metà strada rispetto al 65% chiesto dalla normativa comunitaria, e per questo la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione ai danni del nostro Paese (e di metà circa degli altri Stati membri).
In questo scenario, “il coinvolgimento attivo del tessuto produttivo e istituzionale del Paese, che diventa punto di raccolta nei luoghi di frequentazione abituale delle persone, consente di avvicinare i cittadini a comportamenti corretti e responsabili con un approccio semplice e facilmente praticabile – dichiara il direttore generale del Centro di Coordinamento raee Fabrizio Longoni – auspichiamo una partecipazione sempre più ampia da parte delle realtà industriali e istituzionali, affinché questa iniziativa possa contribuire in modo significativo sia all’incremento dei volumi avviati a corretto trattamento, sia al miglioramento dell’efficienza operativa del sistema”.
Per accedere al servizio, i soggetti interessati potranno siglare apposite convenzioni con il Centro di Coordinamento Raee. Il deposito preliminare alla raccolta dovrà essere effettuato in luogo idoneo. Le attrezzature – scarrabili, pallet, ceste o contenitori – verranno fornite in comodato dagli stessi sistemi collettivi. Per richiedere il ritiro gratuito al CdC Raee, i punti di prelievo presso aziende e istituzioni dovranno essere iscritti al portale del Centro di Coordinamento. I rifiuti raccolti dovranno essere suddivisi secondo i cinque raggruppamenti previsti dalla normativa nazionale. Il ritiro potrà avvenire una volta ogni tre mesi o anche prima se il quantitativo depositato raggiunge i 3.500 chili per raggruppamento. Il deposito preliminare non potrà durare più di un anno, anche nel caso in cui il quantitativo massimo non sia stato raggiunto.
Oltre a rendere più efficiente la raccolta, aumentandone la capillarità, l’iniziativa potrebbe contribuire anche a semplificare la gestione dei rifiuti tecnologici generati sui luoghi di lavoro, tagliando costi e oneri attualmente sostenuti dal settore pubblico e privato per affidare i propri raee alle imprese autorizzate, e garantendo al tempo stesso maggiore trasparenza e tracciabilità dei flussi. Restano in ogni caso fuori le apparecchiature professionali e i raee non riconducibili al circuito domestico. Alle attività di prelievo, l’accordo di programma prevede inoltre di affiancare specifiche iniziative di sensibilizzazione, come la promozione di campagne di comunicazione, “che si inseriscono in un percorso di diffusione della consapevolezza dell’importanza della corretta gestione dei raee già avviato da tempo”, conclude Longoni.





