Veicoli a fine vita, i demolitori: “Proventi dei ricambi restino fuori dal calcolo Epr”

di Redazione Ricicla.tv 24/11/2025

Secondo l’associazione europea dei demolitori Egara, il nuovo regolamento europeo sui veicoli a fine vita non dovrà considerare i proventi dalla vendita dei pezzi di ricambio nel calcolo dei contributi Epr in capo alle case auto. Il presidente di Ada Anselmo Calò: “Produttori paghino il costo effettivo del trattamento”


Mentre entrano nel vivo i negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento Ue sulla proposta di regolamento per aumentare la circolarità dei veicoli immessi sul mercato dell’Ue, le associazioni degli operatori dell’autodemolizione tornano a far sentire la propria voce su uno dei temi chiave dell’iniziativa legislativa: il rafforzamento della responsabilità estesa del produttore (o Epr), che obbligherà le case auto a contribuire ai costi della corretta gestione del fine vita dei propri veicoli. L’appello degli operatori, contenuto in una nota dell’European Group of Automotive Recycling Associations Egara (che conta tra le sue fila anche l’italiana Ada) è a una attenta definizione delle logiche per il calcolo dei contributi. “Abbiamo chiarito – spiega il presidente di Ada Anselmo Calò – che qualsiasi pagamento dei produttori deve basarsi sul costo effettivo del trattamento”.

Entro 36 mesi dall’entrata in vigore del regolamento, infatti, le case auto dovranno costituire sistemi Epr individuali o collettivi attraverso i quali garantire che gli impianti di trattamento raggiungano gli obiettivi dell’85% di riuso e riciclo e del 95% di recupero dei veicoli immessi sul mercato. Per farlo, il regolamento proposto dalla Commissione (e le rispettive posizioni negoziali di Consiglio e Parlamento) chiede ai produttori di coprire i costi di raccolta e trattamento, calcolati al netto dei proventi dalla vendita di materiali riciclabili e pezzi di ricambio. Una previsione che, nella visione dei legislatori europei, dovrà servire a garantire il corretto funzionamento del libero mercato del riuso e del riciclo, ma che secondo Egara così com’è rischia di penalizzare proprio gli operatori della demolizione e rottamazione.

Secondo l’associazione, infatti, la rimozione di materiali e componenti è un’attività obbligatoria, alla quale non è detto che possa corrispondere sempre un ritorno economico certo. Le parti di ricambio, nello specifico, non possono essere considerate come un elemento compensativo nel calcolo dei contributi Epr visto che non tutti i veicoli possono produrne, che il loro prezzo varia a seconda dei contesti geografici ed economici e che la certezza della vendita non c’è mai. In più, spiega l’associazione, la preparazione dei pezzi di ricambio per la vendita comporta a sua volta un costo, che viene sostenuto anche se il pezzo di ricambio non viene mai venduto.

Per questo, secondo Egara, il contributo dei produttori deve essere calcolato solo al netto “dei materiali contenuti nel veicolo, come se di fatto non esistessero parti vendibili. La vendita dei ricambi – ribadisce Calò – rappresenta un mercato separato e non può essere utilizzata come parametro per ridurre la copertura EPR”. Obiettivo, quest’ultimo, che le case auto europee continuano invece a tenere nel proprio mirino, paventando l’aggravio di costi derivante dall’istituzione dei nuovi regimi e ripercussioni sulla competitività di un’industria sempre più in crisi.

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