La plenaria di Strasburgo approva la posizione negoziale sul regolamento veicoli a fine vita con target di contenuto riciclato di plastica più graduali. Interventi anche sulla responsabilità estesa del produttore, con la richiesta di governance proporzionata e contratti equi e trasparenti
Sì all’introduzione di target di contenuto minimo di plastica riciclata nei veicoli a motore di nuova produzione, ma con soglie che non si traducano in un onere eccessivo per le case produttrici. Il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione negoziale sul nuovo regolamento per la progettazione circolare e la gestione a fine vita dei veicoli, presentato a luglio 2023 dalla Commissione europea per promuovere il design circolare dei mezzi immessi sul mercato unico – dalle auto ai camion passando per motocicli, motorini e quad – e migliorare le performance di riutilizzo, riciclo e recupero di pezzi di ricambio e materiali. Nel corso della plenaria di martedì 9 settembre gli eurodeputati hanno dato via libera alla relazione delle commissioni riunite Ambiente e Mercato interno con gli emendamenti al testo originale, che ora saranno discussi nei negoziati a tre con Commissione e Consiglio.
“Per evitare di sovraccaricare il settore, abbiamo fissato obiettivi realistici e garantito meno burocrazia e una concorrenza leale”, hanno dichiarato i relatori per il Parlamento Jens Gieseke e Paulius Saudargas. Tra le proposte di modifica, l’alleggerimento dei target vincolanti di contenuto minimo di plastica riciclata nei nuovi veicoli: rispetto al 25% entro 72 mesi dall’entrata in vigore del regolamento, come proposto dalla Commissione, gli eurodeputati propongono un approccio in due step: il 20% entro 6 anni e il 25% entro 10, composti a loro volta per il 15% da plastica proveniente dalla demolizione di veicoli e per un massimo del 50% con plastiche riciclate pre consumo, mentre Bruxelles vorrebbe che le applicazioni a ciclo chiuso coprissero almeno il 25% della quota di plastiche riciclate. Per gli Stati membri, invece, gli obiettivi intermedi dovrebbero essere tre: 15% entro 72 mesi, 20% dopo 96 mesi e 25% dopo 120 mesi, ognuno da raggiungere per almeno il 25% con plastiche ‘closed loop’.
Sempre in tema di contenuto minimo, i parlamentari chiedono alla Commissione di introdurre entro 2 anni target per acciaio e alluminio, ed entro 3 anni obiettivi vincolanti di contenuto riciclato pre e post consumo per materie strategiche come il magnesio e le ‘terre rare’ contenute nei magneti permanenti (neodimio, disprosio, praseodimio, terbio, samario e boro). In entrambi i casi, l’introduzione dei target dovrà essere preceduta da uno studio di fattibilità. Sempre nell’ottica di un alleggerimento degli oneri a carico dei costruttori, nella proposta dell’eurocamera entro 3 anni dall’entrata in vigore del regolamento ogni casa di produzione dovrà elaborare una strategia di circolarità, che però sia riferita all’intero immesso a mercato e non a ciascun tipo di veicolo, come invece proposto dalla Commissione.
Gli emendamenti delle commissioni ENVI e IMCO intervengono anche su uno dei più delicati capitoli della proposta di regolamento, ovvero il previsto rafforzamento della responsabilità estesa del produttore (o EPR), che attribuirà alle case auto un ruolo più centrale, anche dal punto di vista economico, nella gestione del fine vita dei propri veicoli. Entro 36 mesi dall’entrata in vigore del regolamento le case auto dovranno costituire sistemi EPR individuali o collettivi attraverso i quali garantire che gli impianti di trattamento raggiungano gli obiettivi dell’85% di riuso e riciclo e del 95% di recupero dei veicoli immessi sul mercato. Per farlo, i produttori dovranno coprire i costi di raccolta e trattamento “tenuto conto di eventuali proventi dei gestori di rifiuti” derivanti dalla vendita di parti di ricambio e materiali riciclabili e includendo anche “i costi medi di trasporto dei veicoli fuori uso ai punti di raccolta o all’impianto di trattamento autorizzato più vicino”.
In un’ottica di trasparenza, i sistemi EPR, si legge, dovranno garantire nei propri organi esecutivi “una rappresentanza proporzionata” sia dei produttori che dei gestori di rifiuti. Con lo stesso obiettivo gli europarlamentari chiedono che la Commissione definisca regole chiare per fare in modo che i contratti tra sistemi EPR e impianti di trattamento “possano funzionare a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie”. Una richiesta maturata anche sulla scorta delle sanzioni recentemente comminate dall’Ue ai principali produttori di auto, colpevoli, stando agli esiti di un’indagine antitrust condotta dalla Commissione, di aver fatto cartello per oltre 15 anni con l’obiettivo di eludere le proprie responsabilità in termini di contributo ai costi di corretto trattamento dei veicoli a fine vita.


