Icona della moda, ma anche attento alla sostenibilità: lo stilista ha saputo coniugare arte e impegno ambientale
Non solo innovatore e genio creativo, Giorgio Armani nel corso degli anni ha accresciuto sempre di più la sensibilità del suo gruppo nei confronti della sostenibilità ambientale. Azioni concrete di cui la casa di moda tiene conto nel report di sostenibilità pubblicato a partire dal 2018. Ben prima però, nel 2012, Giorgio Armani ha portato, per primo, l’economia circolare sul red carpet, precisamente quello dei Golden Globe. Lo fece realizzando un abito in pet riciclato per Livia Giuggioli, attivista ed ex moglie di Colin Firth.
Un altro passo verso una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente e di chi lo abita è arrivato nel 2016 con l’introduzione di una politica fur-free che vieta l’uso di pellicce animali in tutti i suoi marchi, a partire dalla collezione Autunno/Inverno dello stesso anno. Qualche anno dopo, nel 2021, re Giorgio ha inserito nella sua proposta mini collezioni sostenibili realizzate con filati o tessuti in materiali come poliestere riciclato o cotone biologico. L’anno successivo, si legge nel report di sostenibilità 2022, il Gruppo Armani ha avviato un servizio di ricondizionamento dei prodotti resi che, tramite stiratura, smacchiatura e piccole riparazioni, ha consentito di riportare oltre 40 mila prodotti a una condizione simile a quella che avevano non appena usciti dagli stabilimenti produttivi. Inoltre il Gruppo Armani si è impegnato affinché i prodotti invenduti e i materiali non utilizzati trovassero nuova vita, attraverso il recupero e il riciclo, evitando di sprecare giacenze in magazzino.
Dal 2023 il marchio porta avanti una collaborazione con One Ocean Foundation per la tutela degli ecosistemi marini. “Siamo ormai tutti consapevoli che per costruire il futuro e garantire quello del pianeta sono necessari dei cambiamenti nel nostro modo di vivere e di fare impresa. Ho sempre creduto in un concetto di impresa basato su alcuni valori per me imperativi e su un concetto di moda capace di generare valore e creare lavoro. Sappiamo che la nostra è una posizione privilegiata e dove c’è privilegio ci deve essere anche responsabilità”, queste le parole con cui lo stilista presentava il report di sostenibilità del 2022. Se da creativo sulle passerelle Giorgio Armani ha saputo portare sobrietà ed eleganza, da imprenditore lo stilista non ha mai trascurato la consapevolezza delle responsabilità sociali che derivano dal suo ruolo, non solo come maestro di stile, ma anche di sostenibilità.


