Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 213/2025 l’Italia recepisce la nuova direttiva europea sull’amianto. La riforma punta a spostare l’asse dalla mera osservanza formale alla prevenzione effettiva, soprattutto nei cantieri e negli edifici pre-1992. Secondo lo Sportello Amianto Nazionale resta però aperta la sfida del riallineamento complessivo del quadro normativo e della governance
Spostare l’asse della gestione del rischio amianto sul lavoro dal piano della mera osservanza formale delle prescrizioni di legge a quello della prevenzione concreta, con limiti più severi, nuovi strumenti di misurazione, maggiore formazione e una più efficace sorveglianza sanitaria. L’Italia si prepara a cambiare registro nella lotta alla fibra killer con l’entrata in vigore, dal 24 gennaio 2026, del decreto legislativo 213/2025 che ha recepito la nuova direttiva europea in materia di protezione dall’asbesto sui luoghi di lavoro. Una riforma che punta ad allineare gli strumenti di tutela della salute all’evoluzione degli scenari di potenziale esposizione alle fibre di amianto, soprattutto sui cantieri, e alle nuove tecniche e tecnologie di valutazione e misurazione del rischio.
Secondo le stime, sono circa 30 i milioni di tonnellate di asbesto ancora presenti in Italia a oltre 30 anni dalla messa al bando del 1992, per la maggior parte contenuti nei manufatti in cemento amianto presenti in edifici pubblici e privati, infrastrutture o siti industriali. Una contaminazione diffusa che espone i lavoratori, con quelli dell’edilizia in testa, a un livello di rischio ancora elevato. Per questo la nuova disciplina ha modificato il testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro introducendo un sistema di prescrizioni e metodi operativi più rigorosi, a partire dall’obbligo di individuare la presenza di materiali contenenti amianto prima dell’avvio dei lavori di demolizione, ristrutturazione e manutenzione, soprattutto negli edifici realizzati prima del 1992. Nel caso in cui non fossero disponibili sufficienti informazioni documentali, scatta l’obbligo di procedere a un esame tramite operatore terzo qualificato. “Una vera e propria due diligence pre-cantiere”, osserva lo Sportello Amianto Nazionale.
Sempre in ottica di prevenzione viene elevato il limite massimo di concentrazione di fibre nell’aria sui luoghi di lavoro: da 0,1 a 0,01 per centimetro cubo, con l’obbligo a partire dal 21 dicembre 2029 di misurazione tramite microscopia elettronica (o un metodo alternativo equivalente o più accurato). Se il limite è superato o se emergono materiali contenenti amianto non identificati prima dei lavori in modo da generare polvere, i lavori cessano immediatamente e riprendono solo con misure adeguate, individuando cause e rimedi. La formazione e la sorveglianza sanitaria vengono ripensate in chiave più sostanziale, con un’attenzione specifica all’idoneità all’uso dei dispositivi di protezione respiratoria, all’adattamento dei percorsi formativi alle mansioni effettivamente svolte e alla tracciabilità sanitaria dei lavoratori esposti, anche attraverso il rafforzamento dei registri e il coinvolgimento dell’Inail.
Il rafforzamento delle misure di prevenzione disegnato dall’Ue e recepito dall’Italia, avverte tuttavia lo Sportello Amianto Nazionale, rischia di essere compromesso nella sua efficacia dalla frammentazione della governance tra livelli nazionali, territoriali e locali, ma anche e soprattutto dal “disallineamento normativo”. Il testo unico sulla sicurezza sul lavoro, pur modificato puntualmente dalla riforma, “ha bisogno di una revisione concettuale, non solo procedurale”, mentre il decreto ministeriale 6 settembre 1994 sulla rimozione dell’amianto resta “costruito su una logica emergenziale, non sistemica”. A oltre trent’anni dalla messa al bando e con le bonifiche ferme a meno del 30%, la riforma del quadro di legge sulla lotta alla fibra killer, insomma, è solo all’inizio. “Adeguare tutto subito – commenta il presidente dello Sportello Amianto Nazionale Fabrizio Protti – è il primo passo che dovrà compiere il tavolo interistituzionale“, riattivato con un accordo siglato in Conferenza Unificata il 18 dicembre 2025 e affidato al coordinamento del Ministero dell’Ambiente. “Bisogna agire immediatamente”, ribadisce Protti.


