Autonomia agricola e decarbonizzazione: “Ora puntare su compost e fertilizzanti bio”

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Luigi Palumbo
07/04/2026

La crisi dei fertilizzanti di sintesi, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei prezzi dell’urea, riporta al centro il tema dell’autonomia agricola europea. Il Consorzio Italiano Compostatori: “Valorizzazione dei rifiuti organici è via maestra per attenuare la carenza di risorse”. Ora l’attesa è per nuove regole Ue su carbon farming e revisione del quadro normativo sui fertilizzanti


Il settore agricolo europeo è al centro di una trasformazione profonda, accelerata da spinte economiche, ambientali e geopolitiche sempre più interconnesse. Tensioni culminate nella crisi del mercato dei fertilizzanti di sintesi innescata dal blocco del passaggio di Hormuz. In questo scenario, il passaggio a logiche di produzione più circolari non è più un’opzione, ma una priorità. “La necessità di garantire sicurezza alimentare, ridurre l’impatto climatico e rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione impone un ripensamento dei modelli produttivi tradizionali“, spiega a Ricicla.tv il presidente del Consorzio Italiano Compostatori Gianpaolo Vallardi.

Una scelta strategica da declinare anche attraverso un quadro di regole chiaro e condiviso, sia a livello europeo che nazionale, per rendere strutturale l’utilizzo di fertilizzanti naturali e circolari nell’agricoltura. Soluzioni ‘a km 0’ capaci non solo di ridurre la dipendenza dalle importazioni di concimi di sintesi da paesi terzi – che in Italia, così come in Europa, pesano per il 70% delle forniture – ma anche di trasformare i terreni agricoli in sistemi estesi per la cattura del carbonio. In due parole, competitività e decarbonizzazione, le principali coordinate della nuova politica economica dell’Ue, che però adesso è chiamata a passare dalle parole ai fatti.

Il primo, e cruciale, snodo è l’ormai imminente adozione, da parte della Commissione europea, delle regole tecniche per la certificazione delle pratiche di carbon farming, ovvero delle soluzioni colturali che consentono l’assorbimento di CO2. Come l’utilizzo del compost, il fertilizzante naturale prodotto dal riciclo dei rifiuti a matrice organica: scarti di cucina, sfalci del verde, fanghi da depurazione. L’Italia, con la sua rete industriale di riciclo – la più capillare e performante in Europa – ne produce più di 2 milioni di tonnellate l’anno, collocandole per la maggior parte in agricoltura sulla base di accordi volontari con gli utilizzatori. Ora la richiesta del settore è di metterne a sistema i benefici.

“La valorizzazione dei rifiuti a matrice organica rappresenta oggi la via maestra per attenuare la carenza di risorse, in un contesto di crescente pressione sugli approvvigionamenti. Attraverso processi industriali consolidati è possibile ottenere compost e biometano, due prodotti strategici che consentono non solo di chiudere il ciclo della materia, ma anche di contribuire in modo concreto alla sicurezza nazionale degli approvvigionamenti energetici e agricoli”, ricorda Massimo Centemero, Direttore Generale del Consorzio Italiano Compostatori.

Ai benefici climatici dell’utilizzo del compost si aggiunge il ruolo strategico che il fertilizzante naturale può giocare nella sfida per la messa in sicurezza delle colture europee. Tra barriere regolatorie e strozzature commerciali, la dipendenza strutturale dell’Ue dai fertilizzanti sintetici di importazione è una morsa che rischia di stritolare il comparto. Il prezzo dell’urea, principale concime industriale utilizzato dai coltivatori del Vecchio Continente, è già cresciuto del 60% dallo scoppio del conflitto in Ucraina e di un ulteriore 55% nell’ultimo mese, sia per effetto dei rallentamenti della produzione nei principali paesi manifatturieri, a partire dal Qatar, sia perché per sintetizzare l’urea serve ammoniaca, e per fare ammoniaca serve gas naturale. La risorsa fossile che più di tutte ha visto schizzare in alto i valori di mercato dal divampare delle nuove ostilità in Medio Oriente. Così come per l’energia, insomma, anche per l’agricoltura il passaggio al rinnovabile è una strada obbligata non solo dalla crisi climatica ma anche da esigenze di autonomia strategica e resilienza.

Il doppio beneficio ambientale e strategico dei fertilizzanti naturali, del resto, è stato recentemente riconosciuto dalla Commissione europea nella nuova strategia sulla bioeconomia, stando alla quale “i concimi a base biologica possono ridurre la dipendenza dalle importazioni e l’impronta di carbonio, trasformando nel contempo i residui agricoli e i rifiuti organici locali in valore economico”. Parole alle quali potrebbero fare seguito iniziative concrete già nell’ambito dell’ormai prossima revisione del regolamento fertilizzanti, prevista tra giugno e agosto di quest’anno.

Le fibrillazioni dello scenario internazionale si sono sommate a quelle innescate dentro i confini di casa nostra dalle nuove regole su importazioni e utilizzo: a partire dal 1 gennaio di quest’anno gli acquisti di urea extra Ue sono soggetti al CBAM, la tassa europea sul carbonio alla frontiera, mentre a livello nazionale il nuovo piano d’azione sulla qualità dell’aria approvato dal governo ad agosto dello scorso anno ha previsto lo stop all’utilizzo di urea dal 1 gennaio 2028 per le regioni del bacino padano, con l’obiettivo dichiarato di “incentivare l’impiego dei fertilizzanti organici”. L’attesa, adesso, è per il provvedimento attuativo del Ministero dell’Ambiente che dovrà definire le regole di dettaglio.

In questo scenario, i produttori di compost sono pronti a fare la loro parte ma, dicono, le regole devono essere chiare e condivise e basate sul coinvolgimento diretto degli agricoltori, anche con strumenti di supporto economico. “In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e dalla riduzione della disponibilità di materie prime ed energia, è necessario lavorare in stretta sinergia con le istituzioni per far fronte alla crisi di risorse. Dobbiamo costruire un sistema più efficiente e resiliente, capace di valorizzare pienamente gli scarti organici prodotti nel Paese, trasformandoli in una risorsa strategica per il presente e il futuro”, conclude Vallardi.

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