Entro il 2040 oltre il 20% della domanda di litio, nichel e cobalto potrà essere coperta da materie prime seconde. I brevetti sulla circolarità delle batterie crescono al 42% annuo, con la Cina che consolida il proprio primato lungo tutta la filiera. Per l’Europa, nonostante un quadro normativo avanzato, la sfida è trasformare il riciclo in scala industriale per evitare un ruolo marginale
Secondo l’IEA, International Energy Agency, entro il 2040 oltre il 20% della domanda globale di litio, nichel e cobalto per la produzione di batterie potrà essere coperto da materie prime seconde. È su questa leva — forse ancora più che sulla produzione — che si gioca oggi la partita industriale degli accumulatori. Lo dimostrano i numeri dell’analisi curata dall’European Patents Office (l’ufficio europeo brevetti) e dell’International Energy Agency IEA, secondo cui a partire dal 2017, anno in cui le vendite globali di auto elettriche hanno superato per la prima volta la soglia del milione di unità, i brevetti internazionali sulla circolarità delle batterie sono cresciuti a un tasso annuo del 42%, rispetto al 16% per la produzione di batterie ricaricabili e solo al 2% in tutti i settori tecnologici.
Se quello dei sistemi di accumulo energetico è uno dei principali fronti su cui si stanno concentrando i piani di innovazione e investimento di governi e imprese, la raccolta, il trattamento e il riciclo delle batterie a fine vita è, tra i segmenti di settore, quello più dinamico, animato dalle iniziative di aziende, enti di ricerca, università e startup per mettere in sicurezza i minerali e metalli critici contenuti negli accumulatori a fine vita. In questo scenario, la Cina preme sul pedale dell’innovazione, l’Europa segue ma segna il passo.
La circolarità delle batterie , chiarisce il report, contribuisce a diversificare le future forniture di minerali, migliorando così la resilienza di una catena di approvvigionamento che oggi è fortemente concentrata in un numero ristretto di paesi. La Cina, in particolare, domina la fornitura di 19 dei 20 minerali critici raffinati per il settore energetico. Per questo, scrive il report, ci sarebbe da aspettarsi una elevata variabilità geografica delle richieste di brevetto. E invece “è vero proprio il contrario”, si legge, visto che a dettare il passo dell’innovazione circolare, con un margine di vantaggio rilevante sui principali competitor globali, è proprio la Cina.
La quota di brevetti circolari depositati da Pechino , nello specifico, è passata dal 5% del 2013 al 29% del 2023. Nello stesso periodo, i produttori giapponesi e coreani hanno mantenuto una quota significativa di brevetti, mentre la quota europea è leggermente diminuita – dal 22% al 21% – e i contributi di Australia, Canada e Stati Uniti sono rimasti limitati. Dopo aver consolidato il proprio dominio industriale sull’estrazione e raffinazione di metalli critici e sulla produzione di batterie, il Dragone sta insomma rinsaldando la propria presa anche sulle leve della circolarità, spinto in primo luogo dalla necessità di recuperare valore dai grandi volumi di scarti di produzione già disponibili presso gli impianti dei produttori cinesi.
La vera sfida , tuttavia, resta quella della gestione circolare degli accumulatori a fine vita. Secondo il report, nel solo settore della mobilità elettrica, entro il 2030 si potrebbero contare già 1,2 milioni di batterie al litio a fine corsa, fino a raggiungere i 14 milioni nel 2040. Un tema ambientale ma anche, e soprattutto, di autonomia strategica, soprattutto per l’Europa. I richiedenti europei, non a caso, sono particolarmente attivi nella raccolta e nella trasformazione chimica, con particolare attenzione ad aree quali le tecnologie di gestione a distanza, l’isolamento e l’immobilizzazione (30%) e l’estrazione idrometallurgica a seguito del pretrattamento pirolitico (26%). Una attenzione che riflette il potenziale dell’Europa nella gestione dei crescenti volumi di batterie usate.
Perché l’Europa possa trasformare la circolarità in un vantaggio competitivo, avverte lo studio, serve favorire l’ampliamento delle dimensioni e l’innovazione, elementi indispensabili per ridurre i costi del riciclo, migliorare l’efficienza e superare le sfide attuali, come la frammentazione dei flussi di rifiuti, la progettazione eterogenea delle batterie e la limitata automazione. Al momento, si legge, il quadro regolatorio europeo “è già uno dei più avanzati al mondo“, con strumenti come i criteri di sostenibilità e di contenuto riciclato introdotti dal nuovo regolamento batterie, ma anche l’Industrial Accelerator Act, il piano d’azione RESourceEU e il Battery Booster Facility. Un quadro normativo che, unito alla diversificata base di ricerca e industriale, offre all’Europa “basi promettenti per il successo, se efficacemente allineato con investimenti industriali mirati”. Senza un’integrazione rapida tra regolazione e investimenti, il rischio per l’Europa è quello di restare un attore tecnologicamente avanzato ma industrialmente marginale nella nuova economia delle batterie.





