Fino al prossimo 6 novembre sarà possibile inviare proposte e osservazioni sul futuro Circular Economy Act, il provvedimento che l’Ue dovrebbe adottare entro il 2026 per sciogliere i nodi normativi e di mercato che rallentano l’utilizzo di materia riciclata. Previsti interventi su raee, end of waste e responsabilità estesa del produttore
Rafforzare il mercato unico dei rifiuti e delle materie prime seconde, aumentare l’offerta e la domanda di materiali riciclati di qualità a prezzi competitivi e ottimizzare gli ‘economics’ di base dei mercati che ancora faticano a tenere il passo delle materie vergini. Questo il perimetro delle ambizioni del Circular Economy Act, il provvedimento atteso per la fine del 2026 con il quale la Commissione Ue punta a fare dell’economia circolare – e in particolar modo del recupero di risorse dai rifiuti – una leva per la decarbonizzazione competitiva dell’industria europea. Prospettiva in linea con le direttrici tracciate dal Clean Industrial Deal, che punta a portare il tasso di utilizzo circolare delle risorse dall’11,8% al 25% entro il 2030. Per vedere nero su bianco la proposta di Bruxelles bisognerà aspettare l’anno prossimo, ma da oggi è ufficialmente aperta la fase di consultazione pubblica che fino al prossimo 6 novembre consentirà ai portatori d’interesse pubblici e privati di sottoporre osservazioni e richieste.
Quello che si annuncia è un provvedimento ad ampio spettro, che punterà soprattutto a sciogliere i nodi regolatori e di mercato che ostacolano la sostituzione di materia riciclata alle risorse naturali, necessaria, sottolinea la Commissione, a ridurre la dipendenza dell’Ue dalle importazioni da paesi terzi – soprattutto di materie critiche e strategiche – ma anche a tagliare l’impronta ambientale dell’industria del Vecchio Continente, sia in termini di consumi che di emissioni.
Un obiettivo ambizioso, che però deve fare i conti con la dura realtà, più simile a una giungla che a un percorso già tracciato. “Interpretazioni eterogenee delle norme Ue da parte degli Stati membri creano frammentazione nel mercato unico, rendendo costoso per le imprese convertire i rifiuti in preziose materie prime secondarie e impedendo le economie di scala”, scrive Bruxelles. In più, “i prezzi più elevati delle materie prime secondarie non riflettono il loro minore impatto ambientale”, mentre “consumatori e venditori di materie prime secondarie si trovano ad affrontare vincoli e asimmetrie informative, distorsioni comportamentali, costi di transizione e rischi di frode”. Senza contare, aggiunge la Commissione, “flussi di rifiuti non contabilizzati e ‘fughe’ di materie prime secondarie” anche attraverso canali illegali.
Stando alle informazioni fornite dalla Commissione, i pilastri principali del provvedimento saranno due. Il primo riguarderà i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (o raee), dai quali è possibile estrarre materie critiche e strategiche ma che “al momento – precisa Bruxelles – vengono riciclati solo per il 40%”. “Potrebbe essere necessario rivedere le norme esistenti per renderle più semplici e adatte allo scopo”, chiarisce Bruxelles, che sulla mancata raccolta dei raee ha anche impostato parte della futura politica di bilancio, con la proposta di una tassa da 2 euro per ogni kg non raccolto in ogni Stato membro a partire dal 2028.
Il secondo pilastro del CEA avrà invece una portata più generale e punterà a spingere il mercato dei materiali riciclati prevedendo, tra l’altro, “la riforma dei criteri di cessazione della qualifica di rifiuto; la semplificazione, la digitalizzazione e l’estensione dei regimi di responsabilità estesa del produttore; la definizione di criteri obbligatori, mirati, efficaci e attuabili per gli appalti pubblici di beni, servizi e lavori circolari per stimolare la domanda dell’Ue”.
In vista dei lavori per la messa a punto del CEA le associazioni europee del waste management e del riciclo EuRIC e FEAD hanno già chiarito che per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del Clean Industrial Deal sarà indispensabile creare “un forte mercato interno dei materiali secondari”, da garantire armonizzando le regole tra gli Stati membri, introducendo obiettivi minimi di contenuto riciclato nelle nuove produzioni e dando priorità ai materiali riciclati ‘made in Europe’. Tra le proposte avanzate dalle associazioni quella di una revisione della normativa su responsabilità estesa del produttore ed end of waste, l’introduzione di un’IVA agevolata per i materiali riciclati, il rafforzamento della capacità amministrativa degli Stati membri in materia di controllo delle spedizioni di rifiuti.



Ottimo provvedimento che darà maggiore importanza, utilizzo e valore economico ai prodotti riciclati. Maggiore controllo dei rifiuti trasportati all’estero che non saranno riciclati con danno economico e all’ambiente.