Il position paper di Recycling Europe con le proposte per aiutare il comparto a uscire dalla crisi di competitività
“L’industria del riciclo non può contare su crisi geopolitiche e impennate dei prezzi del petrolio per rimanere redditizia”, a dirlo è una delle principali associazioni europee dei riciclatori, Recycling Europe in un position paper dal titolo “Un piano di salvataggio per la crisi del riciclo della plastica in Europa”. Secondo l’associazione, infatti, l’aumento dei prezzi del petrolio dovuto alle tensioni in Medio Oriente nella prima parte dell’anno ha modificato l’andamento del mercato della plastica. Con l’impennata del costo dei polimeri vergini, l’industria europea del recupero di materia ha beneficiato di una maggiore richiesta di prodotto, riuscendo, così, a tirare un sospiro di sollievo dopo un lungo periodo di crisi.
Ma, avvertono i riciclatori, non bisogna confondere un periodo positivo con la fine di una crisi che è strutturale. “I problemi che affliggono l’industria europea del riciclo della plastica rimangono del tutto irrisolti”, si legge nel documento dell’associazione.
La competitività della filiera, precisano gli addetti al settore, continua ad essere legata ai prezzi dei combustibili fossili, rendendo il mercato molto vulnerabile agli shock. Per questo è necessario agire sia in sede comunitaria che nazionale per aiutare il settore, considerando anche, fa notare Recycling Europe, che dal 21 novembre non sarà più consentito esportare rifiuti plastici in Paesi non Ocse. Il rischio concreto, continua l’associazione, è che con la chiusura di canali di esportazione e senza una filiera di riciclo forte, molti dei materiali plastici raccolti finiscano in discarica o negli inceneritori, portando così all’aumento dei costi di gestione dei rifiuti di plastica, sia per gli enti locali che per i soggetti coinvolti dalla responsabilità estesa del produttore.
Secondo la principale associazione europea dei riciclatori, quindi, bisogna agire su diversi fronti: per rafforzare la domanda di plastica riciclata prodotta in Europa, dice Recycling Europe, occorre introdurre requisiti rigorosi in termini di contenuto riciclato, regimi armonizzati di responsabilità estesa del produttore (EPR) con modulazione ecologica dei contributi e norme più rigorose in materia di appalti pubblici. Secondo i riciclatori serve poi una fiscalità che premi l’utilizzo di materia secondaria, anche utilizzando leve incentivanti come la riduzione dell’IVA per i prodotti realizzati con materiali riciclati.
Sul piano regolatorio, l’appello è invece alla definizione di regole condivise per la cessazione della qualifica di rifiuto (o end of waste), prerequisito fondamentale per un mercato interno efficiente delle materie plastiche riciclate, e alla semplificazione delle procedure di autorizzazione per i progetti di riciclo. Il rischio, concludono i riciclatori, è che senza un intervento rapido l’Europa resti senza una vera filiera del riciclo, e sarà poi incapace di rispondere alle necessità di materie prime seconde con l’entrata in vigore dei nuovi obblighi relativi al contenuto riciclato, come quelli previsti dai nuovi regolamenti sugli imballaggi o sui veicoli circolari.





